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Versilia

«Siamo assediati, rischiamo di chiudere»

La farmacia e i suoi titolari: Alessandro è il secondo da sinistra
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La farmacia e i suoi titolari: Alessandro è il secondo da sinistra

Farmacie, sfogo di Alessandro di Ciolo: «Noi ultima ruota del carro, altro che casta»

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 FORTE. A Forte Di Ciolo è da sempre sinonimo di farmacia. Un'attività che da sempre è stata considerata "privilegiata" ma che denuncia, oggi, i suoi tanti problemi. Al punto da spingere uno dei titolari, Alessandro di Ciolo, a spiegare che «quando mio nonno, quasi un secolo fa, acquistò la farmacia a Forte, fece una scelta coraggiosa ma azzeccatissima. Quando mio figlio dopo la maturità classica ha deciso di iscriversi a Economia, non mi ha dato una grande delusione, anzi, sono contento così».  Una riflessione amara, ma che nasce da un disagio profondo, che arriva da lontano e coinvolge l'intera categoria: «Da liberi professionisti e imprenditori, nel corso dei decenni ma soprattutto degli ultimi anni - spiega Di Ciolo - siamo assurti al ruolo di "collaboratori esterni" delle Asl e, più di recente, anche di "confidenti" della Agenzia delle entrate. La gente, poco e male informata, continua a vederci come una casta (e mi spiace usare questo termine tanto abusato, ma rende bene l'idea) di privilegiati; non solo, ma anche i politici con la miopia che continua a caratterizzarli, ci considerano tali».  Di Ciolo torna alle origini della sua farmacia: «Forse eravamo privilegiati ai tempi di mio nonno e, magari, con il boom economico del dopoguerra e dell'industria chimico-farmaceutica, anche a quelli di mio padre. Ma adesso? Senza considerare la vigile legislazione che ci marca stretti con leggi, disposizioni, osservanze e ispezioni, ma soffermandoci sull'aspetto meramente economico, l'attualità è la seguente: il prezzo dei medicinali, al contrario di qualsiasi altro genere commerciale, è in costante ribasso con conseguente calo del margine di guadagno. Per controllare la spesa sanitaria sono stati introdotti i cosiddetti farmaci generici sulla cui efficacia terapeutica sono in molti ad avanzare dubbi, ma che hanno costretto il farmacista ad allargare e di molto le proprie scorte di magazzino. C'è poi tutta una serie di prodotti, pannoloni per incontinenti, traverse salvaletto, materiale da medicazione, test diagnostici per il diabete con relativi aghi pungidito e siringhe da insulina, alimenti per celiaci, placche e sacche per colostomizzati ecc. che vengono distribuiti in farmacia praticamente a guadagno zero: la cosiddetta Assistenza integrativa, che ci siamo accollati al posto del servizio pubblico delle Asl cedendo, è facile comprenderlo, a chiamiamole "convenzioni" supinamente accettate dai nostri rappresentanti sindacali».  Da ultimo, è arrivato l'obbligo di distribuire, per conto delle Asl, farmaci particolari che - almeno all'inizio - dovevano essere solo i più costosi: «Queste medicine - dice Di Ciolo - sono  acquistate dalla struttura pubblica, che poi, ancora una volta, approfitta del consenziente canale farmacie per la distribuzione ai pazienti. È ovvio che anche in questo caso il guadagno del farmacista è ridotto all'osso. Naturalmente il numero dei farmaci sottoposto a questo regime sta periodicamente allargandosi e già si parla di estenderlo a tutti i farmaci mutuabili. Nel frattempo, in nome della liberalizzazione dei mercati, la vendita di alcuni tipi di farmaci, i cosiddetti "prodotti da banco", è stata allargata anche agli appositi corner della grande distribuzione; ma non solo: si vocifera sempre più insistentemente che a questo canale di vendita venga presto concessa la vendita di tutti i prodotti di "fascia C", cioè di tutti quei farmaci, anche legati a prescrizione medica, che non siano mutuabili. Ecco, così ai farmacisti privati, in un futuro prevedibile molto a breve termine, non resteranno altro che le "grane" di e per conto del sistema sanitario nazionale o Regionale e alle Coop i facili guadagni dei grandi numeri».  Da ultimo, la paura della liberalizzazione, dell'abolizione dei vincoli e delle piante organiche. «Quello che non capisco - conclude Di Ciolo - è perché i nostri politici, che dovrebbero avere le antenne, non abbiano invece nemmeno gli occhi per vedere: non si rendono conto che l'unico ingranaggio che funziona nel sistema sanitario italiano sono proprio queste piccole, modeste ultime ruote del carro che sono le farmacie aperte al pubblico? Per ché andare a minare la loro capacità di garantire un servizio al cittadino che le strutture pubbliche non si sentono e dimostrano di non essere in grado di sostenere? Non si rendono conto, questi "cervelloni" dell'economia, che perseguendo certi fini si metteranno le piccole farmacie di paese in condizioni di dover chiudere e quelle più grandi di dover licenziare del personale? Ma a loro che gliene importa: come hanno chiuso le "botteghe" e tanti piccoli artigiani, chiuderà anche qualche farmacia, ma tanto c'è la grande distribuzione che supplisce, no?».

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