Sicurezza
«Aiutatemi a curare mia figlia»
Matteo Tuccini
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LINIZIATIVA. Le mamme del quartiere ex Pretura alla festa per Sara La mamma di Sara, 6 anni, cerebrolesa: le istituzioni ci hanno lasciati soli
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PIETRASANTA. Non chiedete mai a una mamma o a un papà perché si batte per suo figlio. Perché non si arrende e non lascia che le cose vadano come vadano. Il suo motore è un istinto che ha nel sangue, la sua benzina è un sorriso. Simona Bascherini non può fare eccezione a questa regola. «Sono pronta a tutto pur di regalare un futuro a mia figlia. Anche a vendere un rene». Perché lei non si è arresa mai, neanche quando le hanno detto che la sua Sara non sarebbe nata: dicevano che i danni causati da un incidente stradale al 4º mese di gravidanza erano troppo gravi, e invece il 27 marzo del 2005 la piccola è venuta alla luce. Poi hanno detto, a questa mamma, che le lesioni cerebrali di Sara, la sua incapacità di stare seduta e in piedi, oltre che di muoversi, sarebbero rimasti ostacoli troppo grandi. E invece, dopo alcuni cicli di cure in un centro specializzato della Slovacchia, la bimba sta mostrando progressi. E quando sorride, incuriosita da un estraneo, si capisce perché Simona non abbia intenzione di smettere di lottare. Ora, però, questa donna piena di energie e di risorse deve fare i conti con una realtà spietata. Qualcosa che cozza con la volontà e il coraggio: la mancanza di mezzi economici. «La mia unica entrata è un assegno di 485 euro mensili per l'accompagnamento - dice - finora ho tenuto botta grazie ai miei genitori, che sono stati costretti a vendere la casa, e all'incredibile, straordinario affetto degli abitanti del mio quartiere». L'ex Pretura si è stretta in una maniera antica intorno ai Bascherini: l'anno scorso la gente si è mobilitata due volte per aiutarla, con una raccolta fondi a base di torte fatte in casa e giocattoli, che fece registrare incassi insperati. «La loro solidarietà non si è mai esaurita - si affretta a dire Simona - pochi giorni fa è deceduto un uomo che abitava qui vicino, e la vedova ha chiesto una donazione per la mia bimba invece dei fiori. Una generosità commovente, ma che non può bastare». Le cure che Sara sta affrontando nel centro Adeli di Piestany, centro a 75 chilometri dalla capitale slovacca Bratislava, sono costose. Ogni ciclo, compreso vitto e alloggio, viaggia intorno ai 5mila euro. E considerato che servono tre cicli di 15-20 giorni all'anno, si parla di almeno 15mila euro nell'arco di dodici mesi. Il prossimo ciclo sarà entro settembre, ma Simona non sa ancora se riuscirà a coprire le spese. «Ho chiesto più volte aiuto alle istituzioni - dice - ma il fatto sconcertante è proprio questo: alla generosità della gente che ci sta intorno fa da contraltare la freddezza del Comune e della Regione. Proprio domani ho un appuntamento con il sindaco, speriamo che qualcosa si muova». Sconcertante, soprattutto, è il fatto che la Toscana non riconosca un euro di rimborso per terapie così complesse. «Per loro quelle cure riabilitative, anzi abilitative, sono identiche a quelle che mia figlia potrebbe fare qui. Ma è un'assurdità». Ed è per questo che Simona si dice pronta a tutto. «Voglio regalare un futuro a mia figlia. Farla diventare una ragazza e poi una donna in grado di sopravvivermi. Questo è ciò che desidera un genitore». E non chiedetele più perché lo fa.
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