Sicurezza
Fatturato attorno ai 200 milioni di euro per il gruppo di Perotti. E accordo con i cinesi per costruire barche in Asia
Sanlorenzo vuole acquistare altri cantieri
dall'inviato Corrado Benzio
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SALONE MONEGASCO. A destra e a sinistra due immagini dell appuntamento di Montecarlo Baglietto? Interessa, «ma costa quanto un pezzo di una banca, oggi non si può fare»
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MONACO. «Baglietto oggi costa 42 milioni di euro, quanto il 5% di Banca Intesa. Non credo ci sia nessuno in grado di comprarlo. In questo momento e con queste cifre. Neanche i cinesi». Massimo Perotti, ad e patron di Sanlorenzo, lo dice chiaro e tondo. Baglietto oggi non è acquistabile. E con Baglietto i Cantieri di Pisa. Perotti lo sostiene nel corso della conferenza stampa che ha preceduto la festa, organizzata venerdì sera allo Yacht club in occasione del salone nautico di Monaco che ha chiuso ieri. È chiaro e lo ha ribadito più volte, che Baglietto interessa a Sanlorenzo, ma non a queste condizioni. «Intanto è un cantiere senza manager e senza maestranze. È un marchio glorioso, ma l'azienda è fallita tre volte in 15 anni. In più, questo concordato al 18% è stato deciso dopo che Overmarine aveva alzato la percentuale da 10 a 18%. E su questa base, il gruppo Balducci ha siglato l'accordo, per poi andarsene perché non era in grado di sostenere il contratto. Ma il concordato è rimasto su questa cifra. D'altra parte a noi, lo abbiamo già detto, interessa solo il marchio ed il sito produttivo di Spezia. Non ci interessa Varazze, né i Cantieri di Pisa». E già questa è una non buona notizia per l'azienda dei Navicelli. Ma Pierotti sottolinea come la partita «sia tutta nelle mani delle autorità locali». Intanto il fondo istituito da Giulio Tremonti per sostenere le aziende italiane è entrato in Sanlorenzo. 15 milioni di euro li metterà il fondo e altri 15 Perotti per varare un aumento di capitale da 30 milioni di euro. Sembrava che quella liquidità dovesse servire per prendere Baglietto, ma le parole di Perotti prospettano scenari diversi. «Siamo pronti a fare nuove acquisizioni - ha spiegato mentre agli ospiti veniva offerto Champagne e finger foods con salmone e foie gras - sia in Italia, ma anche fuori dai nostri confini. Perché pensiamo di essere in grado di crescere ancora come azienda». La notizia è quindi questa: tenendo l'obbiettivo su Baglietto (a questo punto si aspetta il fallimento), Perotti punta a comprare altri cantieri, forse già dalle nostre parti. I conti sciorinati a Monaco danno ragione all'ex socio di Vitelli in Azimut. Il gruppo fattura nel 2011 intorno ai 200 milioni di euro, la stessa cifra - grosso modo - che aveva messo in bilancio nel 2008, quando è scoppiata la crisi della nautica. Il margine operativo lordo si attesta sui 20 milioni di euro. Da tenere presente che nel 2004, quando Perotti entrò nel cantiere di proprietà Jannetti, il fatturato era intorno ai 60 milioni di euro. Un notevole balzo in avanti, che Perotti spiega con la capacità di mantenere uno stretto contatto con il cliente. Forse per questo il fatturato di Sanlorenzo continua ad essere fortemente basato su Italia ed Europa. Anche se il cantiere di Ameglia e Viareggio prepara la grande rivoluzione. «Ci prepariamo a costruire barche in Brasile grazie ad un accordo con Intermarine, società brasiliane che già costruiva barche su licenza di Azimut-Benetti. Il Sudamerica è un mercato in grandissima espansione, ma è quasi impossibile esportare barche perché i dazi sono altissimi». Ma di barche da fare in Brasile si era già scritto. L'altra novità che porta Perotti a Monaco è l'accordo, quasi concluso, con i cinesi per costruire barche in Cina. Un accordo che dovrebbe essere siglato con la stessa società che costruisce nel subcontinente cinese i motocicli della Piaggio. «Dovremmo cominciare a costruire barche dal 2013, tenendo ferma una cosa. Queste barche saranno indirizzate solo ed esclusivamente al mercato asiatico. Perché la manodopera e le maestranze italiane sono insuperabili». Insomma nessuna delocalizzazione, magari per abbattere i costi. Solo la necessità di essere presenti nel Bric: Brasile, Russia, India e Cina. «A proposito di Russia - ha concluso Perotti - loro vengono nel Mediterraneo e non ci sono problemi. Per l'India c'è il fatto che in tutto il paese ci sono due marine da 100 posti in tutto. È un mercato del prossimo futuro, ma non del presente».
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