La manifestazione
Vigilanza su chi possiede le armi da fuoco
Angelo Cupisti
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VITTIMA. Luca Ceragioli Incontro al Principino organizzato dai familiari di Luca Ceragioli
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MASSAROSA. 23 luglio 2010: Luca Ceragioli, il dirigente viareggino della Gifas, viene ucciso assieme al collega tedesco Jan Frederik Hilmer dall'ex dipendente Paolo Iacconi. 23 luglio 2011: Anders Behring Breivik compie la strage, terribile, di Oslo che provoca la morte di cento persone. Orribili omicidi, terribili assassini. Quasi annunciati perché commessi da killer affetti da turbe psichiche, tutti eventi riportati con grande clamore dai media, che però raramente si occupano delle questioni legate alla problematiche legate al controllo e all'abuso delle armi da fuoco e alla sua prevenzione. Tutti argomenti, quindi, di grandissima attualità e ben trattati dall'incontro-dibattito "Sull'uso e abuso delle armi da fuoco in Italia; quale tutela garantisce al cittadino l'attuale legislazione dopo i numerosi fatti di sangue causati da soggetti con gravi disagi psichici e ancora in possesso di un porto d'armi" che, fortemente voluto e ben organizzato dai familiari di Luca Ceragioli, si è tenuto venerdì scorso sulla terrazza caffè del Centro Congressi Il Principino. Il convegno, condotto da Massimo Mazzolini, è stato seguito da un pubblico numerosissimo, e aperto dall'intervento del sindaco di Viareggio Luca Lunardini che ha ricordato la figura di Luca, amico di famiglia. Il dibattito è entrato subito nel vivo con gli interventi concisi del dottor Giuseppe Guetta in rappresentanza del prefetto di Lucca, del colonnello dei carabinieri Stefano Ortolani. Poi è stata la senatrice del Pd Marilena Adamo, firmataria del Ddl 1558 contenente potenziali integrazioni e modifiche al decreto legislativo del 26 ottobre 2010 nº204, a mettere a fuoco le questioni legate all'obbligatorietà di comunicazione ai conviventi della titolarità del porto d'armi, nonché la creazione di una banca dati dei detentori del porto d'armi che sviluppata da personale medico idoneo e non legato da un semplice rapporto medico paziente estemporaneo, sia consultabile nel rispetto della privacy, anche dalle forze dell'ordine. La questione della formazione e la creazione di un vero "metodo" per ridurre questi episodi di violenza è stata sottolineata da Francesco Di Ruberto, vicequestore vicario, mentre Massimo Martelloni, presidente nazionale del Comlas (coordinamento medici legali Aziende Sanitarie) nel fornire alcuni dati statistici sul numero di armi detenute in Italia, ha auspicato una maggior collaborazione fra la medicina legale e le questure, ben inquadrata nelle norme attualmente in vigore. Infine il dottor Jacopo Massei, in rappresentanza del dottor Mario Di Fiorino, primario del reparto di psichiatria dell'Ospedale Versilia, ha messo in evidenza come il problema di questi episodi di violenza sia fortemente legato alla storia dei paziente e ai sintomi manifestati. Al termine degli interventi alcuni spettatori hanno chiesto che presso le Asl venga ripristinata la comunicazione obbligatoria alle forze dell'ordine degli accessi per fatti violenti.
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