Il dolore
Arriva settembre, il bagno si ritira
L'accusa: troppi stabilimenti sono a mezzo servizio ormai da giorni
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Ore 18, scatta la smobilitazione. I bagnini cominciano a chiudere ombrelloni e sdraio, a due passi dal cliente che si sta godendo il sole migliore, E questo s'infuria. Anche perché, appena finito agosto, sembra sia stato dato l'ordine di ritirata per l'arrivo degli Alleati. «Più che che curare i clienti e la spiaggia - scrive Claudio Borghi, professionista di Vicenza in vacanza in Versilia - i bagnini si preoccupano di smontare il bagno». «Mentre la piscina - prosegue - apre alle 11 e chiude alle 17, anticipando di un'ora la chiusura di agosto, già poco adeguata. Ma con la crisi che c'è e la Bolkestein che incombe, è possibile che i proprietari degli stabilimenti possono ancora comportarsi, come dite voi in Toscana, come gli pare?». «Mantenete i servizi anche a settembre». La lettera scritta dal turista veneto mette di nuovo il dito su una delle piaghe dell'offerta versiliese. Su cui ieri un operatore del settore, e politico navigato, come l'ex sindaco di Pietrasanta Massimo Mallegni ha messo il carico da undici. «I balneari - ha detto Mallegni - farebbero bene a mantenere aperte le proprie aziende fino alla fine di settembre, e sicuramente non con tre ombrelloni e due tende per stabilimento o con le piscine svuotate ed i bar semi-chiusi, ma con tutto funzionante al 100% come prima. È avvilente per un cliente arrivare in spiaggia e fare lo slalom tra gli ombrelli in fase di lavaggio, o schivare gli spruzzi delle idropulitrici, oppure vedere la propria cabina già bloccata dalle chiusure invernali». «Trattati come polli da spennare». Al di là della polemica legata alla smobilitazione troppo rapida, il punto è proprio questo: perché ci sono ancora troppi stabilimenti che, anziché venire incontro al cliente, sembrano trattarlo come un intruso? Torniamo al professionista vicentino, che si è arrabbiato anche per l'atteggiamento della proprietaria del suo stabilimento, uno dei più belli e costosi di Lido. «Quattromila euro per la stagione e 80 euro al giorno - dice Borghi - eppure a inizio settembre è già mezzo chiuso. Ho chiesto spiegazioni alla proprietaria, le ho detto che i bagni accanto sono ancora aperti. E lei mi ha risposto: "Allora vadi al bagno accanto, noi per il 10 chiudiamo tutto". Però i soldi, subito e in contanti, la signora li ha presi». Insomma: se nelle pieghe del suo discorso c'è un segnale positivo - non tutti gli stabilimenti decidono di chiudere in anticipo - si trova soprattutto un allarme: continuando così, si rischia di erodere anche lo zoccolo duro dei fedelissimi. «Casi sporadici, di gente che sbaglia». A sentire i balneari, si tratta di casi sporadici. «Chi lavora male e non rispetta i contratti sbaglia - afferma Vincenzo Lardinelli, presidente nazionale della Fiba Confesercenti - ma nella maggioranza dei casi lo sforzo per stare aperti più a lungo c'è. Poi bisogna anche che qualcun altro, non solo i balneari, faccia la sforzo per rendere conveniente questo sforzo. Noi, ad esempio, al Balena chiudiamo a metà settembre, ma fino a metà ottobre teniamo a disposizione della clientela un buon numero di servizi. Ed è chiaro che fino all'ultimo bisogna dare ai turisti quello che gli abbiamo dato per tutta l'estate». Graziano Giannessi, del Sib Confcommercio, spiega che «il nostro Nettuno dirà l'arrivederci alle 20 del 30 settembre, con un bel brindisi. Questo per far capire che le polemiche, spesso, sono un po' strumentali. Se qualcuno tratta male il proprio cliente - continua - non è un buon gestore, ma in Versilia c'è libera scelta, si può cambiare. E comunque garantisco che iniziare a rimuovere sdraio e ombrelloni o a pulire in un certo momento è una scelta motivata dal rapporto costi-benefici. Dopotutto, se riesco a risparmiare riduco anche le tariffe al cliente».
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