Gioco
Il sogno di Pieraccini «Un grande festival durante Carnevale»
Corrado Benzio
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VIAREGGIO. L'uomo è un giovane signore di oltre novant'anni. Che ama mettere i piedi nel piatto, come solo i vecchi scavezzacollo sanno fare. Il giovane è Giovanni Pieraccini, sei volte ministro e tante altre cose, il quale ci racconta a cosa sta lavorando per rilanciare il turismo versiliese. E lo fa partendo da un'affermazione che sorprenderà tutti (noi compresi). «Si parla di turismo da rilanciare - esordisce Pieraccini - ma la questione è molto semplice. Il turismo stanziale, la villeggiatura come l'avevamo conosciuta per quasi un secolo, è finita. Anche per la Versilia resta solo da ripartire dal turismo del weekend, da valorizzare attraverso manifestazioni». Senatore, in Versilia è tutto un pianto greco contro questo turismo mordi e fuggi. Lei va in controtendenza? «No, io seguo la realtà dei fatti - risponde sulla terrazza di casa a Città Guardino - immaginare di affittare case per un mese non ha più senso. La gente si muove, fa, chi può, 3-4 vacanze in un anno. I voli lowcost hanno cambiato la percezione delle vacanze. Noi dobbiamo adeguarci. Fra l'altro c'è un aspetto positivo: fino ad un paio di decenni fa la Versilia viveva solo ed esclusivamente d'estate, ora la gente viene tutto l'anno. Ma nei weekend. E allora potenziamo questi fine settimana, creiamo eventi perchè il turista venga e riempia gli hotel e spenda anche lontani del Ferragosto». Lei vede la Versilia così in crisi? «Ci sono due questioni. C'è un crisi mondiale che è sotto gli occhi di tutti. Che poi in Italia ha risvolti ancora più gravi. E poi c'è naturalmente una crisi propria della nostra riviera. Vediamo che Pietrasanta regge, che Lido di Camaiore ha trovato una propria dimensione. Forte soffre perchè non può vivere solo di Russi e poi c'è Viareggio che ha smarrito completamente la sua identità. E io da viareggino naturalmente ne soffro». Le cause di questo indubbio declino? «Strutture invecchiate, una natura che non è più la stessa. Scarsa organizzazione. Penso alle manifestazioni di vero richiamo: sono tutte concentrate fra metà luglio e metà agosto. E intorno c'è il vuoto. Ma non è così che si può immaginare di avere una stagione più lunga. Fuori dall'estate esiste un solo richiamo che è il carnevale di Viareggio. Seppure in crisi di identità, continua a portare gente. Io intorno al carnevale ho pensato di organizzare un qualcosa per rilanciate questo turismo del weekend». Da tempo si parla di un festival... «Sto immaginando un festival d'inverno. Non si capisce perché, ma tutti i festival e le varie kermesse dalle Alpi alla Sicilia si fanno in estate. Io invece immagino un festival in inverno che dia alla Versilia la possibilità di vivere una stagione. E penso al periodo di Carnevale. Ma la festa di per sé è un po' frustra perché una volta c'era solo il Carnevale per festeggiare, ora si festeggia tutto l'anno. E allora immaginiamo che accanto ai corsi ci siano spettacoili di prosa, danza, musica. Immaginare una vera stagione». Servono soldi, idee, uomini, caro senatore. Dove li troviamo? «Io ho tutto con me. Ho rapporti stabili con i grandi artisti. Faccio al momento un solo nome, quello di Maurizio Scaparro. Tutti sanno che è l'uomo che ha reinventato dal nulla il Carnevale di Venezia. Lui sarebbe disponibile a venire a Viareggio per immaginare una stagione del genere. Credo che le banche darebbero un mano, se il progetto è serio». Le banche hanno pochi soldi... «Ma alla presentazione della mostra delle opere da me donate alla Gamc c'era il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Non era una presenza da poco. Come non erano poche, in un domenica di luglio di pieno sole le trecento persone venute alla presentazione a Palazzo delle Muse. Mi spiace veramente sottolinearlo, ma mancava solo il sindaco Lunardini». A proposito di primi cittadini, come fa a metterli insieme in un progetto comune come un festival d'inverno? «Lo so che non è facile - ammette Pieraccini -: pensi che quando ero ministro negli anni Sessanta, ci fu una convergenza politica per cui tutti i sindaci della Versilia erano socialisti. Bene li convocai a Roma, ma nonostante io fossi un autorevole esponente del Psi, perdipiù ministro, non mi riuscì di metterli d'accordo, anzi anche davanti a me presero a litigare. Ma senza una politica comune,la Versilia muore». Un brutto futuro quello prospettato da Pieraccini, della serie uniamoci o si rischia di morire». «La situazione è molto complicata - conclude Pieraccini - ma non irreversibile. Certo i messaggi sono inquietanti. Basti pensare a quello che sta succedendo al premio Viareggio. Stiamo attenti a non gettare quello che già abbiamo, anche se magari (e penso proprio al premio) la sua validità ed interesse mostrano la corda. E come la vicenda del Carnevale e del Burlamacco. Stiamo attenti ad eliminare il simbolo della nostra festa. È un po' come il cane a sei zampe dell'Eni o la conchiglia della Shell: appena uno vede il Burlamacco pensa subito al carnevale di Viareggio. I brand, soprattutto quelli storici, non si possono eliminare così».
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