Attenzione
Maxi-risarcimento agli eredi di Garboli per il parco Pitagora
Luca Cinotti
2 MINUTI DI LETTURA
LIDO. Quando questa storia che viene da lontanissimo sarà finita, le casse del Comune di Camaiore sarano più leggere di oltre 600mila euro. Gli stessi che finiranno ai tre eredi di Cesare Garboli per l'occupazione illegittima dell'area sul quale è stato realizzato parte del parco Pitagora. Storia vecchissima, dicevamo. Per la precisione l'atto di nascita della controversia è il 1976, quando il Comune decise prima di realizzare il parco di Lido, poi di occupare d'urgenza alcuni appezzamenti (in totale 4.343 metri quadri) che Garboli possedeva in quell'area.
Una possibilità che la legge riconosce all'ente locale: peccato che, entro cinque anni, sarebbe dovuto arrivare il decreto di esproprio. Passaggio mai effettuato, nonostante i due atti di diffida (nel 1983 e nel 1991) che lo scrittore, critico letterario e presidente del Premio Viareggio, aveva inoltrato al Comune per ottenere la restituzione dei terreni o, in alternativa, il pagamento del loro valore. Alla fine (siamo nel 1993 e Garboli è tornato a vivere in Versilia, a villa La Bianca), il saggista decide di intraprendere la via giudiziaria di fronte al tribunale civile di Lucca. Gira la lancetta dell'orologio, con la lentezza tipica della giustizia italiana (soprattutto quella civile) e si arriva alla sentenza di primo grado del 2004 - quando Garboli è già scomparso: il giudice dichiara estinto per prescrizione il diritto al risarcimento. Gli eredi di Garboli, però, non si danno per vinti. E allora l'attore fiorentino Carlo Cecchi, lo scrittore e traduttore Giorgio Amitrano e la critica letteraria Vanna Presotto (già tutti collaboratori dello scrittore viareggino) propongono appello. Con il risultato che il tribunale di secondo grado riforma, in parte, la sentenza del giudice lucchese, stabilendo il diritto al risarcimento a partire dalla seconda diffida del 1991. Soldi che il Comune, in virtù dell'esecutività della sentenza, ha liquidato a fine 2009 in 367.193 euro.
Nel frattempo la causa è arrivata in Cassazione, dove è tuttora pendente. Ma qui non verrà mai discussa. A febbraio scorso, infatti, il legale di Cecchi, Amitrano e Presotto hanno presentato una proposta di transazione, che il legale del Comune (l'avvocato Carlo Barsanti) ha giudicato meritevole di accoglimento, anche visti i rischi che attendevano l'ente in caso di una sentenza negativa della suprema corte. E così a breve sarà firmato l'atto di transazione che prevede il passaggio definitivo dell'area dagli eredi Garboli al Comune per la cifra di 240mila euro. Che comprende, oltre al valore dei terreni, anche il "danno di occupazione" che decorre dal pagamento della cifra stabilita dalla sentenza di appello. Corollario non secondario, l'accordo prevede anche che il Comune rinunci al ricorso presentato in Cassazione.
Una possibilità che la legge riconosce all'ente locale: peccato che, entro cinque anni, sarebbe dovuto arrivare il decreto di esproprio. Passaggio mai effettuato, nonostante i due atti di diffida (nel 1983 e nel 1991) che lo scrittore, critico letterario e presidente del Premio Viareggio, aveva inoltrato al Comune per ottenere la restituzione dei terreni o, in alternativa, il pagamento del loro valore. Alla fine (siamo nel 1993 e Garboli è tornato a vivere in Versilia, a villa La Bianca), il saggista decide di intraprendere la via giudiziaria di fronte al tribunale civile di Lucca. Gira la lancetta dell'orologio, con la lentezza tipica della giustizia italiana (soprattutto quella civile) e si arriva alla sentenza di primo grado del 2004 - quando Garboli è già scomparso: il giudice dichiara estinto per prescrizione il diritto al risarcimento. Gli eredi di Garboli, però, non si danno per vinti. E allora l'attore fiorentino Carlo Cecchi, lo scrittore e traduttore Giorgio Amitrano e la critica letteraria Vanna Presotto (già tutti collaboratori dello scrittore viareggino) propongono appello. Con il risultato che il tribunale di secondo grado riforma, in parte, la sentenza del giudice lucchese, stabilendo il diritto al risarcimento a partire dalla seconda diffida del 1991. Soldi che il Comune, in virtù dell'esecutività della sentenza, ha liquidato a fine 2009 in 367.193 euro.
Nel frattempo la causa è arrivata in Cassazione, dove è tuttora pendente. Ma qui non verrà mai discussa. A febbraio scorso, infatti, il legale di Cecchi, Amitrano e Presotto hanno presentato una proposta di transazione, che il legale del Comune (l'avvocato Carlo Barsanti) ha giudicato meritevole di accoglimento, anche visti i rischi che attendevano l'ente in caso di una sentenza negativa della suprema corte. E così a breve sarà firmato l'atto di transazione che prevede il passaggio definitivo dell'area dagli eredi Garboli al Comune per la cifra di 240mila euro. Che comprende, oltre al valore dei terreni, anche il "danno di occupazione" che decorre dal pagamento della cifra stabilita dalla sentenza di appello. Corollario non secondario, l'accordo prevede anche che il Comune rinunci al ricorso presentato in Cassazione.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
