Sicurezza
L’episodio è accaduto nella zona di Don Bosco. I due malviventi, col volto coperto da caschi integrali, impugnavano delle pistole
Ristoratore picchiato e rapinato sotto casa
La vittima è il proprietario del «Porto». I banditi lo hanno atteso di notte al ritorno dal locale
3 MINUTI DI LETTURA
VIAREGGIO. In due, lo hanno aspettato sotto casa, col volto coperto da caschi integrali. Poi, quando intorno alle 2 di notte, è arrivata la loro vittima, hanno aspettato che aprisse il cancello della villa e con due pistole in pugno gli sono piombati addosso, immobilizzandolo e colpendolo alla testa. E gli hanno rubato i cinquemila euro in contanti dell'incasso della serata. Una rapina da professionisti, quella messa a segno sabato notte ai danni di Roberto Valdambrini, da ventitré anni titolare del ristorante «al porto» in Darsena, uno dei templi viareggini della buona cucina di pesce.
«Cose del genere pensavo che fossero possibili soltanto nei film», racconta ancora turbato lo stesso ristoratore di origini pontederesi. «E invece è toccata a me...». Roberto Valdambrini era uscito poco prima dal suo locale di via Coppino, celebre per le sue specialità di mare e la clientela ricercata che lo frequenta. Una serata di grande lavoro, come è normale nel sabato della settimana di Ferragosto. Una serata anche di grandi soddisfazioni, per chi gestisce il ristorante. Uscito l'ultimo cliente e predisposta la chiusura, Valdambrini ha deciso di andare con due amici a mangiare una pizza anche per scaricare la tensione della giornata. Poco prima se ne era andata anche la moglie Ornella, che lavora anche lei «al Porto», ma che non avendo con sé la cassa non era certo l'obiettivo dei banditi. «A lei fortunatamente non hanno fatto nulla. E meno male che dormiva e non si è accorta di niente», racconta il ristoratore rapinato. Dopo aver cenato, intorno alle 2, Roberto Valdambrini è salito in sella al suo scooter. Arrivato sull'Aurelia all'incrocio con la via Venezia, ha salutato i due amici e ha raggiunto la sua villa, all'incrocio fra via Pistoia e via Tirana, zona residenziale del quartiere Don Bosco. «Quando apro in cancello di casa - racconta ancora il ristoratore - in genere mi guardo bene attorno. Ma non ho visto nessuno. Appena messa in giardino la moto, mi sono sentito afferrare da dietro da due persone che mi hanno immobilizzato. Non ho avuto neppure il tempo di accennare una reazione. Mi hanno puntato due grosse pistole addosso e con dei pugni hanno cominciato a colpirmi sul casco che avevo ancora in testa». La rapina è durata solo pochi istanti. Ma Valdambrini difficilmente potrà mai dimeticarli. «Con le pistole puntate, uno di loro mi ha detto "stai fermo o ti ammazzo". Poi mi hanno scaraventato a terra e mi hanno svuotato le tasche. Hanno preso soltanto il denaro contante che tenevo in una delle tasche. In tutto circa cinquemila euro, che era la parte dell'incasso che i clienti hanno versato cash (il resto è stato fortunatamente pagato con bancomat e carte di credito, ndr).
Non mi hanno portato via il portafoglio, né altri oggetti che avevo con me. Il loro obiettivo erano solo e soltanto i soldi». Difficile dire se i banditi fossero italiani o stranieri. «In volto non li ho visti perché avevano entrambi un casco integrale. Hanno parlato pochissimo, giusto per minacciarmi di morte. Mi hanno minacciato in italiano, senza particolari inflessioni, ma francamente non scommetterei né che fossero italiani né che fossero stranieri». Prima di andarsene, i banditi gli hanno preso anche le chiavi dello scooter, in modo che gli fosse impedito qualsiasi tipo di inseguimento. «Quando mi sono alzato e sono uscito sulla strada li ho visti che scappavano in due a bordo di una moto». Poco dopo sono intervenute anche due volanti della polizia. Ma dei due rapinatori non c'era ormai più alcuna traccia.
«Cose del genere pensavo che fossero possibili soltanto nei film», racconta ancora turbato lo stesso ristoratore di origini pontederesi. «E invece è toccata a me...». Roberto Valdambrini era uscito poco prima dal suo locale di via Coppino, celebre per le sue specialità di mare e la clientela ricercata che lo frequenta. Una serata di grande lavoro, come è normale nel sabato della settimana di Ferragosto. Una serata anche di grandi soddisfazioni, per chi gestisce il ristorante. Uscito l'ultimo cliente e predisposta la chiusura, Valdambrini ha deciso di andare con due amici a mangiare una pizza anche per scaricare la tensione della giornata. Poco prima se ne era andata anche la moglie Ornella, che lavora anche lei «al Porto», ma che non avendo con sé la cassa non era certo l'obiettivo dei banditi. «A lei fortunatamente non hanno fatto nulla. E meno male che dormiva e non si è accorta di niente», racconta il ristoratore rapinato. Dopo aver cenato, intorno alle 2, Roberto Valdambrini è salito in sella al suo scooter. Arrivato sull'Aurelia all'incrocio con la via Venezia, ha salutato i due amici e ha raggiunto la sua villa, all'incrocio fra via Pistoia e via Tirana, zona residenziale del quartiere Don Bosco. «Quando apro in cancello di casa - racconta ancora il ristoratore - in genere mi guardo bene attorno. Ma non ho visto nessuno. Appena messa in giardino la moto, mi sono sentito afferrare da dietro da due persone che mi hanno immobilizzato. Non ho avuto neppure il tempo di accennare una reazione. Mi hanno puntato due grosse pistole addosso e con dei pugni hanno cominciato a colpirmi sul casco che avevo ancora in testa». La rapina è durata solo pochi istanti. Ma Valdambrini difficilmente potrà mai dimeticarli. «Con le pistole puntate, uno di loro mi ha detto "stai fermo o ti ammazzo". Poi mi hanno scaraventato a terra e mi hanno svuotato le tasche. Hanno preso soltanto il denaro contante che tenevo in una delle tasche. In tutto circa cinquemila euro, che era la parte dell'incasso che i clienti hanno versato cash (il resto è stato fortunatamente pagato con bancomat e carte di credito, ndr).
Non mi hanno portato via il portafoglio, né altri oggetti che avevo con me. Il loro obiettivo erano solo e soltanto i soldi». Difficile dire se i banditi fossero italiani o stranieri. «In volto non li ho visti perché avevano entrambi un casco integrale. Hanno parlato pochissimo, giusto per minacciarmi di morte. Mi hanno minacciato in italiano, senza particolari inflessioni, ma francamente non scommetterei né che fossero italiani né che fossero stranieri». Prima di andarsene, i banditi gli hanno preso anche le chiavi dello scooter, in modo che gli fosse impedito qualsiasi tipo di inseguimento. «Quando mi sono alzato e sono uscito sulla strada li ho visti che scappavano in due a bordo di una moto». Poco dopo sono intervenute anche due volanti della polizia. Ma dei due rapinatori non c'era ormai più alcuna traccia.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
