Sicurezza
«Gli orari per ora non si cambiano»
Stefania Garruto
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ORARI. La liberalizzazione delle aperture non suscita entusiasmi Categorie e sindacati contrarie all'abolizione dei limiti
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VIAREGGIO. Nessun limite all'orario di apertura e chiusura dei negozi? No grazie. La legge 111 che permette alle città d'arte e turistiche di liberalizzare gli orari di aperutra e chiusura è un cambiamento drastico, che non incentiva i negozianti, bensì li spaventa e non trova neanche il favore di sindacati e Confesercenti. Una liberalizzazione pressoché totale degli orari e dei giorni di apertura dei negozi, che saranno liberi di non rispettare i tradizionali orari di apertura e chiusura, compreso l'obbligo di chiusura domenicale, nei giorni festivi e nel turno di chiusura infrasettimanale. I commercianti che ritengono questa disposizione favorevole, possono attuarla con effetto immediato, entro il 1º gennaio 2012. «Più che di liberalizzazione, si dovrebbe pensare a come rilanciare queste città - spiega il segretario della CGIL Paolo Bruni - creando nuove attrattive valide e non ulteriore confusione nella gestione delle imprese. Ad oggi, non siamo stati ancora chiamati dagli amministratori per discutere la questione, ma siamo sicuri che nei prossimi giorni ci sarà un incontro». Tutti aspettano tutti: in Comune, sono in attesa di ricevere disposizioni dalla Regione, perché ancora non è chiaro da chi verrà gestita l'applicazione della norma inserita nella finanziaria. Da Lucca, Massimiliano Bindocci segretario della Filcams-Cgil, critica questa liberalizzazione che «non darà alcuna regola precisa sulla gestione degli orari degli esercizi commerciali. Le aziende piccole hanno problemi e affluenze diverse rispetto alle grandi imprese, per questo non è possibile - né giusto - metterle sulla stessa posizione e trattarle come simili, perché non ne hanno né le capacità lavorative né economiche». Sull'esigenza di trovare un equilibrio stabile e duraturo, che salvaguardi le piccole attività caratteristiche della Versilia è d'accordo anche Alessandro Cerrai, presidente di Confesercenti, che si unisce al coro delle critiche: «Abbiamo contestato questa normativa dall'inizio, per una questione di metodo, ossia che non ha tenuto conto delle organizzazioni sindacali e delle associazioni di categoria e per una questione di merito: non crediamo che in questo modo si possa dare nuova vitalità agli esercizi commerciali, bensì che così facendo, il commercio e il consumo vengano indirizzati verso la grande distribuzione. Per non parlare del fatto che su questi temi le scelte devono essere presi a livello territoriale, dove si conoscono meglio le difficoltà e i problemi locali». Critico, scettico e non favorevole è anche Graziano Giannessi per cui «non si parla di liberalizzazioni, ma di fare gli interessi dei grandi».
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