Gioco
Dallo sgorbio Gaber al buon «parmigiano» gli orrori degli artisti
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Adolfo Lippi ex regista della Rai Adolfo Lippi fa un suo viaggio molto critico fra rotonde e monumenti all'aperto
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VIAREGGIO. Da tempo come giornale meditavamo di raccontare le brutture e le malinconie di troppi monumenti pubblici. Brutture che - mercè le rotonde - si sono moltiplicate in Versilia. Adolfo Lippi, regista televisivo e critico d'arte, ci ha in qualche modo anticipato, raccontando i monumenti pubblici che si trovano in Versilia. Ma quello di Lippi è un breve viaggio. Chiediamo ai nostri lettori di segnalarci altre possibili brutture in nome dell'arte (non sempre di regime). Lo potete fare sia chiamandoci in redazione, sia inviando una segnalazione via internet. C. B. di Adolfo Lippi Una volta, molti e molti anni fa, Mario Tobino e Mario Marcucci, due riconosciuti maestri dell'arte, inveirono pesantemente contro l'installazione di una statuina di Giuseppe Domenici nel giardino del Liceo Scientifico di Viareggio, all'ex "Lucio Bazzani", dietro a via Giuseppe Mazzini. Pochi giorni dopo la statuina fu imbrattata con vernice rossa e blu da parte di "ignoti". Ne nacque un caso. La statuina oggi non c'è più. Un altro bell'intervento è stato fatto, di recente, contro un altro monumento discutibile, una specie di "caciotta", che faceva mostra sul lungo mare di Viareggio nei pressi del Caprice. Ma di fronte a questi salutari interventi persistono in tutta la Versilia una serie di presenze statuarie sgradevoli alcune, insignificanti altre, che danno offesa all'estetica generale di una riviera che pure ha avuto ed ha, nell'arte, personalità ed appuntamenti di grande rilievo. In questi ultimi tempi, da parte dell'Henraux si è addirittura pensato di costituire un gruppo ideativo ed organizzativo per fare a Forte dei Marmi, a partire dal prossimo anno, un'iniziativa festival sul marmo che, non solo, ricordi scultori come Henry Moore o Jacques Lipchitz o Marino Marini, abitanti tutti, durante la loro vita, nel territorio. Oltre, proponga ancora altri talenti di modo da non discostare dai luoghi e dalla nostra "storica" pietra il meglio mondiale della creatività. Più modestamente, intanto, proporrei alcuni ritocchi ed aggiustamenti nel parco pubblico versiliese. E così, accompagandomi con Graziano Musetti, fotografo e ideatore del Comitato contro il Cattivo gusto, ho compiuto un itinerario di segnalazione. Trovando ciò che, secondo noi, non va bene, o è mal collocato, o necessita di spostamenti. Cominciamo da Seravezza. La cittadina, naturalmente, abbonda di opere. Le Apuane sono lì a due passi. Michelangelo le risaliva, le contemplava, vi agiva. Ebbene, Seravezza dedica ad Enrico Pea una "testina" modestissima, non celebrativa, povera. Enrico Pea, nella letteratura, è "un grande". Perché dargli soltanto questo mentre si donano piazze e strade a disinvolti autori il cui valore è soltanto la loro pubblicità? Troviamo malmesso anche il galletto di fil di ferro su noce di marmo di Massimo Lippi sulla rotonda di via Federigi a Querceta. È vero il galletto canta alla pace, ma non basta il significato a giustificarlo. Più significativo, nel contenuto, appare semmai l'obelisco sinuoso di Giovanni Balderi ("con il corpo e con l'anima") sulla via esterna all'ingresso dell'abitato. Almeno ha un movimento leggiadro. Scendendo su Forte dei Marmi anche qui vi è di tutto, di meglio e di peggio. All'incrocio con la via G.B. Vico, proprio entrando al Forte da Est, la galleria "Tornabuoni", che pure presenta, ogni stagione, quadri e sculture pregevolissime (da De Chirico a Pomodoro), ha donato al Comune un "salsiccia" di delfini (collocata in rotonda stradale) di Carla Tolomeo. Ora la Tolomeo, che fu compagna di Giancarlo Vigorelli, è autrice "nobile". Di lei si apprezzano ben altre creazioni. Perchè la "salsiccia"? Pietrasanta che pure ospita statue di Botero, Mitoraj, Cascella, Adami, ha sul lungomare, nei pressi de "La Bussola" una