Il Tirreno

Versilia

Altra bordata sui bagni «Non si può uscire dalla direttiva Bolkestein»

<b>NO ALLE ASTE. </b>Una protesta dei balneari
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NO ALLE ASTE. Una protesta dei balneari

La Corte costituzionale boccia la legge della Campania che puntava sulla specificità per evitare le aste

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 VIAREGGIO. Niente "specificità" per uscire dalla Bolkestein. La Corte costituzionale boccia la legge regionale della Campania che puntava a escludere le concessioni demaniali dall'applicazione della direttiva europea, usando la dicitura che i bagni sono «imprese di particolare rilievo per il sistema turistico ricettivo campano». E facendoli rientrare nel campo delle attività sanitarie.  Argomentazioni che, però, sono state contestate dalla presidenza del Consiglio, che ha fatto ricorso. E la Consulta ha dato ragione a Palazzo Chigi.  Nuova indicazione della Consulta. Si tratta dell'ennesimo segnale fornito dalla Corte costituzionale, che già aveva bocciato il rinnovo ventennale delle concessioni deciso dalla Regione Marche: bisogna rispettare la volontà dell'Unione europea e mettere all'asta le concessioni. Ma la sentenza, stavolta, ha un peso superiore.  Perché era proprio puntando sulla specificità, cioè sul carattere unico dell'impresa balneare italiana nel contesto turistico europeo, che i titolari delle concessioni speravano di ergere un muro a difesa delle spiagge. Evitando la tagliola delle aste nel 2016. Poi c'è un altro aspetto: se con i politici il Governo promette di difendere in sede europea la qualità del turismo balneare, con i tecnici si oppone a questa stessa differenziazione. Un rebus di facile soluzione: le chiacchiere stanno a zero.  La legge contestata. La presidenza del Consiglio aveva impugnato gli articoli 1 e 2 della legge regionale della Campania 11 del 25 ottobre 2010. Dove si offrivano ampie garanzie - forse troppe - ai bagni. In particolare, si consentiva la permanenza di installazioni e strutture - comprese, quindi, le strutture rimovibili - per l'intero anno solare. Inoltre si dava una sorta di deroga alle norme di tutela del paesaggio per chi voleva realizzare una piscina. Un'indicazione, quest'ultima, che avrebbe dato il la a chissà quali abusi.  Ma l'aspetto più importante è quello che, nelle intenzioni della Regione Campania, avrebbe dovuto escludere le concessioni demaniali dalla messa all'asta. E cioè definire gli stabilimenti balneari ed elioterapici «imprese di rilevanza turistica», e stabilire che «la concessione demaniale degli stabilimenti balneari ed elioterapici ha una disciplina diversificata rispetto a quella generale in uso dei beni demaniali, in quanto trattasi di imprese di particolare rilievo per il sistema turistico-ricettivo della Campania». Ma come veniva giustificata, a livello giuridico, questa diversità? Introducendo la questione delle concessioni demaniali idriche, e associandole alle attività sanitarie, «sottratte alla disciplina comunitaria sui servizi (la Bolkestein, ndr)».  Fuori dai denti: qui si parla di gestione delle risorse idriche, per cui i titolari devono rispondere ad esigenze sanitarie che non possono essere incluse nell'applicazione della direttiva europea ormai stranota. Il tecnicismo, però, è stato bocciato senza appello dalla Corte.

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