Il Tirreno

Versilia

«Andrò fino a Bruxelles per Daniele»

Cira Antignano al presidio davanti al consolato francese a Firenze nel gennaio scorso
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Cira Antignano al presidio davanti al consolato francese a Firenze nel gennaio scorso

La madre, Cira Antignano: e pensare che non mi volevano credere

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 VIAREGGIO. «Qualcuno all'inizio non mi credeva, adesso però ci sono dei fatti che dimostrano che avevo ragione, perchè le indagini portate avanti fino ad ora dimostrano che ci sarebbero delle responsabilità dei sanitari del carcere».  Così Cira Antignano, mamma di Daniele Franceschi, il viareggino morto un anno fa nel carcere francese di Grasse, dopo che la perizia medica ordinata dal giudice istruttore francese ha accertato «gravi responsabilità del personale medico e paramedico» del penitenziario, che non sarebbero intervenuti con efficacia quando il detenuto italiano diceva di stare male.  «Dopo pochi giorni che sono stata a Parigi - prosegue la donna che il 24 agosto scorso è andata a chiedere giustizia davanti all'Eliseo - è venuta fuori questa parziale verità. Adesso però è importante fare completa chiarezza sull'aspetto degli organi di mio figlio che sono sparsi per la Francia e che invece, come ho richiesto da tempo, voglio che tornino in Italia».  Riguardo a una risposta anche dal presidente francese Sarkozy al quale ha indirizzato una ulteriore lettera, Cira Antignano aggiunge: «Ho avuto assicurazioni, nel corso della mia visita in Francia, da funzionari dell'Eliseo che avrebbero consegnato la mia lettera e che avrei avuto una risposta. Mi auguro che sia così altrimenti tornerò in Francia, ma questa volta accompagnata da tanti viareggini in rappresentanza dei comitati per la strage ferroviaria del 29 giugno 2009 con i quali mi sono unita e con i quali andremo se necessario anche a Bruxelles per avere giustizia e verità sulle cause della morte di Daniele».  «Adesso capisco - spiega ancora la donna - alcuni dubbi che mi erano venuti quando andai in Francia assieme all'altro mio figlio Tiziano e i miei parenti e vidi Daniele per pochi minuti. Secondo me avevano fatto l'autopsia il giorno prima di quando me l'hanno fatto vedere, perchè era interamente fasciato, era gelato e mi chiedo come avrebbero potuto fare l'autopsia su un corpo in quelle condizioni. In pochi minuti l'ho visto ed ho avuto una strana sensazione quella che possono avere le mamme, un sesto senso che a distanza di tempo poi purtroppo sembrerebbe avere del fondamento. Ho sempre affermato che hanno fatto morire Daniele in quel carcere e che se fossero intervenuti prima a questo punto sarebbe stato sempre con noi».  Ora sta al pubblico ministero francese decidere, in base ai riscontri trasmessi dal giudice istruttore, se e chi rinviare a giudizio e per quali reati. C'è tempo fino al 14 settembre perché i legali della famiglia - Mariagrazia Menozzi e Aldo Lasagna - presentino osservazioni. Poi gli atti saranno trasmessi al pubblico ministero.  «Saremo in Francia quanto prima - spiega Menozzi - e l'intenzione è chiedere lo spostamento del procedimento fuori dalle aule del tribunale della regione di Grasse, quella in cui il carcere si trova. Questo anche per consentire al giudice, che di norma ha contatti con il carcere, di non trovarsi in una situazione difficile». ALTRO SERVIZIO A PAG.9

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