Sicurezza
La novità. Un programma permette di analizzare le pulsazioni avvicinando il telefono cellulare al petto
L'elettrocardiogramma? Lo faccio con l'iPhone
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VIAREGGIO. Saranno i cardiologi che aderiscono all'Arca (associazione regionale cardiologi ambulatoriali), ad utilizzare per primi in Italia l'iPhonECG. Che consentirà ai possessori dell'ultimo modello di telefono cellulare dell'Apple, di riprodurre con estrema chiarezza e definizione - sullo schermo dell'apparecchio - l'elettrocardiogramma e ulteriori altre utilissime informazioni correlate, esattamente come avviene attraverso i più sofisticati macchinari per diagnosi ambulatoriali. La notizia è stata data dal dottor Carlo Panesi, presidente Arca Toscana, nel corso del convegno sulle patologie da ipertensione al Principe di Piemonte. «L'iPhonECG - dice Panesi - nasce con l'intento di salvare la vita alle persone. A prima vista appare come una delle molteplici custodie per l'iPhone. In realtà al suo interno sono stati collocati due potenti elettrodi, che attraverso il programma applicativo analizzano meticolosamente il cuore. È sufficiente avvicinarlo al petto per ottenere in pochi secondi, il grafico del vostro elettrocardiogramma e l'andamento delle vostre pulsazioni live. Il tutto può essere inviato immediatamente al proprio medico o specialista. In via di approvazione negli Usa, arriverà in Europa e in Italia, presumibilmente la prossima primavera dove il set completo per l'"iPhonECG" si potrà acquistare ad un prezzo non superiore ai 50 euro. Sempre in tema di tecnologie per la salute, nel congresso viareggino è stata presentata l'ultima generazione del dispositivo medico impiantabile "Rheos Baroreflex Activation Therapy - Bat", ideato per il controllo "non farmacologico" dell'ipertensione arteriosa ed utilizzato quale autentico salvavita per coloro che non rispondono alle terapie farmacologiche antiipertensive. Sperimentato con successo, per la prima volta proprio in Toscana e successivamente in Lombardia, Emilia e Piemonte, il nuovo modello si impianta senza necessità di anestesia generale. «La possibilità di avere un approccio diverso per poter affrontare questo importante problema di salute pubblica - dice il professor Stefano Taddei dell'Università di Pisa, che per primo lo ha impiantato su pazienti "farmaco-resistenti" - potrebbe aprire orizzonti terapeutici nuovi». D.G.
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