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Per la cultura a Pietrasanta serve un fondo insieme ai privati
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Caro sindaco, permettimi di esporti alcune considerazioni sulla politica culturale. Vorrei partire da una semplice verità: il patrimonio cittadino è così vasto che le risorse pubbliche non bastano né a tutelarlo, né a valorizzarlo. L'amministrazione comunale da te guidata, in appena un anno, ha già messo a punto un organico progetto di politiche culturali. Ma il problema è di trovare le risorse finanziarie per realizzarlo. Dove trovarle, come trovarle e in quali forme? I canali pubblici oggi sono in gran parte inariditi. Qualche risorsa può essere recuperata dai bilanci di Regione e Provincia e dal contributo occasionale di qualche sponsor. Ma certo il fabbisogno di investimenti in cultura non può essere coperto solo in questo modo. Bisogna cercare soluzioni strutturali se si vuol uscire dalla precarietà del giorno per giorno. Dunque serve aprirsi alla ricerca di forme nuove di finanziamento che io definirei di carattere sociale e in particolare a forme di compartecipazione pubblico-privato. Perché se è vero che il patrimonio culturale non ha prezzo è però vero che il patrimonio culturale ha dei costi. E questi costi oggi, ma anche domani, il bilancio comunale non è in grado di sopportarli. In altri termini il problema dei costi è il vero ostacolo alla realizzazione di qualsiasi politica culturale degna di questo nome, per il futuro di Pietrasanta. E non solo in termini di spirito pubblico. Perché il nostro patrimonio culturale è anche una risorsa economica, che produce benefici economici per la comunità, è una leva di sviluppo sia per i settori tradizionali del turismo, del commercio, dell'artigianato, della promozione industriale e dell'edilizia specializzata, sia per quelli delle nuove professionalità, delle tecnologie, della formazione, della gestione attiva del patrimonio. Perché turisti, artisti e intellettuali vengono a Pietrasanta? Vengono a Pietrasanta per gli eventi artistici e culturali che qui si producono. Vengono a Pietrasanta per le capacità del suo artigianato artistico. Vengono a Pietrasanta per la sua storia, per i suoi monumenti, per la sua capacità di fare cultura. E se questa capacità si impoverisse per mancanza di risorse, o addirittura venisse meno, si impoverirebbe non solo lo spirito pubblico, si impoverirebbe la stessa economia cittadina. Ma chiediamoci anche, con altrettanta semplicità: quanta parte di questa ricchezza torna ad alimentare l'attività culturale? Non credo di esagerare se dico che sfiora lo zero. E' evidente che per continuare a mangiare con la cultura serve un disegno di politica culturale, un efficace piano di investimenti e un adeguato quadro normativo e regolamentare. Insomma un piano organico capace di favorire il massimo afflusso di risorse pubbliche e private. Naturalmente concordo con chi sostiene che il problema non può essere ridotto solo ad una questione di costi. Perché dietro ai costi e alle risorse da reperire, c'è una questione di contributi culturali molteplici da sollecitare mobilitando tutte le componenti della società, facendo appello alla diverse culture, ai diversi saperi, alle diverse esperienze umane e professionali, alle diverse sensibilità e anche ai diversi interessi che una società ricca, avanzata, complessa come la nostra può mettere a disposizione di un comune progetto culturale. Una moderna politica culturale deve unificare e orientare tutti questi diversi contributi. E se avremo questa capacità non sarà un impegno irraggiungibile costruire le basi materiali per realizzarla. Anche pensando a forme innovative come la costituzione di un fondo per la cultura a partecipazione pubblico-privata, che sarebbe in qualche modo anche un fondo per lo sviluppo economico. E' un progetto non semplice da realizzare, impegnativo e ambizioso. Ma senza progetti ambiziosi non saremo mai all'altezza delle aspettative che abbiamo suscitato in campagna elettorale. Guido Bimbi, commissione cultura PD Pietrasanta
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