Il Tirreno

Versilia

Uniti per incontrare il Comune

Simone Pierotti
Locali sul Vialone della Darsena by night
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Locali sul Vialone della Darsena by night

La richiesta della Marine insieme alla Passeggiata

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 VIAREGGIO. Tutti insieme appassionatamente: Passeggiata, Darsena, Torre del Lago. I gestori di quindici pubblici esercizi uniscono le forze nella lotta al regolamento comunale sui rumori e questa mattina invieranno una lettera al sindaco Luca Lunardini in cui chiederanno un incontro al più presto. Ad un'attenta analisi, il Regolamento approvato a fine maggio parrebbe infatti mostrarsi in tutta la sua illegittimità. Ma, al momento, di ricorsi non se ne parla.  Sono giorni intensi, per i proprietari di ristoranti e locali: venerdì scorso una riunione al Priscilla, gestito da Regina Satariano e costretto a chiudere a mezzanotte per le emissioni sonore; ieri al calar del sole un altro incontro. Scenario diverso - il Maki Maki, sul viale Europa in Darsena - ed anche qualche volto nuovo in più.  Nella delegazione torrelaghese non mancano i proprietari di Mamamia, Stupid!A, dei ristoranti Giulio Passami l'Olio e Vengo Lì ed anche la stessa Regina, indebolita dai sei giorni di sciopero della fame eppure combattiva. Ci sono Carpe Diem, El Beso, Las Vegas in rappresentanza della Darsena. Ci sono anche DiVino e La Contemporanea, due attività della Passeggiata. E poi c'è l'avvocato empolese Silvano Di Rosa, legale del Priscilla, esperto di diritto ambientale con un passato nella pubblica amministrazione.  La seconda riunione in quattro giorni si apre con la notizia che questa mattina il sindaco dovrebbe firmare l'ordinanza di revoca della chiusura a mezzanotte per il locale torrelaghese. Tutto bene quel che finisce bene? Non esattamente. Perché nel frattempo altri due locali, il Vengo Lì e la Contemporanea hanno subìto la stessa sorte. «E pensare che il sindaco disse di voler fare delle due Marine una zona riservata al divertimento notturno - bofonchia qualcuno - perché la figlia usciva a Lido di Camaiore il fine-settimana...».  Adesso, però, l'impalcatura del regolamento dei rumori rischia di crollare. Testo alla mano, dal documento emergerebbero errori d'italiano e, soprattutto, incongruenze. Non solo: le ordinanze emanate si basano - è la contestazione - su un paio di accertamenti che non sono poi stati notificati. Il procedimento, infatti, prevede che sia rilevata la violazione e seguita poi dall'accertamento e infine dalla contestazione, che deve essere comunicata in forma scritta entro novanta giorni.  I locali, adesso, chiedono di sedersi attorno ad un tavolo e di trovare un accordo. Non è tempo di trascinare tutto in tribunale. Per ora, forse.

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