Il Tirreno

Versilia

Geppi, Cetto e la Sora Cesira

Luciano Donzella
Geppi, Cetto e la Sora Cesira

Risate e follie al Premio Satira Politica. La sorpresa però è un'altra: due premi sono andati, per la prima volta nei 39 anni di storia del Festival, agli autori di giornali di destra, per i lavori pubblicati su Libero e Il Secolo d' Italia.

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FORTE DEI MARMI. Il più grande autore satirico del mondo? Silvio Berlusconi. Che chissà come se la ride con i suoi "coautori" quando si inventa boutade come quella di Ruby nipote di Mubarak. Parole dei "giornalisti del bunga bunga", Paolo Biondani e Paolo Colonnello, a Forte dei Marmi per ritirare il Premio Satira Politica. Che, giunto alla sua 39ª edizione, ha portato in Versilia il gotha della satira, premier escluso.
La sorpresa però è un'altra: due premi sono andati, per la prima volta nei 39 anni di storia del Festival, agli autori di giornali di destra, per i lavori pubblicati su Libero e Il Secolo d' Italia.

I due riconoscimenti sono stati assegnati a Benny, alias Benedetto Nicolini, per una vignetta dal titolo «Papponi di Stato» pubblicata dal quotidiano diretto da Belpietro e a Flavia Perina ex direttrice del Secolo, premiata con Vauro Senesi per la collaborazione in un numero del quotidiano che uscì con la copertina dello stesso Vauro.
Nel doppio match in programma ieri - conferenza stampa al mattino e premiazione in serata, tutte e due spettacolarizzate - si sono confrontate alcune delle menti più "belle e dannate" d'Italia. Quelli grazie ai quali la satira va avanti anche e soprattutto in tempi nei quali da ridere sembra ci sia veramente poco.

Eppure a sentire il messaggio che ci arriva dal prestigioso ospite straniero premiato per la grafica, c'è da consolarsi: almeno da voi la satira c'è, dice il russo Mikhail Zlatkovsky, uno dei più grandi disegnatori satirici viventi, che ha vissuto sulla propria pelle l'oppressione del potere.
«Sono venuto 20 anni fa e qui non è cambiato niente - dice Zlatkovsky -. In Russia invece ci sono state 5 rivoluzioni, tanti cambiamenti di potere e l'uccisione di mezzo milione di cittadini. Dovrebbe esserci un forte interesse per la satira, invece per trovarlo devo venire qui. La ragione è che nessuno dà importanza nel mio Paese a fatti di corruzione e malversazione dei governanti, e la cosa che fa più paura in Russia è proprio la satira».
Il disegnatore chiude poi con una nota più leggera: «Putin e Berlusconi? Sappiamo tutto anche in Russia, da noi si dice che tutte le donne di Berlusconi sono state anche le donne di Putin. Il letto di Putin? Questo è proprio il più grande segreto russo».
A mostrare le aberrazioni del potere "all'italiana" c'è invece Antonio Albanese, che ha dato vita a Cetto La Qualunque, politico e filosofo calabrese con un'idea chiara e precisa: «Chiù pilu per tutti». A suo merito, l'aver portato il personaggio al cinema, luogo poco frequentato dalla satira. E Albanese conferma che se pure Cetto non si nega nulla tra illegale, immorale e corrotto, la lotta è difficile, perché il reale bracca e minaccia da vicino la macchietta.
C'è spazio anche per un mistero, nella giornata della satira. «Sulle macerie della politica - si legge nella motivazione del premio - svolazza la Sora Cesira. E brandisce la melodia, mette in note la parodia, fa cantare e danzare la tecnologia, in pratica afferra un brano, un video, quindi li piega, li storce, li stravolge, li scaglia nel cyber-spazio». È lei la regina del Web, la Sora Cesira, autrice e interprete di esilaranti doppiaggi online. Solo che nessuno sa chi è. Verrà? Non verrà? Si legge il nome della premiata, ed eccola sul palco. Col volto però nascosto da un ampio cappello. «Sono una gran figa - dice - pensavo di fare solo dei video e metterci le sottoscritte, invece "brandisco la melodia". Hai detti nulla! La sora Cesira? È un'entità, e io qui la rappresento. È una "sora" romana, fa parte del popolo, scopre le debolezze dei forti. Paladina dell'amatriciana, difende i deboli e si scaglia contro i potenti, ruba ai ricchi per dare... a sé stessa».
Poi rivelerà che sì, Sora Cesira è lei, con l'aiuto di un unico collaboratore addetto a voci maschili e tecnica.
«Come ho resistito alle tentazioni del successo? In realtà non ho nessuna tentazione di espormi, non voglio essere un personaggio puvbblico, mi diverto così. Ora certo, se mi fate fare un programma in prima serata... posso anche ripensarci».
Risate e applausi anche per Geppi Cucciari, premiata per il programma tv "G Day" e perché "Nonostante sia nata e vissuta in Sardegna e a dispetto delle sue stimmate nuragiche, fa davvero ridere. Una risata critica, che trasfigura le sue battute in feroce satira dell'essere». Premiata a condizione che riveli perché si chiama Geppi. «È un diminutivo - spiega - e non un nome d'arte tipo Scialpi o Cher. Mi chiamo Maria Giuseppina in onore di mia nonna». Poi, visto un membro della giuria distratto, «È la storia della mia vita, uno mi fa una domanda e poi non ascolta... Andiamo avanti, da piccola ero simpatica, ma questa non è una professione, per farla diventare tale c'è un lavoro dietro, anche molto complesso. Come sono passata dall'umorismo alla politica? Per caso, per amore e mio malgrado, valgono tutte e tre. No, seriamente: se si cerca di stare tutti i giorni sulla notizia, non si può evitare».
Premio per la Tv anche per Gli Sgommati, che sfidano "con i mascheroni di gommapiuma le facce toste dei politici e dei mezzibusti, nella certezza che la forza di un pupazzo sia proprio quella di poter dire tante cose interdette agli umani".
A ritirarlo con l'editore Degli Esposti un nutritissimo staff di autori, animatori e tecnici, perché la trasmissione è «Frutto di un lavoro di gruppo - dicono gli autori - e di un metodo. Il cui presupposto è l'essere liberi di spaziare senza dover dare conto a nessun carrozzone: dietro la nostra satira non c'è nessuna ideologia specifica». «La sintesi che ho proposto all'editore - aggiunge il produttore - è quello che chiedo allo staff: "prendete per il culo tutti e vedete di far ridere". Quale personaggio fa ridere di più? Il bello è trovare di ognuno la chiave comica. Ma le maschere più gettonate sono Tremonti, La Russa e Bossi».
Un premio "Città della satira" va secondo tradizione all'enfant du pais: Michele Pellegrini, di Forte dei Marmi, è sceneggiatore di cinema e di fiction. Racconta la difficoltà di scrivere di cinema oggi in Italia: «C'è sempre un sottofondo tragico, ma è anche divertente sennò non si farebbe. Però è un terno al lotto, tu scrivi la sceneggiatura, poi devi sperare di beccare il regista e il produttore, e che siano quelli giusti, che la facciano rendere al meglio».

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