Trasporti
Remorini torna in libertà
Claudio Vecoli
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LIBERO. Massimo Remorini, uscito ieri dal carcere di San Giorgio Scaduti i termini di carcerazione: da ieri è a casa
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VIAREGGIO. È uscito dalla porta del carcere di San Giorgio a Lucca alle 8,30 di ieri mattina. Dopo sei mesi di prigione, Massimo Remorini è tornato in libertà. In questi giorni sono infatti scaduti i termini della custodia cautelare per la quale il cinquantatreenne imprenditore edile viareggino era stato arrestato nel febbraio scorso con le accuse di omicidio volontario, sequestro di persona, maltrattamenti in famiglia e distruzione di cadavere in seguito alla scomparsa di Velia Claudia Carmazzi e della madre Maddalena Semeraro, le due donne misteriosamente sparite l'estate scorsa (e mai ritrovate) dal campo degli orrori di via dei Lecci. «Ho fiducia nella giustizia. E la mia scarcerazione ne è una riprova», ha detto Remorini quando è tornato nell'abitazione di Largo Risorgimento a Viareggio dove ha potuto riabbracciare la moglie e le due figlie. Poche parole riferite dall'avvocato Giorgio Paolini, suo difensore, prima che si chiudesse nell'affetto dei familiari. Nonostante la libertà ritrovata, Massimo Remorini resta l'indiziato principale nella scomparsa di Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro. L'uscita dal carcere è però indubbiamente un punto a suo favore. Il giudice per le indagini preliminari Marcella Spada Ricci si è infatti trovata di fronte a due ipotesi: prolungare la detenzione in carcere di Remorini come chiesto dal pubblico ministero che ha chiesto il prolungamento delle indagini, oppure scarcerarlo come invece richiesto dai due legali Giorgio Paolini e Carlo Di Bugno. Ed ha scelto per questa seconda ipotesi, mantenendo quali uniche misure cautelari nei confronti del Remorini l'obbligo di firma e il divieto di espatrio. Come si ricorderà Remorini era stato indagato dopo le dichiarazioni del figlio e nipote delle donne scomparse, David Paolini. Soprannominato lo «zio» dallo stesso Paolini, Remorini era stato accusato anche di circonvenzione di incapace e appropriazione indebita. L'uomo curava infatti gli interessi delle due donne scomparse e gestiva i loro conti correnti ed è stato ritenuto responsabile anche della vendita a prezzi stracciati di loro due abitazioni: una viareggina in via Machiavelli a Viareggio e un appartamento in via della Caserma a Torre del Lago. Insieme all'uomo nella vicenda sono indagati la badante di una delle donne, Maria Casentini, 50 anni, e Francesco Tureddi, prima amico di Remorini e poi trasformatosi nel suo principale accusatore. Implicato nel caso anche l'avvocato viareggino Giunio Massa. Dall'arresto di Remorini, però, l'inchiesta - almeno ufficialmente - non ha fatto particolari passi avanti. Se gli inquirenti speravano forse che la permanenza in carcere facesse «crollare» il principale indagato per la scomparsa delle due donne, questo non è certamente avvenuto.
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