Sicurezza
Balneari a Roma, ma che fatica!
Luca Centini
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Il presidente del Comitato «No alle aste” Emilano Favilla e (nella foto grande) una manifestazione dei balneari a RomaLa decisione presa in un'assemblea piena di veleni e spaccature interne
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Doveva essere la riunione "lancio" delle iniziative contro la Bolkestein. Un modo, insomma, per serrare le fila e scatenare tutta la forza contro il nemico. Ma è proprio qui che sono iniziati i problemi. Perchè forse, quello che manca davvero ai balneari, è avere ben chiaro il nemico contro cui combattere.
E così l'assemblea organizzata dal Comitato "No alle aste" si è trasformato gradualmente in qualcosa di più movimentato. Un'espressione poco ordinata di veleni, spaccature interne e, di conseguenza, scarsa capacità di decidere. Eppure alle 17,30 le premesse sono buone.
Minuto dopo minuto l'elegante sala convegni si riempie di decine di balneari. E in poco tempo il salone è quasi pieno. «Lottiamo tutti insieme, sennò ci fanno fuori tutti». La frase pronunciata dal balneare friulano Marcello Di Finizio - da 12 giorni in sciopero della fame - è un richiamo forte all'unità.
Ma mettere a fuoco il bersaglio non è poi così semplice. Il presidente del comitato Emiliano Favilla prova a mettere ordine. «Dobbiamo farci sentire con le nostre iniziative - ha detto - sembra strano, ma in questa situazione siamo noi a dover chiedere un incontro ai sindacati di categoria. Non ci hanno risposto. E allora andiamo noi a Roma in massa». Eh già.
L'insoddisfazione nei confronti di Sib e Fiba Confesercenti è - forse - l'unico sentimento, o quasi, che mette d'accordo i balneari seduti in sala. La rottura definitiva risale già a febbraio, quando il Comitato ha dato vita alle sue prime iniziative.
In generale la base dei balneari accusa le sigle di una latitanza durante la corsa della Bolkestein e di debolezza nei confronti del governo, l'unico a poter chiedere la deroga all'Unione Europea. «Non ci sentiamo rappresentati», si sente a più riprese in sala. Per capirlo basta vedere cosa succede quando Graziano Giannessi, responsabile del sindacato Sib, interviene sul palco.
«Non è il sindacato il bersaglio, ma il governo. Noi non abbiamo il potere». Gli urlacci di alcuni presenti sono chiari. «Allora usciamo dal sindacato». Ma non è ancora nulla. Sì perché gli animi si scaldano più tardi, dopo gli interventi sul palco dei senatori Milziade Caprili, che propone un impegno di tutte le forze politiche per chiedere un incontro a Tremonti e della senatrice del Pd Manuela Granaiola, che conferma il suo impegno in Senato per chiedere lo stralcio dell'articolo 11 della legge comunitaria.
La parte che cancellerebbe le concessioni 6+6 per i gestori degli stabilimenti balneari. Ma è una parolina della senatrice, scivolata tra i mormorii della platea, a scaldare la riunione. «Il tempo stringe, domani inizia la discussione della legge nella XIV commissione del Senato». Poco dopo il responsabile ligure dei balneari - Giovanni Botta - rincara la dose tirando fuori con "nonchalance" la notizia di una giunta (in programma oggi a Roma) dei vertici del sindacato Sib.
E' una bomba sull'assemblea che deve stabilire la data della manifestazione romana davanti alla sede dei sindacati. Così l'idea di partire il 27 settembre cambia. «Si parte il 23». Ma il balletto è appena iniziato. «Andiamo domani, altrimenti non serve a niente».
Anche la senatrice Granaiaola sembrava convinto dell'iniziativa lampo: «sarebbe più efficace». Mentre i vertici del comitato sono molto più dubbiosi: «Non serve a niente se poi siamo in quattro gatti». Alla fine l'idea di una crociata a Roma, con tanto di strappo simbolico dei simboli dei sindacati di categoria, da svolgersi oggi viene spinta a gran voce, ma sconsigliata da un voto per alzata di mano poco incisivo.
Siamo sull'orlo di una crisi di nervi. E la rabbia esplode quando qualcuno propone un'uscita di massa al sindacato. Oreste Giannessi, tra i responsabili di Movimentobalneare.it, non è d'accordo. Si agita sul palco, dice che uscire dal sindacato sarebbe un suicidio. Deve scendere quando un gruppetto lo ricopre di urla. Per poco non si arriva alle mani.
