Finanza
«Non ho i soldi per i libri»
Donatella Francesconi
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Due immagini della caccia ai libri scolastici usati Madre racconta il suo dramma: ritiro mio figlio da scuola
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VIAREGGIO. Un anno senza lavoro. Ed un figlio appena approdato alle superiori. I professori incalzano: ci vogliono i libri. E la famiglia si presenta al "Tirreno" disperata: «O qualcuno ci aiuta ad acquistarli o dobbiamo ritirare il ragazzo da scuola». Il padre, muratore, ha perso il lavoro nel 2010. «Un anno di andirivieni al Centro per l'impiego - racconta la moglie - e non ha trovato neppure qualcosa da fare nella stagione». A casa le bocche da sfamare sono sei, compresi i quattro figli di cui uno con handicap. Per fortuna il tetto sulla testa è quello di una casa popolare: «Ma siamo indietro con l'affitto», è l'amara considerazione. Da questa situazione il ragazzo appena quattordicenne potrebbe emanciparsi: ma se nessuno lo aiuterà a procurarsi i libri la soluzione non potrà essere che lasciare i banchi di scuola appena toccati. Sono le storie di una città che si va facendo sempre più popolata di viareggini che non solo non arrivano alla fine del mese, ma non iniziano neppure. «Ci sono giorni - racconta ancora la moglie del muratore disoccupato - che non so cosa dare da mangiare ai miei figli». Lei, dal canto suo, fa qualche ora - di notte - ad assistere anziani o persone che ne hanno bisogno. Ma non è un'entrata né sufficiente, né certa. La sera prima, all'assemblea sindacale dei lavoratori in servizio per le cooperative della Misericordia, avevamo ascoltato una storia simile: lo stipendio è in ritardo, al donna è sola con i figli da tirare grandi, mancano i soldi per acquistare i libri di testo. «L'unica alternativa è togliere i ragazzi da scuola...». Senza contare che a breve non ci sarà più nemmeno la casa. Sfratto per morosità, un po' di ospitalità dai parenti, poi - se non cambia qualcosa - la soluzione è una sola: un furgone in cui dormire. A fronte di tutto questo - ci viene segnalato da un'altra giovane madre che qualche mese fa raccontò la storia di una malattia improvvisa del marito che ha messo ko tutto il "sistema famiglia" - il Comune ha nuovamente interrotto il pagamento del minimo vitale. «Non solo - continua la donna - ma quando andiamo allo sportello del segretariato sociale, l'unico rimasto accessibile, l'addetto ci risponde che non sa niente, che dai "piani alti" non gli dicono nulla, che dobbiamo parlare con l'assessore per lo più irrintracciabile». Almeno, conclude la donna, «sapessero indicarci una scadenza certa per il pagamento. Giusto per farsi due conti...». Lo sportello, però, dovrebbe restare aperto tre volte alla settimana. In una delle quali le informazioni fornite ai cittadini dovrebbero essere quelle che aiutano a districarsi nelle possibilità di aiuto diversa dal minimo vitale: il contributo per i libri scolastici, le agevolazioni sulle bollette e così via. Perché se pure i fondi per il sociale non ci sono o finiranno per essere ridotti all'osso, i problemi e - soprattutto - le famiglie che li vivono restano. Tali e quali.
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