Il Tirreno

Versilia

Quando la canzone dell'estate nasceva fra Forte e Viareggio

Adolfo Lippi
Quando la canzone dell'estate nasceva fra Forte e Viareggio

4 MINUTI DI LETTURA





Quest'anno manca la canzone dell'estate. C'era sempre stata, da Gino Paoli con "Sapore di Mare" ai Righeira con "Vamos a la Playa". E la canzone dell'estate era sempre nata tra Viareggio e la Versilia. Sergio Bernardini racconta le dispute incandescenti tra Renato Carosone e Marino Marini, tra "Maruzzella" e "La più bella del mondo". Poi vi furono le dispute tra Peppino di Capri e Fred Bongusto, sempre su canzoni "cult" come "Roberta" o "La rotonda sul mare". Oggi, sulle spiagge, dal vialone al Cinquale è tutto un bombardamento di suoni, drumdrun, gronggrong, si fanno concerti "rave", ci s'azzuffa tra rumori. Ma la canzone "regina", quella che si canta alla ragazza/o, che si porta in inverno nella casa a Milano-Torino, non esiste proprio. E con essa è stata uccisa la poesia, non circolano più le parole, quelle parole ch'erano state la magia del mio amico Mogol (il più noto tra i parolieri), che da Lucio Battisti a Ligabue intessevano i flirt ed i grandi amori sulle spiagge al tramonto.  Che ricorda più Chet Baker? Quando si chiacchiera di trasgressione, intendendo lo struscio con birra nei localetti "infernali" tra la Darsena di Viareggio, i canali di Livorno, i punti-sosta del Lido di Camaiore, pochi rammentano come Chet, questo trombettista bianco d'un sentimento nero, arrestato e imprigionato dai moralisti anni '60, proprio alle porte di Lucca la bigotta, sapesse dare alle notti stellate della riviera la passione struggente della musica. Ora tutto questo, nell'estate liquida e mondializzata, è scomparso. E non è un bene.  D'accordo: Alexandra Stan con "Mr. Saxobeat" o Lady Gaga con "Born this Way", sono in testa alle classifiche. E Fabri Fibra con "Tranne Te", Jovanotti con "Il più grande spettacolo dopo il Big Bang", Jennifer Lopez con "Oh The floor", trionfano nelle radiolibere. Ma non può certo essere la "Danza Kuduro" (di don Omar) a diventare memoria di una stagione. Cos'era la canzone dell'estate? Era Nico Fidenco "Legata a un granello di sabbia", era "Azzurro" di Celentano, era "Fatti mandare dalla mamma" di Gianni Morandi, era "Il triangolo" di Renato Zero. Era un mastice che attaccava la coppia, i piedi incollati alla rena, le labbra impastate di salino.  A "La Bussola" di Bernardini, questo gigante dello spettacolo italiano, nato a Parigi, ma stracotto di Viareggio, gli amori si facevano, si disfacevano, su "Le mille bolle blu" di Mina, "Il cielo in una stanza" di Gino Paoli, "Ciao amore ciao" di Luigi Tenco, "Mi ritorni in mente" di Battisti, "Pensiero stupendo" di Patty Pravo, "Strada facendo" di Baglioni.  Adesso chiedo a mia nipote Martina, che è un'enciclopedia vivente di canzoni (e strafà per Marco Mengoni), di segnalarmi il pezzo mitico. Bè, c'è Vasco Rossi di "Eh già", ma chi ci "farebbe flanella" cantandolo? Chi scambia strette su "Perfetto" di Gianna Nannini? Quest'anno l'estate trascorre e non ha un inno di gioia, di languore, di malinconia, un inno diffuso, popolare, comunicativo, attrattio. Hanno un bel predicare i politici sul riporto delle orchestrine in passeggiata; cosa suonano (tra cento divieti vessatori)? Cosa lanciano? Certo, attingono al passato ed il passato è ricchissimo di motivi. Ma il guardare sempre indietro non fa bene alla Versilia. I tempi che furono devono servire, anche per la musica, a proporre il nuovo, a stimolare l'imitazione, non devono essere la tomba riverita per le generazioni emergenti. Non si abbia allora paura della musica, nè della poesia.  Scriveva Shakespeare (scusate la citazione): "l'uomo che dentro di sé non ha la musica...è incline al tradimento, al furto, alla perfidia". È un giudizio duro, ma sostanziale. Certo è che sono questi tempi insicuri, tempi di crisi, ma nulla ha creato di meglio l'uomo delle parole di amore, sia le offrano lirici come Montale-Ungaretti-Sandro Penna, sia le porgano mitici menestrelli come Ornella Vanoni, Lucio Dalla, Zucchero, Ramazzotti, Paolo Conte, Capossela, Noemi, o Annalisa.  A Viareggio fu fondato il "Festival della canzone italiana". Ebbe luogo alla "Capannina" di Marco Polo, grazie a Sergio Bernardini e ai giornalisti Giancarlo Fusco e Aldo Valleroni. Ma la città non lo volle, lo scippò Sanremo e ne paghiamo le conseguenze. Ebbero un merito indiscutibile Berardini, Fusco, Valleroni (con altri): pensavano "alla grande". Nel "grande" vi deve sempre essere spazio per la canzone. E la poesia.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web