Finanza
«Mio figlio, strappato alla morte»
Matteo Tuccini
A un mese dal gravissimo incidente Matteo, 22 anni, ha riaperto gli occhi
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TORRE DEL LAGO. Lo hanno riportato indietro, strappandolo all'oscurità. E lo hanno restituito all'abbraccio di suo padre. Che ci ha sempre creduto, standogli accanto ogni secondo, per 36 lunghi giorni. Ora Vincenzo Lelli non sa quasi come ringraziare tutte quelle persone (volontari, medici e infermieri) che hanno salvato la vita del suo unico figlio Matteo. La sua famiglia, praticamente, visto che l'uomo ha perso la moglie tanti anni fa. «Il 90% del miracolo l'hanno fatto i sanitari - dice ora con un piccolo sorriso - per il restante 10% ci metto le tante preghiere. Io sono un uomo di fede, sa com'è». Matteo Lelli, 22 anni, di Torre del Lago, rimase ferito in maniera gravissima in un incidente avvenuto il 10 luglio scorso in via dei Lecci, a pochi metri dal muro della Tenuta. Era l'alba, Matteo stava tornando in scooter da una festa assieme a un'amica quando perse il controllo del mezzo e andò a sbattere prima contro un albero e poi contro un palo della luce, che prese in pieno con il volto. Le sue condizioni apparvero subito critiche, se non disperate. «Quel muro - si lascia sfuggire Vincenzo Lelli - è maledetto. Sono anni che lo diciamo. Matteo, tra l'altro, era amico di Veronica Giunta, la ragazza che 5 anni fa morì in un incidente avvenuto in quello stesso punto». Trasportato all'ospedale pisano di Cisanello, per più di una settimana Matteo è stato su un filo sottilissimo, quello che separa la vita dalla morte. «Circa dieci giorni dopo l'incidente - racconta Vincenzo - i medici mi dicono che non c'è più niente da fare. Alcuni esami hanno riscontrato delle ischemie alla testa (il ragazzo aveva avuto un forte trauma cranico, ndr) e pare che sia diventato impossibile anche tentare un intervento chirurgico. Il giorno seguente torno all'ospedale e chiedo al primario della rianimazione di Cisanello, il professor Paolo Malacarne, quanto rimane a mio figlio. Lui risponde: "Una ventina di giorni, poi lo rimandiamo al Versilia". La risposta mi lascia di ghiaccio». Vincenzo chiede al dottore di chi stia parlando. Il primario quasi sbotta: «Di suo figlio». E Vincenzo capisce che il ragazzo sta uscendo dal pericolo. «Una sensazione che non posso descrivere». È stato un mese difficile per la famiglia Lelli. Matteo, mentre lottava con tutte le sue forze per rimanere aggrappato alla vita, ha dovuto fare i conti anche con una complicazione: un'infezione che, spiega Vincenzo, purtroppo può accadere in questi casi. Ma quello che è importa è che pochi giorni fa Pisa ha deciso di rimandarlo vicino casa, all'ospedale Versilia, nel reparto di rianimazione. «Spero che lo mandino presto in riabilitazione - dice Vincenzo - ha di recente riaperto gli occhi, non parla ma capisce quello che succede. Ovviamente il percorso per tornare alla normalità sarà lungo, ma quello che importa è averlo con me. Per quanto mi riguarda, ringrazio con tutto il cuore gli operatori del centro anestesia e rianimazione di Cisanello, che lo hanno avuto con loro per 33 giorni, tutti quelli che lo hanno aiutato e che hanno pregato per lui. Un'unica cosa: non sono riuscito a ritrovare i documenti di mio figlio. Se qualche operatore o volontario li avesse visti, lo prego di contattarmi».
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