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Versilia

Il prestito bancario? Un miraggio

Il prestito bancario? Un miraggio

Decine di imprese a un passo dal tracollo. E il futuro è un rebus per tutti

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VIAREGGIO. Investimenti bloccati, liquidità agli sgoccioli e una crisi economica di cui nesuno riesce a prevedere la fine. Può bastare? Macché. Ci sono le banche sempre più restie a concedere prestiti alle imprese che viaggiano da mesi con la spia della riserva accesa.Non si può dire che l'economia locale della Versilia si muova in uno scenario confortante.

Segnali concreti? Basta guardare le attività, soprattutto quelle legate al commercio, che hanno chiuso i battenti. Sono lunghe le file agli sportelli delle associazioni di categoria. Tante le lamentele ai danni del sistema bancario.

«Da un lato c'è la crisi e una situazione ristagnante sotto il profilo degli investimenti in settori chiave come nautica, turismo e commercio - commenta Alessandro Cerrai, direttore di Confesercenti Versilia - dall'altro ci sono le maglie sempre più strette dell'accesso al credito bancario che portano le attività a un passo dal tracollo».

Per spiegare bene quello che, ormai da mesi, sta accadendo basta pensare all'esempio del cane che si morde la coda. Sì perché sono tante le imprese che, pur lavorando sia con il pubblico che con il privato, non vengono pagate con regolarità dai clienti. Inevitabilmente la liquidità viene a mancare e, quando gli imprenditori vanno in banca per chiedere sostegno finanziario, sempre più spesso sono rispediti al mittente.

Il motivo? Poche garanzie e rischio troppo alto per l'istituto bancario. «Chi lavora per gli enti - racconta Stefano Torre, responsabile dell'area tirrenica di Artigiancredito Toscana - viene pagato con mesi di ritardo anche per i vincoli che il patto di stabilità applica alle amministrazione pubbliche, i privati non riescono a pagare per il peso della crisi». «Ora le aziende sono arrivate al limite.

Ma se si presentano dalle banche trovano le porte chiuse - aggiungono da Confesercenti - il sistema è rigido e concede nuova finanza solo se sono offerte garanzie importanti. Non si fanno sconti neanche alle aziende attive da anni, conosciute sul territorio. E, se alla fine si concedono i prestiti, vengono fissati interessi altissimi».

L'atteggiamento degli istituti di credito è dovuto al restringimento dei vincoli in virtù degli accordi "Basilea", che impongono una crescente patrimonializzazione delle banche. «Ogni impresa viene giudicata in base a un rating preciso - spiegano da Confesercenti - le banche valutano la solidità, il capitale sociale e il patrimonio in dote a ciascuna impresa. Rispetto a prima l'asticella è molto più alta".

E se tante aziende attive sul territorio sono a un passo da chiudere i battenti, figuriamoci chi, invece, un'attività la vuole aprire. «Non esiste più un istituto in grado di coprire totalmente il rischio d'impresa, anche in presenza di un'idea imprenditoriale eccellente - spiega Alessandro Cerrai - si inizia a ragionare solo se almeno il 20% del rischio viene assunto dalla stessa società che sta per nascere. Decine di attività sono chiuse negli ultimi mesi e, di fatto, viene anche a mancare una strategia di sviluppo futuro».

Se la gente comune se la prende con le banche, chiedendo più elasticità, gli addetti ai lavori non sanno che pesci prendere. Basta chiedere a chi, essendo uno dei consorzi fidi più strutturati in Toscana, ha il compito di fare da tramite proprio tra le banche e le imprese.

«In una situazione come questa anche il nostro ruolo diventa più complicato - racconta Stefano Torre di Artigiancredito Toscana - purtroppo con Basilea 3 le banche hanno dei vincoli stretti da rispettare. Viene automatico chiedere un atteggiamento diverso, ma ora come ora nessuno ha la soluzione in mano».

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