Il Tirreno

Versilia

Blitz in porto, così ti becco il maxi-evasore

Matteo Tuccini
<b>PORTO. </b>A destra due yacht Sotto, controlli della Finanza
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PORTO. A destra due yacht Sotto, controlli della Finanza

Controlli della Finanza sugli yacht: nella rete ricchi che dichiaravano redditi da operaio

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 VIAREGGIO. Salgono a bordo degli yacht e chiedono ogni genere di informazione. Poi, una volta in caserma, scatta il controllo incrociato con l'Agenzia delle entrate. Ed è così, partendo da barche attraccate in porto e intestate a società estere, che gli uomini della Guardia di finanza avrebbero beccato alcuni grandi evasori. Gente che - come spiegano le Fiamme gialle - possiede attività imprenditoriali e conduce una vita da nababbo.  Ma al Fisco dichiara di guadagnare 20mila euro all'anno: meno di un proprio dipendente.  Le indagini fiscali sono ancora in corso e, quindi, la Finanza non può fornire dettagli.  Ma pare proprio che in almeno un paio di casi, dopo i controlli incrociati - che riguardano anche ville, Suv e beni di lusso in genere - qualche furbetto, anzi furbone, si godrà meno del previsto l'ultima tranche di vacanze estive.  E i controlli, assicurano le Fiamme gialle, non sono affatto finiti. Anzi: con l'aria che tira, e la necessità di recuperare almeno parte del tesoro da 150 miliardi di euro che ogni anno sfugge all'Erario, è molto probabile che le indagini si faranno più serrate. Non è un mistero che la Versilia è una zona "sensibile", tanto che la Finanza invia spesso rinforzi per accalappiare più furbetti possibile.  Le indagini sui beni di lusso. Questo tipo di indagini rientrano nell'attività denominata "controllo economico del territorio". In pratica, la Finanza mette nel mirino il possesso di tutti quei beni di lusso (ville, auto costose e Suv, e appunto yacht) che, se non sono direttamente tracciabili, possono rappresentare una buona pista da seguire per scovare un eventuale evasore.  Nel caso delle imbarcazioni, si tratta di beni intestati spesso a società estere, anche di San Marino, che difficilmente sono riconducibili al reale proprietario. Ma è proprio con i blitz nel porto che i finanzieri puntano a stanare il finto povero.  Perché se riescono a beccare un collegamento tra la persona che guida il mezzo o che si occupa del carburante, con il proprietario vero, allora parte la verifica fiscale. Quando non si tratta della stessa persona: è evidente, infatti, che se ti scopro per 8 volte su 10 a bordo di uno yacht a rilassarti, qualche dubbio viene. E gli investigatori cominciano a pensare che la barca sia nella disponibilità dell'uomo, allora il meccanismo si attiva.  Tutti i dati raccolti dai militari vengono inseriti in un sistema informatico, che si chiama Cete (acronimo per controllo economico del territorio). Lì esistono una miriade di informazioni, inserite anche dall'Agenzia delle Entrate. Man mano che il quadro si arricchisce, ecco che diventa più facile prendere in fallo il falso nullatenente o il finto povero. E non è raro, anzi è accaduto in seguito a controlli nel porto di Viareggio, che si scopra che il controllato dichiari un reddito di 20mila euro quando invece si gode i proventi della propria attività imprenditoriale.  Il Corvo evasore. Un aspetto curioso di questa vicenda è che la serrata attività di indagine di queste ultime settimane ha fatto indispettire chi è finito sotto la lente d'ingrandimento. E così qualcuno ha preso carta e penna, e mantenendo rigorosamente l'anonimato - non si sa mai, dopo tutto è un potenziale evasore - ha scritto una lettera protestando contro quello che viene definito «terrorismo fiscale». Un chiaro segnale di fastidio che, se non altro, rivela che la direzione è quella giusta.  

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