Toscana
Il festival PuccinianoTutta la magia di un luogo speciale
Fabrizio Brancoli
Lirica, musical, prosa, mostre: questa è la terra del Maestro
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Esistono luoghi che ti parlano: ti dicono benvenuto, ti dicono che quella diventerà casa tua. Alcuni, addirittura, ti dicono che in un'altra vita hai vissuto lì. E se te ne vai ti dicono di tornare, di non farne un addio.
Si rivolgono a te e solo a te, instaurano un dialogo interiore. Bei luoghi. Ma ce ne sono altri, speciali, che non si limitano a parlarti: quelli cantano. Addirittura. Torre del Lago è un luogo che canta. Quando ci arrivi d'autunno, con la nebbia o sotto una pioggia leggera, o d'estate, in una notte stellata, con la brezza che passa tra i cespugli e le palme. Canta e ti racconta storie.
La prima storia è quella di Giacomo Puccini che arriva per la prima volta a Torre del Lago. Puccini artista, cacciatore, amatore, intimista, pronto a coltivare cento passioni, si ferma in riva all'acqua e qualcosa dentro di lui cambia: trova il senso. Siccome quest'uomo non è minimalista, prende la penna e scrive con enfasi: gaudio supremo... paradiso... eden... Non risparmia sulle parole.
La seconda storia è quella di Giacomo Puccini a Parigi, felice eppure nostalgico, come solo lui sapeva essere. Scrive dalla “città dei desideri”: Mi par di toccare il cielo con un dito! - dall'alto della Torre Eiffel. La quale, cospetto!!, ha un solo mancamento... quello di non essere a Torre del Lago. Puccini che incontra Leoncavallo in Galleria Nazionale a Milano, “scopre” dal musicista napoletano che sta lavorando alla Bohème e si mette anche lui in moto per scrivere di Parigi, di giovani cuori e d'amore perduto e ritrovato. Poi, in riva alla Senna, si innamora della città («ci si vive splendidamente... ho una voglia matta di trasferirmici») ma neppure in quell'entusiasmo dimentica Torre del Lago, il suo posto dell'anima.
Ecco cos'era questo lago per lui. Un riferimento talmente nobile e profondo, che lo si deve rimpiangere persino quando si è felici. Ottantuno anni di rappresentazioni raccontano questa storia d'amore che è nei fatti e nei cuori. Le opere d'estate al Pucciniano hanno un'atmosfera che le rende diverse da ogni altra coordinata geografica del mondo. Hanno una magia: si raccontano vicende d'Oriente, di selvaggio West o di vecchia Europa, ma si sente anche aria di casa.
Proprio così. Comincia il festival. E ci sono molte ragioni per partecipare a questa avventura da spettatori, da nuovi cittadini del lago magico.
Perché non ci sono dvd, mp3 o registrazioni da Youtube che siano in grado di regalarvi l'emozione di un'opera lirica di notte sul lago. Il teatro costruito nel 2008 può piacere molto oppure convincere poco, dal punto di vista architettonico, a guardarlo.
Ma, una volta seduti in tribuna, lo spettacolo è comunque unico; prima ancora che risuoni la prima nota. Quando c'è la luna piena, sembra un enorme faro di scenografia. Quando non c'è, il buio avvolge il palco e le luci si specchiano all'improvviso nelle acque ferme che stregarono il Maestro. E anche se l'umidità del lago aggredisce le corde vocali, qui gli artisti fanno carte false per essere in calendario.
Un festival deve proporre i “classici” ma anche le novità da ricordare, qualcosa di speciale che segni l'annata. E il Pucciniano del 2011 potrà essere ricordato come quello di una versione in prosa della Butterfly; qualcosa di molto simile alla versione allestita a Londra di centoundici anni fa, ammirata da Puccini nel vecchio Duca di York, teatro del West End londinese.
Anche a Torre del Lago è il presente, come si ama dire oggi, è multitasking, multidisciplinare. Un mondo di traiettorie meno scontate, più curve che rette, percorsi trasversali e circolari. Quindi il festival si confronta con il mondo e apre al balletto, al musical, ai concerti pop, alle mostre, persino alla prosa. Nessuna arte è stonata qui. Nessuna musa ignora questo belvedere, ogni talento ha diritto di cittadinanza: il rock, le coreografie, le evoluzioni di superstar come Roberto Bolle. Cinque date di Notre Dame de Paris, per esempio, sono lì a testimoniare che Parigi è bellissima. E anche lei può passare da Torre del Lago.
