Proteste
La scuola detta lo stop dei panini
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La guerra dei panini allIstituto Nautico di Viareggio Al Nautico bloccate le colazioni portate agli alunni dall'esterno
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VIAREGGIO. Fette di pane ancora fumanti. Dentro una cotoletta di tacchino calda al punto giusto, pomodorini freschi e, per finire, due foglie d'insalata. E poi prosciutto e stracchino, focaccine con nutella e chi più ne ha più ne metta. C'è poco da dire. I panini della "discordia" sono proprio buoni. Non c'è paragone con le merendine confezionate o con quei tramezzini freddi del distributore automatico. La pensa così anche un gruppetto di alunni del Nautico di Viareggio che, non volendo più rinunciare al panino in "pronta consegna" a scuola, hanno innescato un clima da "guerra fredda" tra l'istituto e il negozio che effettua il servizio a casa. Anzi a scuola. Partiamo dall'inizio. Da quando, circa due anni fa, un gruppetto di ragazzi del nautico sono diventati clienti abituali del negozietto dei panini personalizzati. D'estate facevano lo stradello tra il mare e il negozio. «Perchè non portiamo i panini anche a scuola?». Quando l'idea è diventata realtà i problemi con l'istituto, mese dopo mese, si sono fatti più seri. Il meccanismo è semplice. Ci sono studenti che, occhi ancora cispiosi e sempre addormentati, prenotano il panino burro e acciughe prima di entrare a scuola. Ma ci sono anche quelli più esigenti che l'ordine lo fanno col cellulare, chiedendo per le 10,30 - magari mentre sono nascosti in bagno - un "paninozzo" con porchetta calda, fontina e una lattina di coca. Ma è al suono della campanella, quando inizia la consegna, che iniziano i problemi. Soprattutto negli ultimi tempi la distribuzione dei panini si svolge in un clima di tensione tra la scuola e i titolari del negozio. «Sono ragazzi - dicono dall'alimentari - la mattina vengono trafelati, ci ordinano il panino. Non facciamo nulla di male, serviamo soltanto dei nostri clienti abituali». Ma dal Nautico la replica è immediata. «Gli alunni vogliono mangiarsi panini poersonalizzati? Se li portino da casa - commenta il vicepreside Lello Mannarà - non possiamo accettare che persone esterne alla scuola consegnino ai ragazzi quei pacchetti. Non possiamo sapere cosa c'è dentro. E' una questione di responsabilità». E, proprio per questo, la consegna negli ultimi tempi si è fatta sempre più complicata. In più di un'occasione i titolari del negozio si sono trovati di fronte il cancello chiuso nell'ora di ricreazione. Come in battaglia, quando si pensa prima di tutto a interrompere i rifornimenti ai nemici. In un modo o nell'altro il personale scolastico sta cercando di impedire ai ragazzi i contatti con l'esterno. Una linea dura, quella dell'Istituto, che ha fatto storcere il naso ai genitori. «I figli sono liberi di mangiare cosa e dove vogliono». Si riassume così il pensiero dei genitori che si sono lamentati e, di fatto, hanno sollevato il problema. Fatto sta che, con un po' d'astuzia, gli studenti riescono lo stesso a farsi consegnare la merenda. «Per noi è come portare la spesa a casa dei clienti», dicono dal negozio. Ma è proprio qui che si nasconde, forse, il vero nodo. La concorrenza nel mercato - più o meno libero - del panino farcito. La scuola ha firmato infatti una convenzione con un'azienda che gestisce i distributori automatici e, a ricreazione, distribuisce le colazioni agli alunni. Il servizio è stato concesso tramite una gara d'appalto. «Capiamo tutto, ci mancherebbe - dicono dal negozio - ma 30 panini in una scuola di 300 ragazzi non sono niente. Non rubiamo il lavoro a nessuno, c'è spazio per tutti». Parte dei genitori, almeno quelli che hanno sollevato il problema, si schierano con i commercianti. Vogliono difendere - ci mancherebbe altro - la "libertà di panino" dei figli. L.C.
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