Il dolore
I Comuni pagano col contagocce
Luca Centini
Il patto di stabilità congela per mesi i versamenti alle imprese
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VIAREGGIO. I Comuni sono in affanno e se la prendono con il patto di stabilità. Le imprese puntano il dito contro i Comuni che pagano con mesi di ritardo. E contro le banche che, al contrario, concedono prestiti col contagocce. Benvenuti nel mondo complicato delle piccole e medie imprese. Complicato anche per quelle aziende che lavorano per le amministrazioni pubbliche. Ma la crisi e i vincoli imposti dal governo - si sa - non hanno risparmiato le amministrazioni comunali e gli altri enti pubblici. Il risultato? Chiedete alle imprese versiliesi che, dopo aver portato a casa le commesse devono attendere in media 6 mesi dal termine dei lavori per essere pagate. Chi ha le spalle robuste riesce in qualche modo ad andare avanti. I più piccoli chiudono i battenti: «Solo nell'edilizia il 15% delle aziende locali non c'è più», rivela Stefano Varia, presidente di Ance Lucca. Il quadro. I problemi, più o meno, sono estesi a tutte le amministrazioni pubbliche della Versilia. E, di conseguenza, alle imprese che sono pagate a rilento. Il caso paradossale è quello di Forte dei Marmi, il comune più ricco della Versilia con oltre 23 milioni in cassa che, per dover rispettare i vincoli del patto di stabilità, non è comunque in grado di onorare gli impegni assunti con le imprese. «In media impieghiamo tre mesi a pagare chi lavora per noi, ma a queste condizioni i tempi sono destinati ad allungarsi ancora - racconta Massimiliano Germiniasi, responsabile dell'ufficio ragioneria del Comune - dobbiamo rispettare un saldo tra entrate e uscite altissimo. Così, pur avendo soldi in cassa, abbiamo accumulato un debito di alcuni milioni con le aziende». Ma, nelle altre realtà, i problemi sono anche più gravi. Il Comune di Camaiore ha contratto un debito di 2,5 milioni di euro con le imprese fornitrici, che vengono pagate - dicono dall'ufficio ragioneria - in media dopo 4-5 mesi. A Pietrasanta la forbice si allarga fino a 6 mesi. «I problemi ci sono dappertutto - spiega Roberto Favilla, direttore di Confartigianato Lucca - a Viareggio le imprese non sono pagate prima di 5-6 mesi, la Provincia e Asl sono ancora più lente. Il fatto è che, senza una minima certezza sui pagamenti, il sistema delle piccole e medie imprese non può stare in piedi». Patto nemico. Ma perché gli enti pubblici annaspano trascinando a fondo le imprese? La risposta degli amministratori è una sola: «Colpa del patto di stabilità». Lo dicono a Pietrasanta dove i problemi di bilancio e i vincoli del patto stanno, di fatto, creando grosse difficoltà nell'affidamento dei lavori relativi agli investimenti e alle manutenzioni straordinarie. «E' un meccanismo perverso - conferma Daniela Ferrieri, assessore al bilancio del Comune di Pietrasanta - abbiamo ereditato grossi problemi di bilancio, viaggiamo con le anticipazioni di cassa. Eppure in bilancio i soldi per gli investimenti ci sono, ma sono congelati dai vincoli del patto. E ogni anno l'obiettivo imposto dal governo è più alto, basti pensare che nel 2012 dovremo ridurre le uscite di altri 1,5 milioni». Il crollo. «In pratica le imprese stanno finanziando lo Stato». L'analisi lucida è di Stefano Varia, presidente Ance Lucca, che non esita a definire «catastrofico» per il sistema l'allungamento dei tempi dei pagamenti alle aziende. «I tempi? Dipende dal periodo e dalle caratteristiche dell'investimento, ma in alcuni casi le aziende devono aspettare anche più di un anno per essere pagate. Ciò si riflette in un calo di lavoro del 30% nel settore pubblico e nella cancellazione del 15% delle imprese edili della zona, sparite di punto in bianco». Per fermare l'emorragia i Comuni (Viareggio si è mossa da tempo) stanno stringendo accordi con gli istituti bancari, per facilitare, alle imprese fornitrici, l'anticipo dei crediti vantati nei confronti dell'ente. «Ma anche le banche devono rispondere a vincoli stringenti di liquidità - spiega Roberto Favilla (Confartigianato) - una cosa è certa. A pagare, come sempre, sono le imprese».
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