Toscana
Milziade Caprili e la fiaba di Marinella, gloriosa città di mare oggi decaduta
«C'era un volta un re che favoleggiava di essere rieletto»
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Milziade Caprili in consiglio comunale 3 MINUTI DI LETTURA
C'era una volta in un Paese non molto lontano un re che si arrovellava per capire come poter essere rieletto. Il Paese, che si chiamava Marinella, era retto da una strana monarchia, una monarchia elettiva. Marinella per decenni e decenni si era sviluppata adagiandosi placidamente tutta nelle vicinanze del mare. Poi, anche senza un orco cattivo, le cose erano cambiate e cambiate in peggio. Ai vecchi di Marinella, i più giovani ed aggressivi dicevano che era il progresso. Ai vecchi e a quelli giovani ma non poveri di spirito le cose non tornavano: perchè se si trattava di progresso si stava peggio di prima? I vecchi e i giovani saggi continuavano seduti sulle panchine, per lo meno sulle panchine rimaste, a rimuginare i molti motivi di scontento. Ma torniamo al rovello del re, non senza aver detto prima di come l'attuale regnante si era insediato sullo scranno più alto di Marinella. Di solito i re venivano scelti attingendo dalle nobili casate decadute ed il precedente, intelligente anche se un po' burbero, era stato contestato proprio dalla sua corte. E ciò, sommato ad alcune scelte discutibili (perchè far pagare anche cinque ducati per un posto di sosta di un cavallo?), aveva determinato la vittoria dell'attuale regnante. La gente di Marinella si era chiesta: perchè non cambiare? Dopo tre anni di regno, tuttavia, molti si erano pentiti: il popolo borbottava. Anche i signori che abitavano la parte più alta guardavano giù e vedevano una Marinella irriconoscibile. Ed anche loro, durante le cene, si dicevano scontenti e pentiti di aver aiutato il re. Così stavano le cose e il regnante di Marinella capiva che non bastava andare al compleanno anche della sorella della Sora Rosa per rimanere in sella. Così, ogni tanto, chiamava il Gran ciambellano (o veniva chiamato dal Gran ciambellano?) senza il quale non avrebbe regnato nemmeno un minuto, ed insieme inventavano delle fole che chiamavano, con gran sussiego, creative. Avevano trovato in un vecchio scartafaccio del Mago Merlino la descrizione di un regno fantastico e, senza citare la fonte, se lo erano rivenduto: un regno con piazze ordinate e pulite, con strade senza ciottoli sconnessi, con gallerie sotto terra per far sostare i cavalli e le carrozze. Si favoleggiava di castelli venduti ora a ricchi mercanti senesi ora a cavalieri sassoni, vendite con le quali rimpinguare le disastrate casse del regno e costruire luoghi ameni e di svago. Un regno visitato in continuazione per le sue attrattive naturali e i suoi divertimenti. Visitato da cavalieri e dame recanti molta pecunia. Si favoleggiava, appunto. Non sappiamo come andrà a finire la storia. Lo sapremo con certezza tra non molto. Per intanto sappiamo che gli abitanti di Marinella magari saranno anche un po' pazzi ma non sono minchioni. Hanno imparato da ser Italo Calvino e dal suo Barone Rampante che «la pazzia è una forza della natura, nel bene e nel male, mentre la minchioneria è una debolezza della natura, senza contropartita». Milziade Caprili capogruppo Sinistra Arcobaleno
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