Il Tirreno

Versilia

«Maternità a rischio chiusura»

Donatella Francesconi
<b>LA PROTESTA.</b> Una delle manifestazioni delle ultime settimane all&#146;ospedale; in alto, Sassoli, direttore della Asl
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LA PROTESTA. Una delle manifestazioni delle ultime settimane all’ospedale; in alto, Sassoli, direttore della Asl

L'allarme della Cgil: meno di 800 parti l'anno. La Asl: dati molto superiori

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 VIAREGGIO. Maternità «a rischio chiusura», dato che «il numero dei parti è sceso sotto gli 800 l'anno». Nuovo allarme per il futuro dell'ospedale Versilia, a lanciarlo sono i delegati Cgil della Azienda sanitaria. Che parlano di «situazione di ridimensionamento generale dell'ospedale».  Il direttore generale dell'Asl Versilia non ci sta e nega il dato apocalittico sulle nascite: «Certo, i parti sono diminuiti anche comprensibilmente dopo la catena di fatti tragici del 2008 che coinvolsero il reparto». Eppure dal 2008 ad oggi, qualche anno è passato: «Il calo è stato frutto del passa parola tra le gestanti - continua Sassoli - ma il trend di quest'anno indica un aumento di circa 100 parti in più al mese. Per cui contiamo di superare, a fine anno, il dato del 2010». Che si attesta sui 1.200 parti.  Il comunicato della Cgil, però, incalza i vertici aziendali: «Nessuno ci può assicurare che non vengano messi in discussione anche altri servizi, per esempio l'ematologia e l'oncologia, magari quando l'attuale primario andrà in pensione, accorpandoli nelle vicine cliniche pisane. Tale situazione, attualmente, è molto più chiara ad operatori ed utenti. Ed è per questo che politici e dirigenti fanno pressione sull'opinine pubblica con rassiurazioni prive di fatti concreti. Crediamo infatti che quando ciò apparirà evidente tutti i giochi saranno fatti e non si potrà più tornare indietro. E l'ospedale Versilia verrà definitivamente accorpato ad una delle Asl limitrofe».  Uno scenario che Sassoli contesta, schiacciando la palla come in una partita di ping pong: «Il sindacato rivendica assunzioni. Che non possiamo fare». Due gli elementi che il direttore generale della Asl porta per motivare l'affermazione. Primo, «il bilancio preventivo 2011 è in deficit». Per una cifra intorno ai 10 milioni di euro «della quale dovremo discutere con la Regione che ci sta con il fiato sul collo». Secondo: «C'è una sentenza della Corte Costituzionale - spiega Sassoli - in base alla quale le Asl devono tenere le spese per il perosnale a meno 1,4% rispetto alla spesa complessiva del 2004». Che, per l'ospedale Versilia, fu alta: «La struttura era appena nata e stavamo aprendo nuovi servizi». Così, oggi, per osservare quanto disposto - è l'affermazione del direttore - «dovremmo licenziare. Invece qualche operatore socio sanitario e qualche infermiere l'abbiamo assunto per l' estate».  La sfida nella quale Sassoli si dice impegnato «è non tolgiere alcun servizio pur avendo a disposizione meno soldi. Io credo che una riorganizzazione sia sempre possibile. Adottando tutti, per esempio, la logica dei dipartimenti e superando quella di bottega».  Ma la Cgil non è convinta: «Come Rsu crediamo che l'allarme che è stato dato non sia affatto ingiustificato, come ci dicono i fatti concreti. Per cui simo costretti a porci interrogativi sull'efficacia della politica sanitaria regionale, ed in particolare sulla istituzione di enti quali l'Estav, la Società della salute, che assorbono troppe risorse per le attività dirigenziali a scapito dei servizi sanitari veri e propri». Salvare un ospedale - continua la nota - «vuol dire prima di tutto assumere il personale necessario al suo funzionamento e non egstire sempre la carenze di "risorse umane" con progetti che servono a far lavorare troppo ed in condizioni di sicurezza precarie gli operatori in servizio. Cominciare a risolvere il problema della mancanza di personale sarebbe la prima cosa per rassicurare utenti e lavoratori circa la volontà di non smantellare l'ospedale».

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