Il Tirreno

Versilia

«Trentadue morti meritano di più»

Donatella Francesconi
«Trentadue morti meritano di più»

I familiari delle vittime: i periti del Tribunale non ci hanno convinto

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VIAREGGIO. I familiari delle vittime della strage del 29 giugno 2009, al secondo giorno di udienza per l'incidente probatorio, ribadiscono il giudizio sulla perizia dei tecnici nominati dal gip Simone Silvestri: «Irricevibile». Trentadue morti - commenta Daniela Rombi, presidente dell'associazione "Il mondo che vorrei" nata per riunire chi ha perso i propri cari, insieme ai feriti - «meritano di più». Di più di quel «non rilevante» che gli ingegneri Dario Vangi e Riccardo Licciardello da due giorni oppongono a qualsiasi altra argomentazione che non sia necessaria a dimostrare la loro tesi iniziale: a squarciare la cisterna è stato un pezzo dello scambio (piegata a zampa di lepre) e non un picchetto di regolazione delle curve. Uno di quei picchetti che Rete ferroviaria italiana si era proposta da anni di rimuovere dai binari ogni volta che su un tratto di linea fossero stati eseguiti dei lavori di ammodernamento.  "Non rilevante", sottolinea Daniela Rombi, è lo scenario complessivo del disastro ferroviario. Così come non rilevante è tutto l'aspetto della meccanica cinetica: da dove è arrivata la cisterna, come e quando si è staccata dalla locomotiva e dall'altro "bombolone", come è finita nel punto in cui ha subito lo squarcio. Ma anche come mai non c'è traccia della devastazione che il Gpl non può non aver lasciato nel tragitto dall'impatto con la piegata a zampa di lepre al resto della sede ferroviaria fino alle case di via Ponchielli. Gas che - è stata l'argomentazione di uno dei periti delle parti lese - che avrebbe dovuto sversare per circa 1.500 litri attraversando ben 40 metri di lunghezza. Senza lasciare traccia alcuna, è stata la controargomentazione, ma anzi perfino tratti di erba ancora verde come da foto scattate subito dopo. E come argomentato nelle relazioni Polfer firmate dall'ispettore capo Angelo Laurino.  Hanno suscitato molta perplessità, in particolare, alcune affermazioni dell'ingegnere Vangi (università di Firenze), secondo cui fidarsi di quel che vede l'occhio è meglio della ricostruzione in autocad. Anche se, è stata l'ammissione, «a prima vista» era sembrato che potesse essere stato il picchetto a provocare lo squarcio e poi, invece, la conclusione è stata ben altra. Nel mezzo della discussione su cosa abbia provocato lo squarcio nella cisterna, rischia di perdersi un po' di vista che la strage di Viareggio nasce da un asse che si rompe nel carrocisterna dal quale poi esce il Gpl, e che l'asse si rompe perché aveva una frattura nel metallo che qualcuno avrebbe dovuto vedere e non ha visto. Tra le ipotesi circolate in questi giorni anche quella che gli avvocati delle parti coinvolte in questo "pezzo" di processo possano chiedere di procedere con rito abbreviato. Sfilandosi così dal resto del procedimento. Ma la Procura, vista dai commenti dei legali di parte degli indagati, viene descritta come intenzionata a rinviare a giudizio tutti i 38 indagati.  Domani si torna in aula, poi la "palla" torna nella mani del Gip Silvestri. Che deve confezionare il "pacchetto" da rimettere nelle mani del giudice per l'udienza preliminare. Che potrebbe essere Alessandro Dal Torrione.

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