Il Tirreno

Versilia

La missione di Silvia D’Alessandro e della Fondazione Larini

Una fattoria nel Rwanda con il sostegno dei camaioresi

Silvia D’Alessandro con un bimbo africano
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Silvia D’Alessandro con un bimbo africano

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 CAMAIORE. «Non potrò mai dimeticare quella donna malata di Aids, vedova e con due bambini a carico, che mi raccontava di essere stata stuprata, e di aspettare un terzo figlio. Questo è il Rwanda». Parla con gli occhi lucidi, carichi di ricordi, Silvia D'Alessandro. I suoi 25 anni sono troppo pochi per sopportare tanto dolore. Eppure lei è convinta. E dopo i primi 3 mesi passati in Africa, fa ancora più sul serio: è pronta ad affontare un viaggio che la terrà lontana dalla sua Camaiore per un anno. A muoverla è la passione, e la voglia di aiutare gli altri. Partirà, come nella prima circostanza, grazie all'associazione onlus Cristian Larini. «Nei primi tre mesi mi sono occupata della riorganizzazione dell'ospedale che l'associazione gestisce in Rwanda e assiste centinaia di famiglie affette da Aids».  Il suo obiettivo però ora va ben oltre. «Avrò un anno a mia disposizione per avviare e rendere autonoma una fattoria. Per ottenere un duplice obiettivo: da una parte assicurare lavoro alla gente del posto. Dall'altra per portare nella zona galline e pecore, in modo da risolvere anche il problema dell'alimentazione».  La sua permanenza in Africa durerà un anno intero (si concederà solo una piccola pausa a gennaio, quando è previsto rientri per qualche giorno in Italia). Partirà il prossimo 11 agosto, accompagnata (ma solo per una settimana) da Claudio Larini, padre di Cristian da cui l'associazione prende il nome. «Cerchiamo di aiutare chi è in difficoltà - spiega - ma soprattutto di dare loro gli strumenti e le competenze per sostenersi autonomamente».

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