Il Tirreno

Versilia

Strage, in aula lo scontro tra periti

Donatella Francesconi
<b>L&#146;ACCUSA.</b> Il Procuratore capo Aldo Cicala guida la Procura di Lucca
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L’ACCUSA. Il Procuratore capo Aldo Cicala guida la Procura di Lucca

L'incidente probatorio torna a Lucca. Da oggi udienze a oltranza

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 VIAREGGIO. Trentadue morti, ferite che rimangono per sempre sui corpi e nei cuori, case distrutte insieme a pezzi di vita, vuoto di una notte che sarà per sempre: di questo si va a discutere da oggi - e questo dovrebbe essere ricordato come un mantra - nella grande aula del Polo fieristico di Lucca. Dove l'incidente probatorio per il disastro ferroviario di due anni fa si fa confornto serrato tra periti e legali delle diverse parti.  Trentotto indagati, tra i quali l'amministratore delegato di Ferrovie di Stato, Mauro Moretti, e molti dirigenti delle aziende del Gruppo insieme a quelli della multinazionale Gatx e delle offine Cima riparazioni (Mantova) e Jungenthal (Hannover). Quasi quattrocento le parti lese, compresi gli enti - Comune, Provincia e Regione - che si sono costituiti parte civile.  Da una parte la Procura, guidata dal Procuratore capo Aldo Cicala che - appena approdato a Lucca - si è trovato tra le mani il disastro ferroviario. Al suo fianco il perito, ingegnere Paolo Toni; e la squadra della Polfer, guidata dall'ispettore capo Angelo Laurino, che ha condotto le indagini. Dall'altra il Tribunale, con il giudice per le indagini preliminari, Simone Silvestri, alle prese con il suo primo caso di queste dimensioni. Al suo fianco i periti che lui stesso ha nominato: Dario Vangi e Riccardo Licciardello. Entrambi ingegneri, il primo insegna all'università di Firenze e viene considerato tra i maggiori esperti in Italia di incidentistica stradale; il secondo, invece, ha un contratto a termine - rinnovato proprio nelle prime fasi dell'incidente probatorio - con l'università La Sapienza di Roma.  Tra i periti di indagati e parti lese, c'è una buona "fetta" di Politecnico di Milano. A cominciare da Giorgio Diana, da poco in pensione, che l'ha lungamente guidato e che in questa vicenda "gioca" nella squadra delle Ferrovie.  Due gli oggetti del confronto in aula: la rottura dell'asse del carro che trasportava la cisterna carica di Gpl che si è squarciata; la rottura della cisterna stessa. Sul primo punto le indagini tecniche in fase di incidente probatorio hanno confermato l'accusa basata sulle indagini della Polfer: esami eseguiti a regola d'arte e norma di legge avrebbero permesso di scoprire la "cricca" (frattura) nel metallo prima che la sala montata (asse più ruote) fosse montata sul treno poi deragliato a Viareggio. Sul cosa abbia provocato lo squarcio nel "bombolone" il confronto, e lo scontro, approdano oggi in aula. L'accusa, nella relazione del professor Toni, non ha dubbi: a meno che le cisterne da 80 tonnellate non volino, a provocare lo squarcio è stato un picchetto di regolazione delle curve. Elemento "estraneo", sui binari, tanto che la stessa Rete ferroviaria italiana si era ripromessa di sostituirli una volta che avesse eseguito lavori di rinnovamento lungo la ferrovia. Questa tesi tiene in ballo, nel processo, le Ferrovie.  Periti del giudice e periti di Ferrovie, invece, non hanno dubbi: lo squarcio è stato provocato dal metallo della piegata a zampa di lepre, un pezzo di scambio, e dunque non corpo estraneo sui binari. Che ha sì forma tondeggiante, ma è tagliente ai lati...Per Ferrovie, in questo caso, "liberi tutti".

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