Il dolore
Crocifisso rosso per protesta
La scultura di Pierotti fu uno dei simboli del Giubileo, poi finì nel deposito
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PIETRASANTA. E’ un pugno nello stomaco vedere quel crocifisso, uno dei simboli portanti del Giubileo del 2000 e della quindicesima Giornata mondiale della gioventù, varco della Porta Santa che accompagnò il sofferto percorso di Papa Giovanni Paolo II, trasfigurato «in un colore rosso vernice, dal sottoscritto, per protestare contro l’arroganza della Chiesa. Quella stessa Chiesa in cui oggi non riesco più a credere». Sono parole amare quelle dello scultore pietrasantino Stefano Pierotti.
L’artista - porterà con ogni probabilità la sua firma l’opera di riferimento dei Mondiali di ciclismo in Toscana - mercoledì scorso, nella propria auto, ha caricato una scala e alcuni barattoli di vernice, per poi partire verso Tor Vergata, là dove, in un’area antistante la chiesa di zona, è posizionato il ‘suo’ crocifisso. «Non sopportavo più di vederlo in quelle condizioni, mai valorizzato, inserito in un contesto che lo penalizza, mortificato dalla mera occupazione di uno spazio. E così sono salito sulla scala e ho cominciato a dipingere per quasi tutta la notte la mia scultura - una croce di 6 metri per 4 e mezzo in bronzo - completamente di rosso.
Un gesto di protesta, dimostrativo: non ho paura dei prelati, della Chiesa, dei potenti. All’arroganza si risponde con un gesto di estrema rabbia e sofferenza. Non so a quante autorità religiose ho scritto: nessuna risposta, neanche un cenno. Eppure parliamo del crocifisso che caratterizzò il Giubileo e che, una volta finite le celebrazioni, finì in un deposito, poi trasformatosi in discarica. Solo un’inchiesta del Tg2 lo riportò alla luce e così, per ‘riparare’ ad un grave errore, hanno fatto un altro sbaglio, collocandolo in un ambiente periferico e isolato, fuori da ogni contesto». La statua, intitolata «Morto e risorto», rappresenta Gesù che quasi si stacca dalla croce e ha una fessura lungo tutto il torace da cui passa la luce.
«Io non voglio dire - prosegue Pierotti - dove la scultura raffigurante Cristo vada collocata: ma vederla inclinata in modo innaturale e non come suggerito dal sottoscritto, spesso ricoperta dagli escrementi degli uccelli e con il dito di una mano andato smarrito, mi fa stare male. Non riesco, da artista, ad accettarlo. Meglio, allora, accantonarla in un magazzino, evitare di lasciarla abbandonata in un modo che è un segno di spregio. E’ questo che vado a dire da anni, ma la Chiesa non ha neppure preso in considerazione una semplice risposta. E così ho colorato di rosso il Cristo perché questa è la mia opera e nessuno ha il diritto di lasciarla andare in quelle condizioni: avevo realizzato la croce con grande entusiasmo. Oggi, di quell’entusiasmo, non è rimasto più niente. Solo tanta rabbia e amarezza».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’artista - porterà con ogni probabilità la sua firma l’opera di riferimento dei Mondiali di ciclismo in Toscana - mercoledì scorso, nella propria auto, ha caricato una scala e alcuni barattoli di vernice, per poi partire verso Tor Vergata, là dove, in un’area antistante la chiesa di zona, è posizionato il ‘suo’ crocifisso. «Non sopportavo più di vederlo in quelle condizioni, mai valorizzato, inserito in un contesto che lo penalizza, mortificato dalla mera occupazione di uno spazio. E così sono salito sulla scala e ho cominciato a dipingere per quasi tutta la notte la mia scultura - una croce di 6 metri per 4 e mezzo in bronzo - completamente di rosso.
Un gesto di protesta, dimostrativo: non ho paura dei prelati, della Chiesa, dei potenti. All’arroganza si risponde con un gesto di estrema rabbia e sofferenza. Non so a quante autorità religiose ho scritto: nessuna risposta, neanche un cenno. Eppure parliamo del crocifisso che caratterizzò il Giubileo e che, una volta finite le celebrazioni, finì in un deposito, poi trasformatosi in discarica. Solo un’inchiesta del Tg2 lo riportò alla luce e così, per ‘riparare’ ad un grave errore, hanno fatto un altro sbaglio, collocandolo in un ambiente periferico e isolato, fuori da ogni contesto». La statua, intitolata «Morto e risorto», rappresenta Gesù che quasi si stacca dalla croce e ha una fessura lungo tutto il torace da cui passa la luce.
«Io non voglio dire - prosegue Pierotti - dove la scultura raffigurante Cristo vada collocata: ma vederla inclinata in modo innaturale e non come suggerito dal sottoscritto, spesso ricoperta dagli escrementi degli uccelli e con il dito di una mano andato smarrito, mi fa stare male. Non riesco, da artista, ad accettarlo. Meglio, allora, accantonarla in un magazzino, evitare di lasciarla abbandonata in un modo che è un segno di spregio. E’ questo che vado a dire da anni, ma la Chiesa non ha neppure preso in considerazione una semplice risposta. E così ho colorato di rosso il Cristo perché questa è la mia opera e nessuno ha il diritto di lasciarla andare in quelle condizioni: avevo realizzato la croce con grande entusiasmo. Oggi, di quell’entusiasmo, non è rimasto più niente. Solo tanta rabbia e amarezza».
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