Il Tirreno

Versilia

Muore a 20 anni in Versiliana

Donatella Francesconi
<b>LA VITTIMA. </b>Sascha Mancini, 20 anni             <b>IL PARCO. </b> La sbarra contro la quale &egrave; finito il giovane e, sotto, i cartelli della Versiliana (foto Paglianti)
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LA VITTIMA. Sascha Mancini, 20 anni IL PARCO. La sbarra contro la quale è finito il giovane e, sotto, i cartelli della Versiliana (foto Paglianti)

Con lo scooter ha sbattuto nella sbarra del parco

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  PIETRASANTA. «C'è un cadavere in Versiliana...». La telefonata arriva, anonima, al numero di emergenza della polizia. È da poco passata l'una di notte e la Versilia del dopo Ferragosto è affollata da chi si gode l'ultimo scampolo di vacanza. Quando gli agenti del commissariato di Forte dei Marmi, diretto da Enrico Parrini, arrivano sul posto capiscono subito che si è trattato di un incidente stradale. Per quanto assurdo sia, in mezzo al parco della Versiliana il cadevere è quello di Sascha Mancini, 20 anni appena compiuti, residente a Pietrasanta nel quartiere Africa. Poco più in là c'è il suo scooter.  Agli uomini della polizia stradale arrivati da Lucca il compito di ricostruire la dinamica dei fatti che hanno stroncato la vita di Sascha: una sbarra di ferro, a chiudere il viale vietato ai mezzi a motore, in piena notte. Ed il faro davanti dello scooter del ragazzo che sembra non funzionasse. L'impatto è stato inevitabile e fatale per il giovane che lavorava di notte come panettiere in un forno del quartiere in cui abitava.  Certo, i cartelli all'ingresso del viale spiegano che l'accesso è vietato a i mezzi a motore non autorizzati. E c'è anche il numero dell'ordinanza emessa dal Comune ormai molti anni fa. Ma quella sbarra maledetta non ha neppure un catarifrangente, uno straccio di striscia fluoresente che la segnali ai troppi che utilizzano il viottolo come scorciatoia verso Pietrasanta. In un qualsiasi tribunale degli Stati Uniti, in base al principio della negligenza, anche un avvocato alle prime armi sosterrebbe con successo che non è stato fatto tutto quanto era nel potere di chi doveva prevenire una disgrazia del genere. Anche perché si sa che il Parco della Versiliana, pur nel cuore della notte, non è proprio deserto. Come in tutte le pinete della Versilia, anche qui c'è un giro di spaccio.  Contro l'uso di sostanze aveva sbattuto anche la giovane vita di Sascha. Che era approdato al Progetto comunità aperta dove lo ricordano «con il cuore a pezzi», come racconta la dottoressa Lavinia Rossi: «Sascha aveva il brio di un dodicenne ed era davvero molto affettuoso. Siamo tutti avvolti in un dolore forte: la sua morte ci lascia davvero senza fiato. E con la mente zeppa di interrogativi».  Nonostante gli sgambetti della vita, Sascha lavorava e sperava in un futuro diverso. Nella serata di ieri è stata cancellata la sua bacheca da Facebook: i pensieri più recenti del ventenne pietrasanatino erano stati, carichi di affetto, per la cantante Amy Winehouse, scomparsa da poco.  Sascha Mancini lascia i genitori (il riconoscimento del corpo, nella notte tra sabato e domenica è stato fatto dal padre) ed una sorella più piccola.  Sul corpo del povero giovane è stata disposta l'autopsia.  «Sono addolorato - è il pensiero di don Danilo D'Angelo, parroco proprio all'Africa -: il nostro è uno dei quartieri più difficili della Versilia». Versilia sulla quale don Danilo lancia un allarme: «C'è una recrudescenza dell'uso di droghe, anche quelle che si pensavano scomparse...In Toscana questo accade da noi e a Santa Croce sull'Arno. Chi è più socialmente debole - è la riflessione del sacerdote - resta in trappola, vittima di questo mondo micidiale che non ha costruito ma che lo stritola...».

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di Redazione web