Il Tirreno

Versilia

La California è roba da "versiliesi"

dall'inviato

La grande lirica di Luisotti è un affare negli Stati Uniti

3 MINUTI DI LETTURA





Ilaria Bonuccelli  SAN FRANCISCO. In questi giorni Maria Manetti Farrow è decisamente occupata. Sta progettando, insieme al «caro amico» Placido Domingo, la prima edizione europea (a Siviglia) del Festival del Sole, la rassegna di musica internazionale che si tiene a Napa Valley. E sta organizzando il party di benvenuto a San Francisco per il soprano americano Renée Fleming, in cartellone con "Lucrezia Borgia". L'impegno principale, però, nelle ultime settimane è stato un altro. Portare tre milioni di dollari all'Opera house per le produzioni della grande lirica italiana, dirette dal versiliese Nicola Luisotti, attuale direttore musicale del teatro.  Una cosa fra «toscanacci» dice la donna d'affari fiorentina, passata dalla diffusione dei marchi Gucci e Fendi negli Stati Uniti, alla coltivazione della vite e alla produzione dell'olio d'oliva, pluridecorato in California.  Già a giugno Maria Manetti Farrow si era attivata per Luisotti. A Milano aveva organizzato un party, in suo onore, dopo la prima di Attila, l'opera che ha segnato il debutto del direttore versiliese sul podio della Scala. A San Francisco, però, è andata oltre. Con l'associazione "Amici di Nicola" - che dal 2010 supporta l'Opera house - ha creato il fondo "Grandi interpreti dell'Opera italiana" e ha convinto il magnate americano Jan Shrem a investirci da subito 3 milioni di dollari: una per la per la Turandot con cui Luisotti ha appena inaugurato la nuova stagione; uno per il Rigoletto - primo titolo del cartellone del 2012 - e il terzo per un'altra opera (probabilmente di Puccini) nel 2013.  «Mi sembra doveroso da italiana - sottolinea Maria Manetti Farrow - sostenere l'opera lirica che è nata a Firenze, nel 1577 da un gruppo di artisti e filantropi, la Camerata fiorentina, che, riunitosi per re-inventare il teatro greco antico, creò, invece, questa nuova forma d'arte. Il fondo per i Grandi interpreti italiani servirà soprattutto per sostenere le produzioni che verranno suggerite dal maestro Luisotti».  Il cui talento sembra aver convinto non solo i "donors" tradizionali dell'Opera house, ma anche Jan Shrem, imprenditore oggi ottantenne che ha fatto la sua fortuna nel mondo dell'editoria: in Francia, in Giappone e anche in Italia, in società per una dozzina di anni con Fratelli Fabbri editore. Oggi Shrem, ebreo-libanese nato in Colombia e cresciuto negli Usa, è proprietario della Vineria Clos Pegase a Napa Valley, colleziona opere d'arte ed è un notabile del Moma, museo di arte moderna e contemporanea di San Francisco. E da qualche settimana è anche un sostenitore ufficiale dell'opera italiana: «In realtà - racconta - io ascolto l'opera da quando ero al college. Amo i grandi compositori italiani, come Puccini, Verdi e Monteverdi ma anche Wagner e Gluck. Li ho ascoltati per tutta la mia vita e oggi posso fare qualche cosa di concreto per sostenere la grande musica». Grazie all'iniziativa di Maria Manetti Farrow che, al pari del milionario americano, ascolta l'opera da quando era poco più che bambina.  La folgorazione è avvenuta a Firenze, a grazie una recita di Bohème con la Tebaldi e il Maggio musicale fiorentino. Da allora non si è più allontanata dalla lirica. E ha incontrato i più grandi artisti del mondo, da Domingo a Pavarotti «di cui sono stata amica per tanti anni. Come oggi lo sono di Nicola Luisotti».  Che ringrazia e conferma: «La fiducia dimostratami da Maria e Jan mi onora. Grazie al loro sostegno, porteremo a San Francisco i migliori artisti del mondo per produrre l'opera italiana ai livelli più alti, come può e deve essere».  In questo crede molto anche il direttore generale dell'Opera house, David Gockley che ha annunciato la creazione del nuovo fondo alla prima di Turandot, per assicurare il pubblico americano che, anche negli anni a venire, il teatro ospiterà molta opera italiana. Con un toscano sul podio e una toscana dietro le quinte.  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze