La protesta
Da Agnelli alla Capannina Un film racconta il mito di Forte dei Marmi
Luca Cinotti
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UNESTATE AL MARE. Unimmagine della famiglia Agnelli a Forte dei Marmi. Il primo a sinistra è Gianni 4 MINUTI DI LETTURA
FORTE. «L'arrivo a Forte dei Marmi era una gioia. Correre sulla spiaggia, camminare coi piedi in quella sabbia meravigliosa che spero ancora ci sia. Mi ricordo che mio padre si svegliava presto la mattina e comprava i pesci dai pescatori, e si mangiavano pesci fritti per la prima colazione». Parole velate da una patina di nostalgia, parole che raccontano di una Forte che non c'è più e di un modo di fare vacanza che sembra essere perso nella notte del tempo. E parole pesanti perché sono pronunciate da un'esponente di quella famiglia Agnelli che di Forte fu ambasciatrice di fatto nel mondo: Maria Sole, sorella dell'Avvocato Gianni e di Umberto, di Clara e Susanna, di Cristiana e Giorgio, ha aperto le porte della sua memoria e della sua casa a Matteo Raffaelli, regista fortemarmino doc, che in cinquanta minuti ha ricostruito le "origini del mito" del fazzoletto di terra compreso fra le Apuane e il mare, fra la Versiliana e il Versilia. Il documentario, che sarà proiettato domani sera in antemprima grautuita proprio nel parco dannunziano, è l'ideale seconda puntata del lavoro che Raffaelli aveva cominciato tre anni fa con "Il Forte mi parlò". Ma se lì a raccontare erano i fortemarmini, qui l'orizzonte si allarga, per raccontare dove nasce la Forte che in Italia ha rappresentato a lungo il sinonimo di località esclusiva. E allora i capisaldi sono, da una parte, la famiglia Agnelli, la dinastia che ha tenuto nelle mani per decenni i destini (non solo economici) del Paese. E dall'altra la Capannina, l'intuizione geniale di Achille Franceschi portata poi alla ribalta dal figlio Nevio, altro gigante di questa storia. E proprio per Nevio Franceschi si può parlare (come per Forte) di un vero e proprio mito: corrispondente del Corriere eritreo, pescatore di perle, avvocato (senza titolo) a Shangai. E vai a sapere (sennò che mito sarebbe?) se era proprio la verità. Di certo c'è che quando, nel 1939, prese il timone della Capannina dopo la morte di Achille, seppe creare l'immagine del locale del dopoguerra, dopo gli anni "eroici" del padre, fino al grande incendio di fine anni Trenta. Forse sotto la sua gestione Nevio allontanaò la Capannina dal vissuto più intimo dei fortemarmini (uno di loro, intervistato, ricorda come era più facile entrare in Capannina che al cinema, dove dovevi pagare): ma di sicuro la avvicinò al jet-set. Senza inseguire però la civiltà dell'immagine (e della televisione), distanziandosi in questo dall'altro grande impresario della Versilia, Sergio Bernardini (ricordato tramite un'intervista al figlio). «Franceschi non amava le cineprese dentro il suo locale - spiega a questo proposito Raffaelli -. Per questo abbiamo ricostruito alcune scene, facendo interpretare Nevio da Ivano Marescotti». Raffaelli ha messo insieme una messe di materiale sterminato: i racconti, in primis, ma anche scene riprese dalle barche a vela. E poi i video e le fotografie di chi a Forte ci abita, ci ha abitato o ci è venuto in vacanza. E fra le fotografie ritrovate in casa di Maria Sole Agnelli ce n'è una che ritrae il futuro Avvocato giovanissimo, vestito di bianco (ma con gli zoccoli ai piedi) nel ruolo di padrino a un battesimo di due bambini. Uno di quei due altri non era che Franco Barberi, vulcanologo e sottosegretario alla protezione civile nel primo Governo Prodi (l'altro era il suo gemello). «Ovviamente sapevo che Gianni Agnelli era stato mio padrino - ha raccontato Barberi a Raffaelli - ma per me la cosa era finita lì». L'amicizia fra gli Agnelli e i Barberi era nata quando il padre di Franco, Aldemaro, aveva insegnato al giovane rampollo torinese come andare in barca a vela. Fra un'intervista e una ricostruzione, una galleria di foto e un filmato d'archivio, il documentario di Raffaelli lascia alla fine una sorta di amaro in bocca allo spettatore. Perché è innegabile (e quasi dolorosa) la tensione che si avverte nell'inevitabile confronto fra l'allora e l'oggi, fra la Forte dei grandi nomi della canzone mondiale e quella delle veline. Anche se non è vero (come suggeriscono alcuni spezzoni inseriti nel documentario) che fra le mete di Gassman e Trintignant nel Sorpasso di Dino Risi c'è anche Forte dei Marmi (i due erano in realtà diretti a Viareggio). Tornando all'oggi, vero è che Forte si è forse ancorata più di altre al suo passato, cercando di difenderlo (come ha spiegato il sindaco Umberto Buratti): ma l'onda del tempo che scorre è arrivata anche qui e non tutti i cambiamenti sono stati positivi. Dopo la proiezione di domani sera alla Versiliana, il Dvd del documentario sarà distribuito nelle librerie della Toscana. Ma la vera sfida giocare («ci sono contatti in corso», spiega Raffaelli) sarebbe quella di riuscire ad avere un "passaggio" in televisione. Perché alla fine è proprio la "civiltà dell'immagine" ad aver vinto.
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