Il Tirreno

Versilia

Città smarrita e senza coraggio

Corrado Benzio

Non si sceglie? Ci resterà la kermesse dei 'briachi

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L'estate sta finendo, la crisi no. Con il rischio che si riproporrà pari pari a giugno 2012. E i viareggini - dai bagni agli hotel - si troveranno in brache di tela a protestare e lamentarsi.  Mentre si chiudono gli ombrelloni è solo tempo di bilanci (pochi quelli positivi), quando sarebbe invece il momento di aprire dibattiti, discussioni, proposte. Non sarà certo un giornale a smuovere un'inveterata abitudine locale, ma ci vogliamo provare.  Partendo da un problema che può sembrare marginale - quello delle manifestazioni - ma che dice tutto del perché la Viareggio di oggi vada a ramengo: ovvero la mancanza di scelte.  Uno sguardo sullo scenario. Una volta in città a settembre si svolgeva il premio Viareggio (quello andato in scena in questi giorni è stata una farsa: mancava solo premiassero lo chef del Balena...), a Pietrasanta si chiudeva tutto perché era una località balneare marginale, a Marina di Carrara si andava a fare casino e ad ubriacarsi alla festa della birra dentro la fiera.  Oggi invece a Viareggio vengono i 'briachi grazie alla festa della birra (sponsorizzata da Burlamacco: ma la famiglia Bonetti non dice niente?), Pietrasanta ospita Michele Santoro e la festa del Fatto Quotidiano (ovvero il fenomeno editoraliale e politico di questi ultimi anni) e a Carrara organizzano il festival Con-vivere con Paolo Mieli, Corrado Augias, Verdone, Elio e le Storie Tese (mentre la September fest ha sempre meno appeal..). E anche Forte regge la botta del pre-letargo con il Premio Satira.  L'esempio può bastare per far capire che senza scelte consequenziali al turismo che vogliamo, Viareggio muore (è già morta, a dire la verità).  La festa della birra è come i mercatini sulla terrazza della Repubblica: portano un pubblico che ha affondato Viareggio e la sua immagine. È come quel ristorante di Gubbio che abbiamo visto installato in piazza Mazzini. È come il proliferare dei venditori di fritto al cartoccio, l'unica vera moda dell'estate 2011, non a caso una scimmiotatura di un'antica tradizione dell'Adriatico.  Lo stesso Carnevale estivo, per di più aggratis, pone un quesito: si può pensare che alzi il livello del pubblico vacanziero viareggino?  Trent'anni fa l'Ascom ce l'aveva con la festa dell'Unità che in agosto portava via clienti ai ristoranti. Era un attacco politico, chiaramente, ma almeno ammantato da una scelta strategica: no al proliferare delle sagre. Ora cosa vogliano fare l'Ascom, ma anche Confesercenti e gli stessi albergatori di questa città è difficile capirlo.  Ci rivolgiamo alle categorie perché immaginare che lo sappia l'amministrazione comunale è pura utopia. Finora l'unica scelta fatta è penalizzare il turismo gay di Torre del Lago.  Per capire bene cosa sia fare una scelta strategica, basterebbe dare un occhiata ai quotidiani dell'Alto Adige. Avete presente i famosi mercatini di Natale, presi d'assalto da migliaia di turisti? Bene, in questi giorni si parla di chiuderne la gran parte. Perché sono proliferati in maniera indiscriminata, la qualità dei prodotti offerti è calata, così - come di conseguenza - la qualità del pubblico. Insomma sminuiscono l'immagine dell'Alto Adige che ha un profilo alto di gamma.  Questo è discutere e fare scelte, anche dolorose. Ma le scelte comportano sempre degli scontenti, dei delusi, dei protestanti.  La crisi di Viareggio, non solo nei numeri ma soprattutto nell'immagine, fa veramente rabbia. Solo due giorni fa il critico gastronomico del Messaggero - molto quotato, per altro - esaltava la nostra ristorazione cittadina, dicendola ricchissima di offerte. E' una verità l'eccellenza della nostra ristorazione, ma anche la conferma che la gloria non è solo un impolverato retaggio del passaggio. E che basterebbe coraggio e lucidità. Di mancanza di scelte, lo ripetiamo, la politica può anche vivere, ma l'economia no.  E intanto la città decade e muore.

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