Attenzione
La fine dell'era Monciatti
Donatella Francesconi
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Tre immagini che raccontano Roberto Monciatti e le sue molteplici attività Il presidente della Misericordia lascia associazione e tv
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VIAREGGIO. Deluso, amareggiato, stanco: Roberto Monciatti, presidente della Misericordia, patron di ReteVersilia, nonché presidente provinciale dell'Aci lascia, si fa da parte, si ritira a vita quasi privata. L'annuncio choc, ieri sera, dato nella consueta rubrica televisiva "Tra le righe". Senza averlo comunicato a nessuno, e gli spettatori sono stati «i primi a saperlo». A 63 anni Monciatti getta la spugna e parla di «cominciare a smontare l'era Monciatti». Si parte da una «delusione profonda che arriva da cosa mai credute». Sul fronte di alcuni rapporti pubblico-privati, sostenuti contro tutti e contro tutto, fino a che non si è arrivati «all'offesa, alla rottura di tutte le suppellettili». Ma anche su quello di «certe cordate che ti hanno portato a lanciarti più in là di quanto non fossero le possibilità». Catapultando l'uomo della tv locale in uno scenario nel quale, poi, «chi ha condiviso con te le cose dice che non è più carico, non ha più la spinta. E a questo punto viene meno la fiducia, la carica...». Cosa è accaduto, nei particolari, lo spiega un Monciatti fiume in piena al telefono. C'era l'ipotesi - spiega Monciatti - «di una cordata tra emittenti cattoliche» che avrebbero potuto mettersi insieme, a livello nazionale, per affrontare la sfida dell'imminente passaggio al digitale terrestre. «Abbiamo lavorato per consorziarci - continua Monciatti - ma quando siamo arrivati al dunque non è più stato possibile...». È l'inizio di una nuova era, dichiara il presidente della Misericordia: «Oggi come oggi amministrare la Fiat o la Misericordia è la stessa cosa. Una volta, invece, sotto l'"ombrello" del volontariato c'era una certa semplificazione». Nella dichiariazione via etere Monciatti lo ribadisce: «Mi sono trovato a dover far fronte a centomila aspetti tecnici, legislativi, economici». Anche in riferimento alla recente acquisizione delle frequenze di Canale39, quelle necessarie proprio per il digitale terrestre. «Ora sono stanco - continua il patron di ReteVersilia - ed in questi 25 anni ho tralasciato i miei familiari, i miei affari» che oggi lo reclamano. «Ho iniziato a lasciare alcune cose per le quali non voglio he si creino problemi di carattere tecnico/giuridico», sono queste ancora le parole utilizzate nel messaggio televisivo di giovedì sera. «Troveremo chi mi sostituirà», continua la dichiarazione citadno i servizi funerari della storica associazione di volontariato. Stesso discorso per quanto riguarda ReteVersilia, dove ancora non sono arrivati gli stipendi previsti per il 10 del mese: «Anche qui inizierò a prendere le distanze non appena ci sarà il passaggio al digitale terrestre e comincerò a inserire persone nuove. Faccio questo non per essere compianto. Anzi: sorrisi, sorrisi. Nel giro di qualche mese, quando a livello economico le cose si saranno ristabilite e magari a livello di digitale si saranno ottenuti dei risultati, le cose andranno avanti senza il sottoscritto». Monciatti non esclude di continuare a «collaborare» sia con la tv da lui creata, sia con la Misericordia «riscoprendo il senso del volontariato vero». Ma per l'oggi, continua, «ho bisogno di un po' di riposo, di dedicarmi ad altre cose che ho tralasciato negli ultimi 20-25 anni. Ho bisogno di pensare un po' a me dopo oltre 25 anni di presidenza della Misericordia...Ho bisogno di riposarmi ed ho tratto un po' le conclusioni di tante cose». Prima di farsi da parte, Monciatti affila le unghie e dà una zampata al presidente del consiglio Silvio Berlusconi: «È atteso a giorni il bando del ministero per candidarsi ad operatori di rete nell'era del digitale terrestre. Bene, è stata fatta una legge incostituzionale per cui non si può ricorrere al Tar sulla questione. Naturalmente non sarà così perché voglio proprio vedere...Ma gli ostacoli sono davvero tanti...». Senza contare che nella corsa al digitale terrestre «si sono sistemati prima di tutto i big della tv nazionale, a scapito di tutta l'emittenza locale». Così, al prossimo Carnevale, niente "bomboloni belli caldi...": «In realtà il mio sottrarmi agli impegni non è una cosa che si fa domani. Certo, lascio la presidenza della Misericordia ma i tempi sono da definire. Tutto è appena cominciato...». Teso, con le parole che escono a fatica, Monciatti ha voluto rendere pubblico il suo addio rivolgendosi ai telespettatori della sua tv: «Mi sono sempre innamorato delle cose che ho fatto. Quando le cose sono riuscite, allora è stato un amore fecondo. Quando non sono riuscite è stato un amore di delusione. E quando l'amore diventa delusione non è più gioia, non è più partecipazione, non è più amore. Ed impone anche di fare un po' il punto della situazione». L'invito, finale, è quello di «continuare a credere in quella che è la più antica associazione del volontariato, la nostra Misericordia di via Cavallotti. Voi telespettatori siate sempre attenti, attaccati al piccolo schermo come si diceva una volta e senz'altro i nostri giovani sapranno darvi ancora di più di quello che magari fino ad oggi hanno voluto dare e magari io li ho frenati e gli ho creato anche questo danno di evoluzione. Quindi, tranquillità, serenità. Lo voglio dire anche ai miei più stretti collaboratori: non è niente». Non è niente. Ma le ultime parole fanno pensare: «Mi auguro che questo serva a rilanciare in modo particolare questa televisione a cui tengo moltissimo. Insieme a Sauro Ricci l'abbiamo inventata e poi mi sono trovato un po' così a portarla avanti da solo. Ma non sarebbe stato un peso enorme se non avessi avuto altri pesi...». Ora «l'età avanza» e c'è bisogno di «un ricambio per avere linfa nuova, vitale, più di spessore».
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