Per fortuna, prima di cena, gli animi si raffreddando un po' e la decisione viene presa. Si va a Roma venerdì, con l'obiettivo - in un modo o nell'altro - di incontare i sindacati. Intanto la senatrice Granaiola ottiene il mandato dell'assemblea per chiedere lo stralcio dell'articolo 11. Ma è ancora presto per capire come andrà a finire.
E così l'assemblea organizzata dal Comitato "No alle aste" si è trasformato gradualmente in qualcosa di più movimentato. Un'espressione poco ordinata di veleni, spaccature interne e, di conseguenza, scarsa capacità di decidere. Eppure alle 17,30 le premesse sono buone.
Minuto dopo minuto l'elegante sala convegni si riempie di decine di balneari. E in poco tempo il salone è quasi pieno. «Lottiamo tutti insieme, sennò ci fanno fuori tutti». La frase pronunciata dal balneare friulano Marcello Di Finizio - da 12 giorni in sciopero della fame - è un richiamo forte all'unità.
Ma mettere a fuoco il bersaglio non è poi così semplice. Il presidente del comitato Emiliano Favilla prova a mettere ordine. «Dobbiamo farci sentire con le nostre iniziative - ha detto - sembra strano, ma in questa situazione siamo noi a dover chiedere un incontro ai sindacati di categoria. Non ci hanno risposto. E allora andiamo noi a Roma in massa». Eh già.
L'insoddisfazione nei confronti di Sib e Fiba Confesercenti è - forse - l'unico sentimento, o quasi, che mette d'accordo i balneari seduti in sala. La rottura definitiva risale già a febbraio, quando il Comitato ha dato vita alle sue prime iniziative.
In generale la base dei balneari accusa le sigle di una latitanza durante la corsa della Bolkestein e di debolezza nei confronti del governo, l'unico a poter chiedere la deroga all'Unione Europea. «Non ci sentiamo rappresentati», si sente a più riprese in sala. Per capirlo basta vedere cosa succede quando Graziano Giannessi, responsabile del sindacato Sib, interviene sul palco.
«Non è il sindacato il bersaglio, ma il governo. Noi non abbiamo il potere». Gli urlacci di alcuni presenti sono chiari. «Allora usciamo dal sindacato». Ma non è ancora nulla. Sì perché gli animi si scaldano più tardi, dopo gli interventi sul palco dei senatori Milziade Caprili, che propone un impegno di tutte le forze politiche per chiedere un incontro a Tremonti e della senatrice del Pd Manuela Granaiola, che conferma il suo impegno in Senato per chiedere lo stralcio dell'articolo 11 della legge comunitaria.
La parte che cancellerebbe le concessioni 6+6 per i gestori degli stabilimenti balneari. Ma è una parolina della senatrice, scivolata tra i mormorii della platea, a scaldare la riunione. «Il tempo stringe, domani inizia la discussione della legge nella XIV commissione del Senato». Poco dopo il responsabile ligure dei balneari - Giovanni Botta - rincara la dose tirando fuori con "nonchalance" la notizia di una giunta (in programma oggi a Roma) dei vertici del sindacato Sib.
E' una bomba sull'assemblea che deve stabilire la data della manifestazione romana davanti alla sede dei sindacati. Così l'idea di partire il 27 settembre cambia. «Si parte il 23». Ma il balletto è appena iniziato. «Andiamo domani, altrimenti non serve a niente».
Anche la senatrice Granaiaola sembrava convinto dell'iniziativa lampo: «sarebbe più efficace». Mentre i vertici del comitato sono molto più dubbiosi: «Non serve a niente se poi siamo in quattro gatti». Alla fine l'idea di una crociata a Roma, con tanto di strappo simbolico dei simboli dei sindacati di categoria, da svolgersi oggi viene spinta a gran voce, ma sconsigliata da un voto per alzata di mano poco incisivo.
Siamo sull'orlo di una crisi di nervi. E la rabbia esplode quando qualcuno propone un'uscita di massa al sindacato. Oreste Giannessi, tra i responsabili di Movimentobalneare.it, non è d'accordo. Si agita sul palco, dice che uscire dal sindacato sarebbe un suicidio. Deve scendere quando un gruppetto lo ricopre di urla. Per poco non si arriva alle mani.
Per fortuna, prima di cena, gli animi si raffreddando un po' e la decisione viene presa. Si va a Roma venerdì, con l'obiettivo - in un modo o nell'altro - di incontare i sindacati. Intanto la senatrice Granaiola ottiene il mandato dell'assemblea per chiedere lo stralcio dell'articolo 11. Ma è ancora presto per capire come andrà a finire.
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