Sicurezza
È morto Casiello, cameriere storico della Capannina
Claudio Vecoli
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Un bel primo piano di Pasquale Casiello: per 50 anni ha lavorato alla Capannina3 MINUTI DI LETTURA
MARINA. Come ogni mattina, anche ieri era andato di buon'ora all'edicola di piazza D'Annunzio a Fiumetto a dare una mano alla moglie Anna. Un'abitudine che Pasquale Casiello, 78 anni, originario delle Puglie ma ormai versiliese d'adozione, aveva preso da quando nel 2001 era andato in pensione dopo mezzo secolo esatto di lavoro come cameriere alla Capannina di Forte. Ma quando è sceso dalla bici elettrica con cui era arrivato poco prima, ha accusato una fitta improvvisa al torace. «Non mi sento bene: mi metto a sedere un attimo, poi mi accompagnate a casa», ha detto alla moglie. E nel giro di pochi istanti - prima ancora che qualcuno riuscisse a dare l'allarme - si è accasciato sulle braccia del figlio Alessandro ed è morto sul colpo. Tanto che al medico del 118 che dopo qualche minuto è arrivato sul posto non è rimasto altro da fare che costatarne la morte per infarto fulminante. Schivo e riservatissimo, Pasquale Casiello era uno di quei personaggi che - da dietro le quinte - aveva davvero conosciuto pregi e difetti della Versilia «anni ruggenti». Nel 1951, ad appena diciotto anni, era infatti entrato a lavorare alla Capannina di Franceschi come garzone e da quella grande famiglia non si era più staccato fino al 2001, quando raggiunta l'età della pensione - e divenuto nel frattempo uno dei responsabili del locale - ha deciso di attaccare l'elegante giacca da cameriere al chiodo e dedicarsi esclusivamente alla famiglia. Mezzo secolo trascorso nel tempio del divertimento versiliese a stretto contatto con i grandi nomi dello spettacolo da una parte e con i personaggi più in vista dell'imprenditoria e della nobiltà italiana dall'altra: i primi sul palco ad esibirsi, i secondi in pista a divertirsi. Per qualcuno di loro era diventato un punto di riferimento, «il» cameriere al quale rivolgersi per qualsiasi richiesta, certi che - in un modo o nell'altro - sarebbe riuscito ad esaudirla. Lui, però, aveva sempre vissuto questo suo ruolo con grande discrezione. E grande professionalità. Senza mai vantare conoscenze illustri né tantomento lasciandosi andare a ricordi che sarebbero potuti sconfinare nel pettegolezzo. Anche se di aneddoti da raccontare il buon Pasquale ne avrebbe avuti a bizzeffe. Un paio di settimane fa, quando lesse sul giornale della scomparsa di Otello Bertocchi, storico buttafuori della Capannina con cui aveva lavorato fianco a fianco per decenni, disse in famiglia che quando sarebbe stata la sua ora avrebbe preferito un addio meno fragoroso. Non immaginando neppure che quell'ora - per uno strano scherzo del destino - sarebbe stata così vicina. Da dieci anni, però, Pasquale Casiello si era allontanato da quel mondo patinato per ritirarsi a vita privata. Anche se ogni volta che passava di fronte all'ingresso della Capannina - per altro a poche centinaia di metri dalla sua abitazione di via Amendola a Forte - non poteva fare a meno di gettare uno sguardo (forse anche con un pizzico di malinconia) sul suo passato. La sua, però, non si era certo trasformata in una vita da pensionato. Tutte le mattine andava infatti ad aiutare la moglie Anna Mori nella gestione dell'edicola di piazza D'Annunzio, altro storico ritrovo di Fiumetto. Come ieri mattina, quando il suo cuore si è improvvisamente inceppato. Oltre alla moglie, Pasquale Casiello lascia i figli Giovanni, ingegnere, e Enzo Alessandro, artigiano. I funerali, curati dalla Croce Verde di Forte, si terranno questo pomeriggio alle 15 nella chiesa di Sant'Ermete a Forte.
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