Proteste
Donne scomparse, inchiesta a una svolta
Matteo Tuccini
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I PROTAGONISTI. Volti del giallo che ha appassionato la Versilia nellultimo anno. Da sinistra, David Paolini (con il suo legale Alberto Consani, a destra); sopra, Francesco Tureddi; a destra, Massimo Remorini Tra 9 giorni Tureddi in tribunale per confermare o meno le accuse a Remorini
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TORRE DEL LAGO. Dentro o fuori, come si dice in gergo sportivo. Tra 9 giorni Francesco "Cecchino" Tureddi dovrà recarsi in tribunale a Lucca per descrivere il legame di Massimo Remorini con Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro, le due donne scomparse un anno fa. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari Marcella Spada Ricci, fissando per venerdì 23 alle 10,30 l'incidente probatorio sulle dichiarazioni di Tureddi. "Cecchino", che è indagato per favoreggiamento, dovrà approfondire quanto già affermato nell'interrogatorio col pm Sara Polino. E cioè le presunte responsabilità di Remorini e Maria Casentini, la badante arrestata assieme allo "zio" nel febbraio scorso, sulla fine di Velia e Maddalena. I cui cadaveri, secondo Tureddi, sarebbero stati bruciati e fatti sparire dalla coppia. In caso contrario - cioè una ritrattazione di "Cecchino" - l'inchiesta rischia di arenarsi. Le perizie. Il gip ha disposto anche due perizie psichiatriche su David Paolini, figlio e nipote di Velia e Maddalena, e Raffaella Villa, altra testimone che raccontò di essere stata raggirata da Remorini: l'esame, che verrà affidato al dottor Antonio Paiano del Centro di salute mentale dell'ospedale di Lucca, dovrà verificare la capacità psichiche delle due persone, presupposto necessario per dimostrare il reato di circonvenzione d'incapace. Il gip ha dunque accolto due richieste su tre del pm Sara Polino. Respingendo la terza richiesta di una perizia sulle tracce di sangue trovate dai carabinieri nel corso dei test sui cassonetti, dove Remorini - stando all'accusa - avrebbe nascosto i cadaveri delle donne. La svolta. L'appuntamento in tribunale potrebbe rappresentare la svolta dell'inchiesta. In tutti i sensi. Tureddi dovrebbe fornire la base di un eventuale processo, parlando del fatto che Remorini - secondo gli inquirenti - avrebbe convinto Velia e Maddalena a cedere all'avvocato Giunio Massa le case di via Machiavelli a Viareggio e via della Caserma di Torre del Lago, a prezzi inferiori rispetto al valore di mercato. Remorini, inoltre, avrebbe gestito i loro conti correnti e quello di David a suo piacimento, con «prelievi anche consistenti per spese personali in alberghi e ristoranti», si legge nell'ordinanza del gip Spada Ricci. Avrebbe tenuto le donne segregate in una roulotte in un terreno in via dei Lecci, in condizioni igieniche e ambientali pessime. E, una volta morte, ne avrebbe distrutto e fatto sparire i cadaveri. Il rischio. «La scelta dell'incidente probatorio - spiega il legale di Tureddi Aldo Lasagna - è dovuta a motivazioni ambientali, in parte legate alla salute del mio cliente e in parte a pressioni che potrebbe ricevere». In sostanza, si ritiene fondato il rischio che "Cecchino" non possa più fornire la sua versione in un secondo momento.
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