Si rivolgono a te e solo a te, instaurano un dialogo interiore. Bei luoghi. Ma ce ne sono altri, speciali, che non si limitano a parlarti: quelli cantano. Addirittura. Torre del Lago è un luogo che canta. Quando ci arrivi d'autunno, con la nebbia o sotto una pioggia leggera, o d'estate, in una notte stellata, con la brezza che passa tra i cespugli e le palme. Canta e ti racconta storie.
La prima storia è quella di Giacomo Puccini che arriva per la prima volta a Torre del Lago. Puccini artista, cacciatore, amatore, intimista, pronto a coltivare cento passioni, si ferma in riva all'acqua e qualcosa dentro di lui cambia: trova il senso. Siccome quest'uomo non è minimalista, prende la penna e scrive con enfasi: gaudio supremo... paradiso... eden... Non risparmia sulle parole.
La seconda storia è quella di Giacomo Puccini a Parigi, felice eppure nostalgico, come solo lui sapeva essere. Scrive dalla “città dei desideri”: Mi par di toccare il cielo con un dito! - dall'alto della Torre Eiffel. La quale, cospetto!!, ha un solo mancamento... quello di non essere a Torre del Lago. Puccini che incontra Leoncavallo in Galleria Nazionale a Milano, “scopre” dal musicista napoletano che sta lavorando alla Bohème e si mette anche lui in moto per scrivere di Parigi, di giovani cuori e d'amore perduto e ritrovato. Poi, in riva alla Senna, si innamora della città («ci si vive splendidamente... ho una voglia matta di trasferirmici») ma neppure in quell'entusiasmo dimentica Torre del Lago, il suo posto dell'anima.
Ecco cos'era questo lago per lui. Un riferimento talmente nobile e profondo, che lo si deve rimpiangere persino quando si è felici. Ottantuno anni di rappresentazioni raccontano questa storia d'amore che è nei fatti e nei cuori. Le opere d'estate al Pucciniano hanno un'atmosfera che le rende diverse da ogni altra coordinata geografica del mondo. Hanno una magia: si raccontano vicende d'Oriente, di selvaggio West o di vecchia Europa, ma si sente anche aria di casa.
Proprio così. Comincia il festival. E ci sono molte ragioni per partecipare a questa avventura da spettatori, da nuovi cittadini del lago magico.
Perché non ci sono dvd, mp3 o registrazioni da Youtube che siano in grado di regalarvi l'emozione di un'opera lirica di notte sul lago. Il teatro costruito nel 2008 può piacere molto oppure convincere poco, dal punto di vista architettonico, a guardarlo.
Ma, una volta seduti in tribuna, lo spettacolo è comunque unico; prima ancora che risuoni la prima nota. Quando c'è la luna piena, sembra un enorme faro di scenografia. Quando non c'è, il buio avvolge il palco e le luci si specchiano all'improvviso nelle acque ferme che stregarono il Maestro. E anche se l'umidità del lago aggredisce le corde vocali, qui gli artisti fanno carte false per essere in calendario.
Un festival deve proporre i “classici” ma anche le novità da ricordare, qualcosa di speciale che segni l'annata. E il Pucciniano del 2011 potrà essere ricordato come quello di una versione in prosa della Butterfly; qualcosa di molto simile alla versione allestita a Londra di centoundici anni fa, ammirata da Puccini nel vecchio Duca di York, teatro del West End londinese.
Anche a Torre del Lago è il presente, come si ama dire oggi, è multitasking, multidisciplinare. Un mondo di traiettorie meno scontate, più curve che rette, percorsi trasversali e circolari. Quindi il festival si confronta con il mondo e apre al balletto, al musical, ai concerti pop, alle mostre, persino alla prosa. Nessuna arte è stonata qui. Nessuna musa ignora questo belvedere, ogni talento ha diritto di cittadinanza: il rock, le coreografie, le evoluzioni di superstar come Roberto Bolle. Cinque date di Notre Dame de Paris, per esempio, sono lì a testimoniare che Parigi è bellissima. E anche lei può passare da Torre del Lago.
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