Il Tirreno

Versilia

Per anni ha gestito l’alimentari della frazione. Oggi i funerali

S. Anna, addio a Carlino

Simone Tonini
S. Anna, addio a Carlino

Sopravvissuto all'eccidio, Gamba è morto a 85 anni

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 SANT'ANNA. Era riuscito a sopravvivere all'eccidio di Sant'Anna di Stazzema, rastrellato dalle SS e portato nei campi di lavoro di mezza Europa. Per 18 mesi ha conosciuto gli orrori della guerra, la fame, la disperazione, lontano dalla sua famiglia che in parte era stata uccisa quel maledetto 12 agosto 1944. Tornò a casa a piedi, con mezzi di fortuna, da quel che restava della Germania dopo la liberazione e da allora non si era più allontanato da Sant'Anna. Carlo Gamba, per tutti Carlino, dal 1965 era il gestore dell'alimentari di Sant'Anna. Lavoratore instancabile, classe 1926, sfornava focacce uniche, caricate nel cesto sulle spalle mentre saliva i gradini che separavano il forno dalla bottega. Un gesto semplice dal sapore antico che se n'è andato con Carlo, venuto a mancare il 1 novembre dopo un lungo periodo di malattia. Brillante, cordiale, pronto alla battuta quanto riservato: Carlo di quel periodo non ne parlava volentieri. Ma era sempre lì, tutti i giorni, sulla piazza della chiesa e in tanti gli chiedevano di raccontare. E lui, magari mentre affilava con perizia una falce prima di tagliare l'erba dal campo, consegnava la sua storia alla memoria collettiva. Aveva 18 anni quando le SS giunsero a Sant'Anna, il 12 agosto 1944. Lavorava nei campi di famiglia, a Coletti, e rimase vicino alla sua abitazione perché temeva venisse incendiata come era successo a Farnocchia qualche giorno prima. Non temeva per la sua incolumità, dato che la chiamata alla leva, così raccontava, era per i nati nel 1925. «Non ero di leva, così pensai di preparare un po' di vino da dare ai soldati, per salvare la nostra casa». Invece fu preso, insieme ad altri, e diretto a Ponte di Sasso, in località Vallina, dove c'era un comando tedesco. Stava per alzare la mano quando venne chiesto chi fosse di Sant'Anna ma un polacco che era insieme ai rastrellati glielo impedì, bloccandogli il braccio: un gesto che gli salvò la vita perché chi aveva alzato la mano fu condotto a Bardine San Terenzo ed ucciso barbaramente qualche giorno dopo. Carlo fu condotto prima a Bologna poi a Verona, quindi nel campo di concentramento di Mauthausen dove rimase alcuni mesi. Venne condotto in Germania a lavorare come brasatore elettrico in una fabbrica di carri armati. Dopo la liberazione, iniziò il lungo viaggio di rientro in Italia, a piedi, in treno e trovando un passaggio da un camion fino a Pietrasanta. Solo in quei giorni, era il settembre del 1945, Carlo seppe quello che era accaduto a Sant'Anna: nella strage perse la madre, la nonna, un nipote, una cognata e altri parenti.  Dal suo paese natale non si allontanò mai più e dal 1965 gestiva il forno e l'alimentari. Partecipò alla costruzione della strada che collega S.Anna con il fondovalle e alla realizzazione del Monumento Ossario. Lascia la moglie Bianca, la figlia Carla, i nipoti Serena e Giacomo: i funerali si terranno oggi alle 15 a Sant'Anna. Condoglianze alla famiglia sono arrivate anche dal sindaco Michele Silicani.

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