Il Tirreno

Versilia

Viareggio, contatti con Tabucchi

Corrado Benzio
Viareggio, contatti con Tabucchi

Si tenta di portare il grande scrittore di sinistra alla guida del premio

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 VIAREGGIO. Il premio Viareggio approdi in consiglio comunale. Lo chiedono le sinistre a pochi giorni dalla cerimonia al Balena. Ma la posizione dei circoli della Federazione della Sinistra è diversa da quella di Sel. I primi lanciano accusa a destra (la giunta) e a sinistra (la presidentessa Bettarini), i secondi difendono la professoressa fiorentina, scelta a sua tempo proprio da Cristina Boncompagni, allora assessora, oggi esponente di Sel.  Per i circoli della sinistra «Una delle più antiche e libere manifestazioni della cultura italiana si trova ora in uno stato di incertezza tale da comprometterne il futuro. Denunciamo le precise e prioritarie responsabilità della giunta e del sindaco Luca Lunardini, così come quelle della prof. Rosanna Bettarini, presidente del Premio. Al maldestro tentativo dell'inadeguato assessore Ciro Costagliola, di proporre un nuovo assetto del Premio mediante un bislacco progetto affidato a privati (leggi progetto Belli), Bettarini ha risposto con atteggiamenti irrispettosi dell'Istituzione Comunale sfociati nella gravissima dichiarazione di ritenere rotto il contratto col Comune.  «Di fronte poi alla costituzione da parte di Bettarini di una "associazione" del Premio che presupporrebbe un cambio di proprietà e la privatizzazione del Premio stesso, intendiamo ribadire quanto segue:  «La città di Viareggio è l'unica depositaria della proprietà e titolarità del Premio per chiara volontà di Leonida Repaci.  «L'Amministrazione comunale ha il dovere di tutelare in ogni sede possibile questa proprietà.  «È indispensabile ricondurre ogni dibattito e decisione nel Consiglio Comunale, unico depositario del potere di intervento sulle regole del Premio.  «Inoltre, confidando nel senso di responsabilità dei giurati, facciamo appello affinchè possano, nella loro collegialità e con modalità di confronto, verificare lo stato delle cose e, ci auguriamo, proporre una via di uscita. Infine, ritenendo che il superamento di questa crisi, che ormai sembra destinata ad approdare alle aule giudiziarie, non può sorgere dalle modeste forze locali, facciamo appello al più vasto mondo della cultura, ai media, a tutti coloro che nel Premio Viareggio hanno vissuto momenti di alto interesse, agli ex Giurati, agli Scrittori premiati, perché facciano sentire la loro voce».  Un intervento, come si vede, di grande equilibrio.  Da Sel leggiamo che «Nessuno pensi di potersi impadronire del premio Viareggio Rèpaci, nè conferendolo a fantomatiche fondazioni commerciali, nè ad associazioni: la natura del Premio è quella fissata nei suoi documenti costitutivi e negli accordi del 1975. Altra cosa può essere quella di adeguare alla legislazione odierna le modalità di funzionamento(che nella realtà sono già mutate), ricordando sempre che qualsiasi modifica deve passare dalla maggioranza di due terzi del Consiglio, nella condivisione con gli Organi del Premio. Vorremmo che non si tirasse a campare fino all'anno prossimo, magari improvvisando soluzioni pasticcione, o peggio ancora che si continuasse sulla strada che porta verso i tribunali. Una causa che bloccasse il Premio arrecherebbe un danno gravissimo al Premio stesso e alla città.  «La parola - scrive Sel - deve tornare al massimo organo rappresentativo di tutta la città, al Consiglio Comunale, che deve prendere l'iniziativa di ricomporre tutto quello che è stato rotto».  Ma la vera clamorosa novità è che qualcuno a Viareggio sta contattando un personaggio che per prestigio e forza politica (di sinistra) farebbe volare via Bettarini e soci. Il nome è grosso. Si tratta di Antonio Tabucchi, premio Viareggio nel 1994 con «Sostiene Pereira», l'unico vero romanzo - gli altri sono solo libelli - intrinsecamente anti-berlusconiano dei vent'anni del Cavaliere.  Tabucci sarebbe - dicono chi lo ha incontrato - non così insensibile al grido di dolore che si leva da una città sotto choc (culturale). Anche perchè succederebbe a nomi come Garboli e Siciliano. Il problema non è ricomporre la frattura fra Bettarini e Comune (che interessa a pochi) ma rilanciare un premio finito (basta vedere il ritorno mediatico: zero).

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