Il dolore
«A Viareggio dico: non ti abbattere»
Donatella Francesconi
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L’economista toscana Irene TinagliConfronto pubblico con l'economista Irene Tinagli
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VIAREGGIO. «Se si continua così, l'ho già detto, tempo tre anni e si chiude». Parola di Alessandro Augier, direttore di "Versilia meeting" oltre che del prestigioso hotel Principe di Piemonte. «Oggettivamente a Viareggio non si sta male...»: l'affermazione è di Alberto Corsetti, segretario versiliese del Pd. Ha ragione l'economia o la politica? «Non credo alle teorie dei crolli, ma nei declini lenti a cui ci si assuefà...». La risposta è di Irente Tinagli, economista, originaria di Empoli ma da tempo residente proprio a Viareggio. Occasione del confronto è stato l'incontro promosso al "Balena" dalla Confesercenti con il suo direttore versiliese Alessandro Cerrai. Cui va il merito di ostinarsi a voler discutere, capire, progettare la città che Viareggio sarà, magari prima del crollo ipotizzato da Augier. Sala affollata, molta politica, di strada da fare ce n'è. Ma Tinagli, docente all'università di Madrid, ricercatrice e osservatrice dei paramentri in base ai quali la nostra società cambia, offre più di uno spunto. «A Viareggio - sottolinea risponendo alle domande - non c'è un cinema all'aperto. Siamo in una città turistica, la città di Monicelli...Se poi penso a come cambia la città, mi viene in mente subito che l'unica novità di rilievo è stata l'apertura del Burger King: tre metri di fronte con un'insegna da dieci metri. Terribile...». Eppure lo sguardo di Tinagli è velato di ottimismo e speranza: «Cercate di non abbattervi. Spunti, idee e stimoli utili ce ne sono per fare un po' di battaglia». E forse anche un po' di bella figura. Con i turisti e con chi a Viareggio vive tutto l'anno: «Il tessuto sociale di una città è quello che alla stessa dà l'anima. C'è un rapporto forte tra la dimensione tursitica e quella residenziale: perché si sente a pelle quando una città non è vissuta bene». Anche fermandosi solo per un gelato. Se c'è qualcosa su cui valga la pena di puntare, è proprio quella cultura che da troppo tempo si legge solo abbinata alla parola "tagli". «La cultura - continua Tinagli - non porta solo l'evento. Ma persone, scambi. E non è cosa solo per laureati: è impressionante la correlazione che c'è tra il livello di apprezzamento dei cittadini e la proposta di un'attività culturale forte. Viareggio in questo senso potrebbe cogliere opportunità incredibili: il Festival pucciniano, per esempio, potrebbe davvero attrarre musicisti tutto l'anno. Puoi fare un'intera programmazione sulla cultura a Viareggio». Eppure, la sensazione più diffusa è che a Viareggio, come nel resto d'Italia, prevalga il "non si può fare": risposta standard «che si sente dare chiunque abbia una proposta, un'idea che gli è venuta in mente. Realizzare o non realizzare un progetto, quale che sia, non può essere un'eccezione, un caso. Ci deve essere un sistema strutturato che dia sicurezza, magari con un po' di entusiasmo». Dalla cultura all'urbanistica, Tinagli dimostra di avere di Viareggio un'idea ben precisa, comune a quella di tanti che tra molo e Apuane vivono: «Vedo piazze meravigliose e intorno non c'è nulla, tranne parcheggi e auto. Pensare che negli Stati Uniti si inventano le piazza finte, copiando quelle italiane, da mettere nei centri commerciali!». Urbanistica «non è solo licenze edilizie», continua l'economista: sembra una bestemmia in una Viareggio che ha fatto del mattone una filosofia di vita. «Urbanistica è capire i marciapiedi e la loro funzione», luogo di vita, di scambio e possibilimente non di fratture scomposte. Futuro da costruire ed amara realtà quotidiana. Con i ragazzi e le ragazze della nostra città sempre più pronti a fare le valige: «Quello dei talenti che vanno via è un problema comune di molte città. Soprattutto se si sono concentrate solo su un tipo di produzione». Soddisfatto dell'esito dell'iniziativa il direttore della Confesercenti Versilia che ha lanciato una serie di appuntamenti «dove raccogliere proposte per costruire un progetto per Viareggio». Purtroppo - ha sottolineato Cerrai, «nelle istituizioni e nella Politica continuano a prevalere una visione corta e l'incapacità di guardare lontano: città trascurata, mancanza di idee forti su come sarà la Viareggio del domani. A tale scopo le iniziative della Confesercenti vogliono essere da stimolo e sollecito alla politica». Per la quale, però, non si sta poi così male...
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