Sicurezza
Sagre, estate da record Ma per i ristoratori è concorrenza sleale
Nel mirino i menu allargati anche al pesce «E poi loro sono sottoposti a meno controlli»
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SERAVEZZA. Anche nel 2011 sono tornate le sagre gastronomiche delle otto contrade del "Palio dei Micci". Grande l'affluenza riscontrata da Cervia, Lucertola e Quercia (che già hanno terminato le loro sagre), e non solo da parte della gente del posto, ma anche di turisti provenienti dal nord Italia e dalla stessa Toscana (Firenze, Prato); notevole anche la presenza di stranieri, addirittura americani, incuriositi e attratti dalla possibilità mangiare a prezzi più che convenienti. Con 15, al massimo 20 euro si può ordinare una porzione di "tordelli" al ragù e un piatto di carne oppure si può scegliere di consumare una cena a base di gnocchi al pesce e frittura di mare. Proprio questa seconda opzione è stata oggetto della critica di alcuni proprietari di ristoranti che hanno riscontrato un calo della loro clientela: affermano infatti che i piatti di pesce non appartengono alla cucina tipica a cui dovrebbero rifarsi le "sagre contradaiole". «L'astice alla catalana non è certo versiliese - sbottano alcuni ristoratori che non temono di far sentire la loro frustazione -. E anche per gli altri piatti a base di pesce le sagre non sono prese in considerazione dall'Asl, mentre noi siamo obbligati a sottostare a numerosi controlli. E poi i prezzi: sono troppo bassi. È concorrenza sleale, ecco cos'è». Tirano anche in ballo il primo cittadino di Seravezza che - a sentir loro - aveva promesso che avrebbe imposto alle contrade un menù fisso da rispettare. Altri ristoratori si rifiutano di fornire una dichiarazione su questa vicenda; altri ancora, forse un po'controcorrente, non se la sentono di puntare il dito contro le sagre: «Non è giusto prendersela solo con loro. Cose di questo genere accadono un po' in tutto il mondo della ristorazione. Le sagre delle contrade non sono le sole che non sono sottoposte agli stessi controlli dei ristoranti». Ettore Neri, sindaco di Seravezza, nega di aver promesso il menù fisso: «Ci sono stati due incontri l'anno scorso. La proposta del menù fisso non è stata approvata, ma al termine delle due riunioni mi sembrava che fossimo giunti a un accordo verbale, "tra gentiluomini": le contrade si sarebbero impegnate a servire piatti strettamente tipici, mentre i ristoratori avrebbero interrotto le lamentele. Tuttavia, se saranno riscontrati reclami da parte di ristoratori della zona anche quest'anno, cercheremo, ormai dopo la chiusura del periodo delle sagre gastronomiche, di organizzare un nuovo incontro con entrambi per capire se la situazione necessita di un nuovo intervento da parte del Comune». Decisa la risposta delle contrade, che sostengono che la causa di un eventuale calo nella ristorazione locale non è certo dovuta alle loro iniziative, ma ai prezzi che nel periodo estivo tendono a salire in modo improponibile sia per la gente del posto sia per i turisti che vengono da fuori.
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