Il Tirreno

Versilia

I commenti. Dominano gli yacht viareggini. E si puntualizza: «Armatore non vuol dire evasore»

Quando i ricchi non piangono

<strong>REFIT. </strong>Lo stand della Lusben a Monaco
◗
REFIT. Lo stand della Lusben a Monaco

Ottimismo a Montecarlo: «C'è un clima diverso rispetto all'Italia»

3 MINUTI DI LETTURA





MONACO. Il fortunato slogan anche i ricchi piangono non sembra aderire alla realtà di questo salone per milionari (e qualcosa di più, in realtà). All'ombra della rocca dei Grimaldi c'è un discreto ottimismo, anche se non tutti lo vogliono dare a vedere. Una delle ammiraglie del salone riservato ai superyacht è il Numptia, "The italian job" come ha titolato in copertina la rivista Usa Boat International.  Una vera star che forse a Viareggio non ha avuto adeguata eco. Eppure il megayacht costruito dai fratelli Rossi è la barca più grande (70 metri, 220 piedi) mai realizzato da un cantiere viareggino dai tempi del Nabila. Perdipiù da un cantiere relativamente giovane, che con Numptia ha vinto una vera scommessa. Varata ad inizio estate per Sbarro, l'italoamericano fondatore di una famosa catena di pizzerie, Numptia è già sul mercato dei charter. Per affittarla una settimana costa 490mila euro (equipaggio incluso, gasolio, cibo e vino esclusi).  Numptia è un po' l'evento, ma nel porto di Monaco c'è anche il Reverie, la più grande barca mai varata dai Benetti di via Coppino prima del passaggio dei megayacht a Livorno.  Fraser yacht, società del gruppo Benetti specializzata in charter brokeraggio, ha portato all'ombra del casinò il Baglietto da 40 metri RC. Le iniziali stanno per Roberto Cavalli, il famoso stilista fiorentino. La barca, dallo scafo cangiante secondo il colore del mare e la luce, è stato costruito nel 2004 e «refittato» lo scorso anno. Lo stilista lo ha messo sul mercato a 12 milioni e mezzo di euro.  Ma se si vuole correre a 37 nodi su uno dei più grandi open mai costruiti, basta rivolgersi alla Eminton, altra società di broker. Che a Monaco ha portato Zeus, uno dei più grandi Mangusta mai costruito. Uscito nel 2010 dai cantieri di Viareggio, la barca di Overmarine, lunga 49,9 metri, è sul mercato a 27,5 milioni di euro.  «È normale che funzioni così» spiegano allo stand della Lusben, altra società del gruppo Benetti che in fondo a via Coppino gestisce la marina ma anche il refit. «Ci sono armatori che mentre fanno costruire una barca l'hanno già venduta. E fra fra i miliardari sono 3 o 4 quelli che si tengono lo yacht tutto per sé, e rinunciano al charteraggio. Che ha due scopi: recuperare almeno le spese di manutenzione e mantenimento, ma anche trovare chi si innamora della barca e la compra». Il salone di Monaco è soprattutto questo. Incontri fra cantieri, broker, addetti ai lavori. Pochissimi i potenziali armatori, anche se ci sono. Siamo in Francia e almeno qui non si risente del clima pesante che c'è in Italia riguardo al mondo della nautica. «In Italia ci sono 36mila società di comodo, solo il 2% servono per immatricolare una barca - ha ricordato Massimo Perotti di Sanlorenzo citando dati di Ucina - non capisco perché nel nostro paese armatore voglia dire evasore. Oltrettutto la gran parte degli acquisti viene fatta con leasing intestati personalmente». Ed in effetti visto da Monaco, dove dominano gli yacht italiani (ed in particolare made in Viareggio), la grande nautica resta un vanto del nostro paese.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze