La manifestazione
Ticket, farmacisti in rivolta
«A forza di chiedere il reddito siamo diventati commercialisti»
2 MINUTI DI LETTURA
VIAREGGIO. I farmacisti non ne possono più di fare i commercialisti. Di chiedere ai clienti che si presentano al bancone con le prescrizioni mediche, quanto guadagnano per poter compilare gli spazi riservati ai codici sul reddito, necessari per stabilire i ticket da pagare. Molto spesso si trovano in imbarazzo, temono di invadere la privacy dei cittadini, soprattutto quando si deve parlare in presenza di altre persone che attendono il proprio turno. Un fenomeno che si ripete non solo quando si dispensano i farmaci, ma anche al momento delle prenotazioni di visite ed esami per i presidi che forniscono il servizio Cup. E a questo punto chiedono agli organi competenti, quindi in questo caso alla Regione, di predisporre «strumenti e modalità atte a snellire le procedure applicative, altrimenti difficilmente sostenibili». Insomma le modalità di compartecipazione alla spesa sanitaria, decise a livello regionale nell'ottica di graduare i ticket in base al reddito familiare fiscale, continuano a creare più di un disagio. «Si è decisa questa modalità - spiega il dottor Aldo Buti, presidente dell'ordine provinciale dei farmacisti - per agevolare le fasce più deboli, ma certo si tratta di un meccanismo complicato. Noi, comunque, facciamo fronte alle necessità con tanta pazienza, ma spesso ci troviamo in difficoltà, specie per la privacy. Più di un cliente è refrattario, non vorrebbe dire quanto guadagna e purtroppo quasi tutti si presentano in farmacia senza aver compilato la sezione dedicata al reddito, senza aver scritto il codice di riferimento». Di fatto dal 23 agosto i farmacisti hanno assunto anche un ruolo di consulenti, hanno dovuto spiegare e continuano a farlo come funziona la nuova normativa. «C'è chi scherza e dice che siamo diventati dei commercialisti», dice il dottor Buti che poi aggiunge: «Siamo sempre in una fase di rodaggio ma è importante che sia trovata una soluzione per snellire queste procedure. Invadere la privacy altrui è sempre antipatico, quando un cliente ci presenta la ricetta la prima domanda che dobbiamo fare è quella relativa al reddito e certo non ci piace». Per ora sono limitati i casi di persone che si presentano con la certificazione Isee, molti di più sono coloro che dichiarano di non conoscere i loro guadagni e a quel punto la situazione si complica: nel caso di pensionati, con pazienza si riesce a ricostruire la loro figura. In altre circostanze, però, c'è chi è costretto a rinunciare ai medicinali e torna a casa per documentarsi sul proprio reddito, oppure decide di pagarli di tasca.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
