Sicurezza
Del Dotto: ecco la mia ricetta per vincere
Marco Pomella
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CAMAIORE. «Sono sicuro di poter vincere, ma se non accadesse non ne farò un dramma: io vivo del mio lavoro, non di politica. Matteucci rappresenta la continuità? Il rischio è quello di impantanare e mummificare Camaiore. La mia idea sul turismo? Puntare sulla ristrutturazione e l'ampliamento degli hotel, non sulla loro dismissione». A parlare è Alessandro Del Dotto (30 anni, avvocato) candidato sindaco del centrosinistra (Pd, Sel, Idv, Rc e Pdci), unico sfidante per ora al delfino di Giampaolo Bertola, Alberto Matteucci. Quali concrete speranze ha di vincere? «Un cambio al vertice del Comune se lo meritano soprattutto i cittadini. Noi in questi ultimi cinque anni di opposizione abbiamo mostrato di voler costruire, non demolire. Abbiamo avuto numerosi contatti col territorio, e crediamo di poter avere le carte in regola per vincere. Però il mio lavoro ce l'ho (Del Dotto è avvocato, oltre che docente universitario, ndr), e non voglio vivere di politica. Se non sarò eletto, non accetterò alcun incarico di consolazione». Forte dei Marmi, Pietrasanta, Viareggio e Massarosa hanno dimostrato che, dopo 10 anni di mandato del sindaco, un cambio della guardia è possibile... «Non a caso alla mia presentazione c'erano Domenico Lombardi (primo cittadino di Pietrasanta) e Franco Mungai (Massarosa), i sindaci della missione che sembrava impossibile. La mia missione, per quanto credo, non è impossibile. La nostra speranza è che anche a Camaiore succeda la stessa cosa». Lei è l'unico sfidante di Alberto Matteucci, che rappresenta la continuità amministrativa rispetto al sindaco Bertola. «Ma non sempre la continuità è un bene. Siamo sicuri che i camaioresi vogliano continuare a spendere 3-4 milioni di euro l'anno per gli incarichi esterni? Siamo sicuri che vogliano continuare a far finta che nella società Gaia tutto vada bene? Noi garantiremo continuità sulle scelte che in questi anni ci sono parse giuste. Giampaolo Bertola, bisogna dirlo, non è affatto il peggior amministratore che abbiamo avuto. Ma continuando sulla sua politica si rischia di mummificare Camaiore, di impedire che stia al passo con i tempi». Una delle recenti battaglie sue e del suo gruppo politico è stata nei confronti della politica dello svincolo alberghiero. Vincesse lei, tornerebbe indietro? «Tornare indietro, soprattutto su scelte urbanistiche che danno dei diritti al privato, è molto difficile. Rischierebbe di portarci a continui ricorsi dai quali difficilmente otterremmo ragione. La mia proposta è di bloccare gli svincoli incentivando le strutture che rimangono aperte. Incentivi fiscali, incentivi a chi assume giovani, incentivi a chi ristruttura o amplia la propria struttura ricettiva». Camaiore, a differenza di Pietrasanta o Forte dei Marmi, in questi anni non si è costruita un proprio brand, un proprio marchio di riconoscimento. Come invertire la rotta? «Bisogna smetterla di rincorrere le altre realtà. Pietrasanta è famosa per l'arte, Forte per il lusso. Noi dobbiamo puntare sul turismo e sulle nostre caratteristiche. Camaiore ha una tradizione culinaria che fa invidia a tutti, Capezzano è terra di agricoltori e coltivatori, e poi ci sono le tante associazioni sportive, che da anni attendono un parco fluviale. Riscopriamo le nostre tradizioni, valorizziamole, e rendiamo Camaiore la città che si caratterizza per l'alta qualità della vita, dal mare alla montagna».
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