Il Tirreno

Versilia

La strage di Viareggio

Strage di Viareggio, il perito del gip ammette:"Sì, prendo soldi da Rfi". Ma per il giudice è ok

Il procuratore capo Cicala
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Il procuratore capo Cicala

Il giudice per le indagini preliminari Simone Silvestri ha respinto la richiesta di ricusazione del perito Riccardo Licciardello chiesta dalla procura dopo la clamorosa ammissione sui compensi. L'incarico di Rfi (12 mila euro) è successivo a quello del tribunale. Per il gip è tutto regolare perché "non c'è sudditanza psicologica". Ma la procura chiede di acquisire gli atti e ipotizza il reato di falso in perizia

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"Sì, ricevo pagamenti da Rete ferroviaria italiana". Messo all'angolo dal pm Salvatore Giannino il perito del gip, Riccardo Licciardello ammette di aver ricevuto compensi. E il pm chiede la ricusazione di entrambi i periti del gip. Ma il giudice rifiuta la richiesta: Licciardello non è incompatibile con il suo ruolo per il Tribunale. Lo ha deciso il gip Simone Silvestri spiegando che "non c'è sudditanza psicologica" con Ferrovie.

DOCUMENTO L'incarico di Rfi a Licciardello

È il clamoroso colpo di scena, poi rientrato - almeno per il momento - con una decisione del giudice destinata ad aprire altre polemiche, avvenuto il terzo giorno dell'udienza dell'incidente probatorio per il disastro ferroviario a Viareggio di due anni fa che provocò la morte di 32 persone. Secondo quanto dichiarato il procuratore Cicala, Licciardello non aveva comunicato di avere motivi di incompatibilità con l'incarico che il Tribunale andava ad affidargli. Incompatibilità che comunque il gip non ha certificato.

Dopo aver dunque visto respingere la richiesta di ricusazione, e un'altra di ricusazione per negligenza nella perizia, in terza battuta il procuratore capo Aldo Cicala aveva avanzato la richiesta di un supplemento di perizia. Il gip ha negato anche questo: per lui la perizia di Vangi e Licciardello va bene così com'è. La contromossa della procura è durissima: chiesto il trasferimento di tutti i verbali dell'incidente probatorio ai propri uffici per constare il reato di falso in perizia.

Il contratto con il ministero dei trasporti a favore di Riccardo Licciardello è del maggio scorso, successivo dunque all'incarico assegnatogli dal tribunale in vista dell'incidente probatorio le cui prime fasi cominciarono a marzo. Dodicimila euro, è il compenso: pagato da Rete ferroviaria italiana che ha i suoi dirigenti tra i 38 indagati per la strage (leggi il documento dell'incarico a Licciardello).

La tesi dei due periti del Gip - con Licciardello anche Dario Vangi - è che a bucare il “bombolone” sia stato un pezzo dello scambio, la cosiddetta piegata a zampa di lepre, e non un picchetto di regolazione delle curve - di cui era conosciuta la pericolosità - come sostenuto dalla Procura e dai periti. Una ricostruzione, quella dei periti del Gip, che "alleggeriva" notevolmente la posizione di Ferrovie dello Stato nel processo.

VERITA' A CONFRONTO
I periti del Gip - Il perito della Procura

È dunque esploso a sorpresa il caso del perito Licciardello. A sollevarlo era stato proprio il Tirreno nei giorni scorsi, dando la notizia che il perito lavora anche in un progetto europeo che ha come partner privati e finanziatori anche Trenitalia, società del gruppo Fs che ha dirigenti indagati per la strage di Viareggio, e Politecnico di Milano che vede periti schierati su entrambi i fronti. "Sono cose personali", aveva risposto Riccardo Licciardello all'obiezione dell'avvocato Fabrizio Bartolini. Durissima era stata la reazione dei familiari delle vittime, guidati da Daniela Rombi che nel disastro ha perso la figlia di 21 anni.

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di Redazione web