Premio Viareggio, i giurati con la presidente
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Rosanna Bettarini al tavolo della giuria del Premio Viareggio Oggi la proclamazione dei vincitori. Venerdì sera la cerimonia finale al Balena
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VIAREGGIO. I giurati del Premio Viareggio, che oggi proclameranno i vincitori per le varie sezioni, alzano la voce a difesa del Premio ormai da mesi nella bufera delle polemiche. Simona Costa, professore di letteratura italiana all'università di Roma, ha scritto al presidente del consiglio comunale, Paolo Spadaccini, autore della lettera che ha in parte tolto le castagne dal fuoco a sindaco e vice sindaco: «Nessun diritto della città - scrive Costa - è stato leso, come lei prospetta, dal lavoro svolto in quanto mai disagiate condizioni economiche, sia organizzative e con il peso di sgradite polemiche, da presidente e giurati non certo mossi dal mirggio di remunerate (in qualsivolgia senso) poltrone. Ma, caso mai, da qualche "inattuale" ragione ideale e simbolica». Costa così riassume il senso del lavoro fin qui fatto: «Restare intellettualmente e umanamente fedeli all'impegno assunto non solo verso se stessi ma anche verso quanti ci hanno preceduto ed idealmente affidato un'eredità è un modo di coltivare "coltivare il proprio giardino" che dia qualche piccolo frutto al nostro affaticato paese». Costa, infine, ricorda che «il Premio Viareggio continua a vivere, con la proclamazione - in una Viareggio vetrina d'Italia - dei suoi vincitori italiani e stranieri». A Spadaccini, alla sua lettera che inviata a dialogo ma intima di recedere ai passi fatti dalla presidente Bettarini, a tutti i capigruppo del consiglio comunale che hanno sostenuto e condiviso la lettera, replica anche Mario Graziano Parri, anche lui in giuria, poeta e scrittore. Che si rifa alla parole del grande Eugenio Montale proprio sulla manifestazione viareggina che «non solo - scriveva il poeta - per la sua anzianità è importante, ma per le sue caratteristiche spregiudicate: è il premio meno accademico che sia mai stato fondato in Italia». Parri è netto nella sua ricostruzione di quanto va accadendo: «Oggi, a 82 anni dalla nascita del Premio Viareggio, la presidente Rosanna Bettarini e gli scrittori e intellettuali che lei ha chiamato alla giuria, si trovano a sostenere e salvaguardare con forza e determinazione tale irrinunciabile linea, dal momento che certe "rivoluzioni espressamente vietate dallo statuto, ed esternate da un incaricato del Comune", così si è letto di recente, la mettono a rischio. E lo fanno spregiudicatamente, impegnando il proprio tempo, il proprio prestigio, il proprio portafoglio». Sulle pareti del Campanile di Firenze - conclude Parri - «una serie di formelle illustra l'evoluzine dell'umanità e, insieme, la ragione d'essere dell'arte. Gentile presidente Spadaccini, quelle formelle sono libera opera dell'artista e unicamente sua. Il gonfaloniere di turno si è limitato ad aprire la borsa. L'arte comincia appaunto là dove termina qualsivoglia calcolo o tornaconto». Sulla vicenda torna ad intervenire anche Milziade Caprili, capogruppo della Sinistra Arcobaleno in consiglio comunale, che ribadisce il pollice verso contro la «decisione uniltaerale di espropriare la città di Viareggio del premio stesso?». Caprili sottolinea come il presidente del consiglio comunale abbia scritto «per dare la disponibilità a mettersi ad un tavolino per trovare forme in grado di garantire statuariamente, o con altri mezzi, la inviolabile autonomia del Premio». Oggi evidentemnete "violata", ma il centrosinistra viareggino non dice da chi, visto che si sente il bisogno di ribadirlo addirittura con i cambiamenti alle regole stesse del Premio, come da comunicazione di Spadaccini. D.F.
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