serie di modestissime apparizioni in bronzo. Non è davvero bello "Il Prometeo" in metallo di Tagliolini, anche perchè il mito di Prometeo ispirò Shelley e Lorenzo Viani. È poi messo male in vista, a lato del pontile di Tonfano, "La potenza al cubo" di Stefano Pierotti. La statua, gradevolissima, è visibile soltanto da quelli che usano il parcheggio. Ma Pietrasanta ha di scarso peso anche la Donna accoccolata che gioca a palla, proprio sull'Aurelia dirimpetto alle colline. È di Jimenez Deredia. Con tanto d'apposizione del sindaco Mallegni. Mamma mia! Sempre sull'Aurelia, nello spazio Open One per l'arte contemporanea (spazio privato e dunque libero d'operare a piacimento) fanno "bella" mostra una serie di "chiribizzi" di vari autori. Sono pronti per essere sistemati su altre rotonde. Speriamo non accada mai. Basterebbero la statua senza braccia messa sull'Aurelia al Secco per rammentare Clemente Biondetti (come poteva guidare senza braccia?), e la "doccia" che spalanca schizzando la cittadina di Camaiore. Molti artisti credono che qualsiasi ingombro soltanto perchè fatto con quattro ferri e cinque buchi da groviera, sia o possa essere "arte". Il peggio è che trovano assessori alla cultura che pur di avere 4 voti, li assecondano e donano loro strade e piazze che sono di tutti i cittadini; mai ascoltati per le scelte. Sapete che una volta a Viareggio per disegnare il Piano Regolatore (e si era negli anni '20) si chiamarono in commissione Giacomo Puccini, Lorenzo Viani e Galileo Chini? Adesso a Viareggio costruiscono ogni obbrobrio, alzano terze e quarte case-veranda, e nessuno si oppone. Nemmeno la Sovraintendenza. Tra gli "oggetti" malcollocati in Viareggio, citeremmo i due cimiterini, memorial ai caduti dell'aviazione quello del Marco Polo, ricordo di Inigo Campioni al molo. Quest'ultimo è detto "scheggia di parmigiano". L'altro, con l'ala spezzata, non è certo più importante. Ma non è l'esecuzione artistica discutibile. Qui discuterei piuttosto sul perché li hanno messi lì. Viareggio ha uno dei monumenti ai caduti delle guerre (quello di Rambelli-Viani) più straordinari e significanti. Non sono anche gli aviatori e i marinai caduti come gli altri? Perchè dedicare altro terreno, dal momento che già Viareggio ricorda; o scorda, come nel caso della deprimente piazza Piave che fu dedicata ai morti della prima guerra mondiale. Ed oggi è abbandonata e nemmeno annaffiata. Poi c'è il "befanino" di piazza Mazzini. Intitolato a Burlamacco. L'opera di Renato Galli, che pure firma ben altro ed è bravo e competente, è minimalista, riduttiva. Se la città ha della riconoscnza per la maschera inventata da Uberto Bonetti (altro artista "primario"), si innalzi a Burlamacco un'effige più robusta, più invasiva. E la si esponga sull'altro lato della piazza Mazzini così da non ingombrare la vista mare di uno dei luoghi più utili e cari sentimentalmente ai viareggini ed ai turisti. Per quanto riguarda "l'Attesa" di Inaco Biancalana, riassestata da Gionata Francesconi, installata sul molo, lì sarebbe meraviglioso risorgesse, in rotonda, un caffè-ristorante come c'era prima. Il monumento di Inaco sarebbe più leggibile (per la nostalgia che suscita) in zona portuale; è triste e scuro, ma è degnissimo ricordo d'un'epopea, la marineria a vela, che in spazio confacente, lo renderebbe pertinente. Tra i bagnanti ignudi e i panfili miliardari è veramente fuori posto. Per concludere citeremmo l'omaggio a Giorgio Gaber, una frettolosa e sgorbia statuina, sistemata a Monte Magno nei pressi della villa Gaber. La scultura è di Beatrice Fineschi che pure è pittrice (astratta e informale) apprezzabile. Bèh, con Gaber non c'ha preso. Come può la famiglia, che vive da noi, accettare un simile prodotto? Gaber deve alla Versilia molto: dall'amicizia con il sensibile, colto Sandro Luporini (pittore intenso e raffinato), ai successi ottenuti con Sergio Bernardini. La Versilia deve a Gaber almeno la bellezza che traspariva dalle sue canzoni. È colpevole richiedere la bellezza?
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