Il Tirreno

Versilia

I bagni ora rischiano l'incameramento

Luca Basile
Un scorcio del litorale di Marina e il presidente dei balneari Francesco Belli
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Un scorcio del litorale di Marina e il presidente dei balneari Francesco Belli

Offensiva dell'Agenzia del demanio per la (non) facile rimozione

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 MARINA. Sono 106 gli stabilimenti balneari di Marina di Pietrasanta finiti nel mirino dell'Agenzia del Demanio per il nodo, oggetto di successiva procedura penale, della facile e difficile rimozione dei vagoni e delle strutture di servizio  In sostanza tutti i bagni del litorale, nessuno escluso, saranno oggetto di accurato controllo per stabilire se i beni che insistono appunto sul demanio siano facilmente rimuovibili o meno. «Controlli che riguarderanno non solo Marina, ma anche Lido, Viareggio e Forte. Indagini che alla fine potrebbero portare all'incameramento delle opere da noi realizzate in tutti questi anni, da parte dello Stato» spiega Francesco Belli, presidente dell'Associazione balneari che aggiunge. «Una problematica seria che, aggiunta alle scadenze fissate dalla Bolkenstein, rende comunque delicata la posizione dei concessionari. Nel caso del via libera all'incameramento, sarebbe infatti un disastro visto che ci ritroveremmo nel ruolo di affittuari che è prospettiva ben diversa dall'essere proprietari in presenza di un contenzioso sempre legato alle aste dei bagni». Gli stabilimenti di Marina controllati negli ultimi anni sono stati circa 20 con procedimento a carico di una decina. «È ovvio che ci difenderemo in ogni sede per fare emergere, come già riscontrato in alcune situazioni oggetto di indagine, che non è mai esistito dolo, nella facile o difficile rimozione dell'opera realizzata, da parte del concessionario. Premesso questo è evidente in tutta questa procedura, la volontà dello Stato di incamerare le varie strutture che insistono sul demanio in modo da accrescere il proprio patrimonio» precisa Belli. Controlli negli stabilimenti - la cui tempistica è in via di definizione -, con primo referente l'Agenzia del Demanio, ma che vedono coinvolti in un'apposita commissione, rappresentanti sia del Genio opere marittime che dell'amministrazione comunale. «Un fatto, per quanto ci riguarda, è però certo: asta dei bagni e incameramenti vari o meno, noi balneari non ce ne andremo, dalla spiaggia, mai via - rilancia Belli - visto che la clausola del rinnovo automatico, ogni 6 anni della concessione, non è un'opinione, ma un qualcosa messo nero su bianco a suo tempo, con il Comune. Resta solo da capire quanto ogni bagno voglia spendere in avvocati per tutelare i propri diritti. Senza dimenticare che nell'ipotesi di un decorso dell'asta a noi sfavorevole, saremmo nella possibilità di ripristinare su spiaggia lo stato antecedente al nostro ottenimento della concessione. Ci hanno dato "rena" e, nel caso, restituiremo rena».

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