Sicurezza
I prezzi troppo alti e il cambiamento delle abitudini colpiscono i locali di lusso
La crisi morde anche i ristoranti
Gabriele Buffoni
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SEDIE VUOTE. Crisi anche per i ristoranti (foto darchivio) A Forte calano i clienti: «Stiamo perdendo anche gli habitué»
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FORTE. La crisi del turismo si sente dappertutto ormai. Già riscontrata abbondantemente a Viareggio e a Torre del Lago, non manca di colpire anche dove si riteneva fosse impensabile: la patria della bella vita versiliese, Forte dei Marmi. La città che per anni è stata la mèta turistica favorita da milanesi e stranieri perde un po' del suo splendore infatti sotto il duro colpo degli altissimi prezzi richiesti per la villeggiatura: si arriva fino a 8mila euro settimanali, di più se ci si avvicina al centro e alla riviera. Più che su altri, questa crisi grava sui ristoratori, che lamentano una sensibile flessione in negativo della clientela nella stagione corrente, dovuto forse ad un sinodo di cause diverse. «Il calo c'è, e si vede - spiega Barbara Benedetti, moglie del proprietario del ristorante "Ago" - ma riguardo quello che lo provoca è difficile parlare con certezza. Qui nella zona ci sono anche le sagre, è vero, che ci tolgono un po' di clienti del posto, persone che magari vanno più volentieri al ristorante nei mesi invernali; la colpa però non è solo loro: sono cambiate le abitudini della gente, ed è questo che più ci coglie impreparati». Questo sensibile mutamento, riscontrato da numerosi proprietari di bar e ristoranti fortemarmini, ha un'unica origine che, solo a nominarla, incute una certa paura: la crisi. Si parla della "crisi dei portafogli", quella che colpisce le tasche dei turisti medio-benestanti, del nord Italia o stranieri, che negli anni passati amavano affollare la nostra riviera e i nostri ristoranti. «Non avendo troppi soldi da spendere - continua la signora - la gente prende le ferie più tardi, e ne prende di meno, specie se viene qui da noi al Forte dove i prezzi sono sempre in aumento. In alcuni locali inoltre mi è stato riferito che il servizio offerto non è dei migliori, parlando in termini di cordialità nei confronti dei clienti. E questo, in tempi di crisi come quelli che corrono, non fa altro che aumentare il malumore ed aggravare la situazione, che già mi pare alquanto critica». In tanti sono della stessa opinione, e tutti puntano il dito contro affitti e quote richieste dagli stabilimenti che, come ci hanno riferito, «sono incredibili, pochissimi possono permetterseli. Tutto questo ovviamente non fa altro che pesare sulle spalle di chi col turismo ci deve vivere». Pochi però quelli che hanno il coraggio di proporre un accordo fra i vari esercizi turistici, in modo da ottimizzare il lavoro di tutti. Il problema non riguarda però solo ristoranti e pizzerie rivolti ad un pubblico di ampia scala, ma anche hotel e ristoranti di lusso. Ne è un esempio l'Hotel Byron che, pur essendo riuscito a riempire la quasi totalità delle sue 29 camere («un'impresa non troppo ardua» spiegano dal cinque stelle sul lungomare) denuncia una netta flessione per quanto concerne le richieste di prenotazione. Anche il ristorante annesso all'hotel, "La Magnolia", ha riscontrato un forte cambiamento rispetto agli scorsi anni. «Ovviamente - racconta un responsabile - il numero dei nostri clienti è connesso con l'andamento dell'Hotel Byron, ma possiamo dire che le abitudini dei turisti, con questa crisi che ha colpito un po' tutti, sono radicalmente mutate. Ai lunghi soggiorni cui eravamo abituati qui al Forte si sono sostituiti i piccoli week-end. Ne consegue che i turisti spendono molti meno soldi, specie nei ristoranti: addirittura alcuni nostri habitué, che nelle scorse stagioni ci venivano a trovare più volte al mese, ora sono molto più sporadici e appaiono più oculati, specie sul prezzo dei vini». ALTRI SERVIZI ALLE PAGG. 10-11
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